Archivio per la categoria ‘Digital Preservation’

Apertura e gestione dei dati: iniziative a confronto

10 gennaio 2008

Il problema della portabilità e dell’apertura e condivisione dei dati si fa sempre più pressante: un’azienda all’avanguardia nella gestione di sistemi (aperti) per il KM come Talis ha lavorato per Open Access Data, lodevole iniziativa che mira appunto al riutilizzo dei dati disponibili in Rete (sul blog di Science Commons il post dedicato), e lavora anche per Data Portability, altra organizzazione che si propone di fare per i dati all’incirca ciò che Google sta facendo per i widget con Open Social, ma con più libertà e consapevolezza da parte di tutti (fantastico il motto: Sharing is Caring).

D’altronde la scommessa sull’utilizzo dei dati personali e sulla loro aggregazione è quella che forse in futuro determinerà le sorti di molte aziende e venture capital: riusciremo a gestire canali integrati per tutte le informazioni che ci riguardano – dalle news alle foto, dalle mail alle conversazioni IM – come in un super-feed?

L’importanza che i dati siano portabili e condivisibili viene messa in luce da iniziative come APML, laddove il flusso di interessi (e dunque il clikstreams (o è il lifestreams?)) viene gestito proprio come si fa con i flussi di news RSS. Il problema è stato posto anche recentemente sulla lista OA-Italia da Paola Gargiulo con un commento positivamente critico in relazione alla pubblicazione del draft sul futuro del controllo bibliografico della Library of Congress. Ecco il testo quasi integrale della sua mail:

Come molti di voi già sanno, perché se ne è parlato su più liste di discussione, il gruppo di lavoro della Library of Congress sul futuro del controllo bibliografico ha elaborato uno studio (è ancora nella fase di bozza) che è stato reso pubblico alcune settimane fa affinché la comunità professionale lo commentasse. [...]

Lo studio parte da alcune premesse, a mio avviso condivisibili, tra cui l’affermazione che il controllo bibliografico debba essere collaborativo, decentralizzato, internazionale e basato sul web, che la sua realizzazione preveda la collaborazione attiva degli utenti ma anche del settore privato.

Lo studio riconosce l’importanza del’interoperabilità, ma non affronta la tematica dell’open licensing e dell’accesso aperto. L’Open Knowledge Foundation si è fatta portavoce di questa esigenza chiedendo al Gruppo di lavoro della Library of Congress di includere una raccomandazione sull’accessibilità dei dati bibliografici per il loro riuso e ridistribuzione. Chi intende sostenere l’accesso aperto dei dati bibliografici, può sottoscrivere la risposta elaborata dall’Open Knowledge Foundation.

E’ fondamentale che cominciamo a responsabilizzarci rispetto all’uso che in internet si fa dei dati - di quelli che ci riguardano da vicino, cercando di gestirli in proprio piuttosto che affidarli solo alle multinazionali – e di quelli scientifici e bibliografici, che sono – o dovrebbero essere – ugualmente patrimonio comune.

54 Convegno AIB: un resoconto di Serena Sangiorgi

18 novembre 2007

Come accennato nel precedente post, alcuni giorni fa si è svolto a Firenze il cinquantaquattresimo Convegno AIB Le politiche delle biblioteche in Italia – Il sistema bibliotecario nazionale. Per motivi di lavoro non ho potuto partecipare, ma Serena Sangiorgi non solo c’è stata, ma ha pensato bene di redigere un resoconto dell’evento, in aiuto di tutti coloro che, non avendo potuto assistere dal vivo, desiderano sapere cosa è successo e cosa tanti bibliotecari tutti insieme hanno potuto architettare ;) Grazie infinite a Serena per la generosità [mi sono permessa di fare un po' di chunking e di grassettare qua e là, sperando di non aver stravolto il senso del testo]:

E’ stato un convegno partecipato: dopo un paio di anni di scarsa affluenza, stavolta i bibliotecari presenti erano molti: in alcune sessioni non c’erano abbastanza posti a sedere per tutti. E’ stato un convegno importante per l’associazione: le modifiche allo statuto, che hanno generato ore di polemiche prima di essere approvate, danno poteri più ampi alle sezioni regionali e al collegio dei probiviri, ma soprattutto l’associazione, a causa delle recenti leggi sui profili professionali non ancora riconosciuti, è riservata alle persone fisiche, che sono le sole ad avere pieni diritti.

Le biblioteche, gli enti, le aziende sinora socio-ente sono sostituite al profilo “amici”, ad esempio senza diritto di voto in assemblea. Le quattro sessioni (Quali servizi per quali cittadini, sulle biblioteche pubbliche; I servizi bibliotecari per la didattica e la ricerca, sulle accademiche; La biblioteca scolastica e la “next generation” sulle scolastiche; Riorganizzare i servizi nazionali, a spettro più generale) erano organizzate in relazioni/interventi al mattino con dibattito aperto al pubblico, e poi in conclusioni al pomeriggio con ulteriore dibattito eventuale.

Nelle due che ho seguito (con difficoltà, ovviamente), quella sui servizi nazionali e quella sui servizi al cittadino, sono emerse alcune frasi-slogan che riassumono molto del dibattito:

  • “i servizi nazionali apparenti” di P. Traniello
  • “il NON “servizio-nazionale italiano” di A. Petrucciani
  • “le 15 mila biblioteche sono più dei comandi dei carabinieri” di L. Scala (questa intesa in senso positivo…)

La sessione plenaria conclusiva del congresso Verso un sistema bibliotecario italiano con presentazione del documento finale (che sarà a breve sul sito sito AIB), aveva rappresentanti anche del ministero, dei Comuni (ANCI) e delle province (UPI). Qui Leombroni, vice presidente AIB e responsabile del polo RAV, ha fatto una interessante riflessione sull’alternanza di 4 termini nella politica bibliotecaria, Servizio/Sistema e Nazionale/Italiano: in sostanza all’inizio si è pensato ad un Servizio Nazionale puntando più sull’aspetto pratico, ora che l’ossatura base di Indice è consolidata si rende necessario un Sistema Italiano integrato perché i servizi possano essere veramente armonizzati.

