Library 2.0 due anni dopo: esperimenti, riflessioni e valutazioni

Library 2.0 è ormai tra noi da circa due anni e si può dire che tra post, articoli, interventi a convegni, mail su liste di discussione e recensioni un discreto dibattito sulla sua natura e sulle sue ripercussioni vi sia stato, a livello internazionale e anche italiano (basti considerare, come registrazione di un segno di tempi, l’occorrenza del termine e dei principi correlati all’interno dell’ultima fatica di Riccardo Ridi, La biblioteca come ipetertesto, lettura che consiglio vivamente agli aspiranti bibliotecari, ai bibliotecari professionisti e a chi lavora con l’architettura dell’informazione).

In tempi di misurazioni e valutazioni è perciò forse naturale chiedersi, come ha fatto lo stesso brand maker, Michael Casey, se e quali siano stati i ROI, i ritorni sull’investimento fatto in merito alla biblioteca 2.0 e all’adozione dei suoi criteri, metodi e strumenti. Il ROI è un concetto interessante, e soprattutto testimonia di un sano atteggiamento di monitoraggio che comincia a prendere piede anche in Italia e perfino nella pubblica amministrazione e nelle istituzioni culturali che le appartengono.

Cito al proposito l’intervento tenuto dal mio capo all’ultimo Convegno Nazionale AIB, un’indagine nazionale sulla misurazione e valutazione dei sistemi bibliotecari. Spesso si identifica L2 con l’uso di blog, social network, wiki, IM o Second Life. Come ho detto più volte, L2 è innanzitutto an attitude – in questo senso incarnando appieno il senso del web 2.0, di cui è più o meno diretta emanazione. E però. Quante biblioteche hanno aperto un blog sulla scorta dell’entusiasmo della nouvelle vague tecnologica? (a proposito: in arrivo la vigilia di Natale – sono sempre così sentimentale… :) – un resoconto sulla biblio-blogosfera italiana su LibWorld!)

Allora, adesso, dopo qualche tempo in cui ci siamo divertiti a scorrazzare su e giù per l’autostrada dell’informazione (quanto ho amato questa dicitura! E quanto mi dispiace che non sia più di moda) delle sperimentazioni, del gioco per e con l’utente, della geekness più spinta, è il caso di fermarsi, fare un bel respiro e… verificare.

Quanto ciò che abbiamo creato viene usato. E da chi e perché. E se gli scopi per i quali l’abbiamo costruito e le finalità per le quali l’abbiamo concepito siano stati davvero condivisi dai nostri  utenti. Se l’utilità, che magari non è stata la nostra preoccupazione principale all’atto di mettere su un bel mashup di Google Maps e reti bibliotecarie, possa veramente essere rintracciata e magari anche dimostrata a chi paga le tasse per sostenerci oppure se si è trattato solo di un – pur istruttivo – esperimento fine a se stesso.

E che sia io a dire tutto ciò dovrebbe risultare indicativo ;) Ma sono convinta che le verifiche siano sempre necessarie e certo da non temere, poiché servono in definitiva a testare la bontà delle applicazioni ed eventualmente a migliorarle oppure, perché no, ad abbandonare progetti perdenti e cercare di aggiustare il tiro…

Questa comunque è o dovrebbe essere, a due anni dal suo primo vagito sulla Rete, library 2.0 secondo Michael Casey:

Library 2.0 is user-centric. It is a shift in our focus from having libraries decide what is best for users to letting users decide what they want, how they want to get it, and how we can best serve them. Are we doing enough to find out what our users want? It is imperative that we do the research before we throw programs and initiatives at them. Otherwise, we’re the one deciding what our users want and need – a concept that is decidedly not Library 2.0.

Library 2.0 is constant change and evaluation. Once we’ve decided to implement a new service or program, we must continually revisit and evaluate it. Are we asking our users not only if they like it, but also how it can be improved to better serve them? Are we involving staff at all levels in the creation and evaluation process?

Library 2.0 is not just about technology. No matter how much this is said, technology continues to be a leading topic of discussion. We should all be grateful for the doors to our users opened by new technologies. However, we must remember that while technology can be a tool to better serve our users, it is not the final answer to all of our problems.

Library 2.0 is political. Politics tends to be a dirty word, but we absolutely must consider it. Politics, within both our organizations and communities, plays an unavoidable and undeniably important role in our path to better serving our users. We have to get not only our staff and administration on board – we also have to get our library boards, community leaders, and users on board as well. And the best way to do that is to talk to them – let them know that we all share a common goal of providing access to all kinds of information.

Bella base per una riflessione collettiva…

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4 Risposte to “Library 2.0 due anni dopo: esperimenti, riflessioni e valutazioni”

  1. 54 Convegno AIB: un resoconto di Serena Sangiorgi « The Geek Librarian Says:

    […] The Geek Librarian (information technology + semantic web + folksonomy + open access) * LIS « Library 2.0 due anni dopo: esperimenti, riflessioni e valutazioni […]

  2. 54 Convegno AIB: un resoconto di Serena Sangiorgi « The Geek Librarian Says:

    […] Convegno AIB: un resoconto di Serena Sangiorgi Come accennato nel precedente post, alcuni giorni fa si è svolto a Firenze il cinquantaquattresimo Convegno AIB Le politiche delle […]

  3. Barbara Fiorentini Says:

    Post interessante. Invio solo alcune considerazioni. Il tema della valutazione dei servizi è fondamentale, eppure spesso tralasciato. Forse è più attraente dedicarsi a nuovi progetti piuttosto che verificare se quelli in essere sono efficaci ed efficienti. La valutazione non dovrebbe essere una libera scelta, ma una parte indispensabile e integrante di un progetto. Purtroppo molte volte, soprattutto in Italia, non è così. E non solo nel mondo delle biblioteche.
    Concludo riportando una piccola e recente esperienza. In questo periodo la mia Biblioteca sta valutando le performance dell’esperienza in corso inerente l’acquisizione di eBooks. Un esercizio utile per chi amministra e per chi gestisce le risorse della biblioteca; un’occasione preziosa per conoscere da vicino le reali necessità dell’utente; un momento di confronto tra vecchi e nuovi strumenti per fare reference.

  4. bonaria Says:

    Ciao Barbara e grazie per il tuo commento. Sono assolutamente d’accordo con ciò che dici: si dovrebbe guardare alla valutazione come una parte integrante dei servizi e non come un accessorio posticcio e marginale… Facci sapere come andrà l’analisi dell’esperienza con gli ebook.

    A me è sembrato sintomatico che proprio i librarian 2.0 si siano posti il problema di fermarsi a comporre un quadro organico delle realizzazioni e sperimentazioni effettuate finora…

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