Scala ha fatto presente come le altre nazioni non spendano più di noi nel campo biblioteche, ma spendano certamente meglio; Santoro dell’ANCI ha invece ricordato come gli editori e la SIAE siano un serio problema economico, prima con la “tassa” sulle fotocopie ed ora con quella sul prestito. Ha dato un’informazione importante, poco nota: il ministero ha borsato ben 2 milioni di euro per quest’ultima, dopo aver abbandonato l’ipotesi di far pagare l’utente finale attraverso meccanismi vari.

A lavori ufficiali conclusi si è svolta infine la sessione Conservazione digitale, affollatissima nonostante l’ora, a testimoniare quanto l’argomento interessi tutti i bibliotecari italiani. Sono stati presentati progetti e attività di Fondazione Rinascimento Digitale, Cilea, Caspur e BNCF, per chiarire “a che punto siamo e cosa stiamo già facendo”.

Invece Mariella Guercio docente di archivistica all’Università di Urbino ha presentato un progetto interministeriale BNCA-MIUR per l’armonizzazione e il sostegno delle attività di conservazione digitale da parte di entrambi i ministeri, riconoscendo che entrambi si muovono in questa direzione ma che è importante siano coordinati per ottenete un risultato, appunto, NAZIONALE (da qualsiasi parte provenga). Le slides presentate si spera saranno disponibili a breve, o sul sito della fondazione www.rinascimento-digitale.it o altrove.

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Segnalerei due appunti tecnici a margine del convegno, due presentazioni di prodotti non ancora visti altrove.

  • Casalini Libri lancia l’approval plan integrato con Sebina: gli utilizzatori di questo diffusissimo software per gestione biblioteca (di fatto il primo in Italia) potranno impiegare meno tempo con la prassi di ordine, utilizzando una sola procedura. E’ il primo esempio in Italia di attenzione di questo tipo da parte di un distributore, e non stupisce che sia Casalini, già pioniere della fatturazione telematica negli anni ’90.
  • Dandelon.com appare sul mercato italiano, e ha scelto per il debutto proprio il convegno AIB, in cui si parla di (possibili) nuovi servizi per i cittadini, veicolati (e come potrebbe non essere così) attraverso Indice e il suo Opac. Questa compagnia tedesca offre un interessante “arricchimento collaborativo del catalogo”, attraverso una combinazione di hardware (scanner) e software (OCR e vari tools) per recuperare gli indici e i contributi contenuti, le miscellanee ecc. dei propri volumi posseduti. La differenza è proprio nel fatto che è la biblioteca stessa a decidere su quali volumi, o sezioni, o tipologie di materiali si vuole agire, sulla base delle sue esigenze interne: non si tratta di pacchetti preconfezionati di titoli ma di scelte sul campo, e sul campo possono essere lavorate: tra gli scaffali, a biblioteca aperta, o nei depositi per le sezioni storiche… I dati concorrono a formare una banca dati collettiva, senza “problematiche” per i singoli OPAC: non facile da riassumere, rimando al sito www.dandelon.com per fare qualche ricerca e, di fatto, vedere come i tools (thesauri, traduttori, ecc.) possono essere veramente interessanti.”

Il gioco dell’OCA

23 ottobre 2007

Tra i tentatori di biblioteche come Google e Microsoft si insinua l’OCA, l’Open Content Alliance, che è all’origine di progetti web aperti come Internet Archive e Open Library. Oltre che aderire a progetti di natura squisitamente commerciale mirati alla digitalizzazione e alla presentazione di circoscritte categorie di libri, le biblioteche possono dunque avvalersi dei servizi di OCA, operando così una sorta di scelta di campo, per quanto in teoria non incompatibile con le altre.

Qui si apre un punto importante della questione. OCA promette (o meglio, lo fa già) di mettere a disposizione dell’umanità i libri digitalizzati, ma la cosa ancora più interessante è: quali libri verranno digitalizzati. L’oggetto di OCA, in genere, sono infatti gli out-of-copyright book, cioè i libri non più soggetti al vincolo del copyright. In realtà

On Wednesday the Internet Archive announced, together with the Boston Public Library and the library of the Marine Biological Laboratory and Woods Hole Oceanographic Institution, that it would start scanning out-of-print but in-copyright works to be distributed through a digital interlibrary loan system. (fonte: New York Times)

E sarebbe ulteriormente interessante capire quanti di questi out-of-print o sono anche orphan book – cioè libri di cui non si riesce a rintracciare un’appartenenza editoriale ma che per l’età dichiarata risultano ancora sotto chiave, e anche quali saranno le modalità del prestito interbibliotecario, oltre alle modalità pratiche di gestione di volumi ancora sotto diritti.

Interessante notare anche come la questione riguardi piuttosto l’accesso che la digitalizzazione in sé: a differenza di Google, OCA chiede che le biblioteche paghino per i servizi prestati (digitalizzazione), ma poi garantisce accesso aperto ai dati. Ed è questo che molte biblioteche hanno apprezzato (certo, stante l’abbondanza di fondazioni ed enti finanziatori di cui possono usufruire i nostri colleghi d’oltreoceano ;) ) e che ha colpito NYT.

(via mailing list Web4Lib)


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