Library Mashups 1 – SOPAC 2.0: the trashable, mashable catalog

Per far conoscere Library mashups: exploring new ways to deliver library data, ho pensato di inaugurare una serie di post dedicati ai vari capitoli. Affinché l’impostazione non sia troppo burocratica, non procederò proprio in sequenza. Comincerò la serie con una delle puntate più avvincenti: quella  sul capitolo 12,  SOPAC 2.0: The Trashable, Mashable Catalog, scritto da John Blyberg e dedicato a SOPAC (Social OPAC), l’interfaccia web per i cataloghi di biblioteca creata da Blyberg medesimo, bravissimo programmatore e appassionato di open source e biblioteche.

SOPAC nasce nel 2005 come un progetto open source della Ann Arbor District Library (NdR adesso Blyberg lavora presso la Darien Library), quando a Blyberg viene chiesto di riprogettare l’interfaccia web del catalogo della biblioteca. L’intento del nostro è subito chiaro: disegnare un OPAC che non sia percepito come qualcosa di estrinseco ma che si fonda perfettamente con l’interfaccia web del sito della biblioteca. Dunque SOPAC viene concepito come nativamente integrato nel CMS Drupal, e sviluppato a partire proprio da moduli del Content Management System. La prima interfaccia va online nel 2007 e si presenta molto bene, ricca di funzionalità sociali tipiche della Library 2.0.

Qualcosa però non funziona ancora bene e non permette quell’integrazione seamless tra OPAC e sito web che Blyberg si era proposto. L’interfaccia è da un lato troppo dipendente dalla configurazione del sistema di automazione della AADL e dunque non facilmente esportabile, e dall’altro l’architettura nel suo insieme è troppo poco ricettiva verso i contenuti generati dagli utenti (UGC), che infatti non sono inclusi nell’indice dell’OPAC che viene interrogato all’atto di ricerca di un libro da parte degli utenti.

Così prende il via il progetto SOPAC 2.0, che nasce da un’architettura molto più robusta e concepita in modo da rendere l’interfaccia perfettamente adottabile e adattabile da chiunque. La prima rivoluzione Blyberg la compie “esternalizzando” tutti gli elementi non strettamente inerenti l’interfaccia, in due librerie che accompagnano il prodotto: Locum e Insurge. La prima è un livello di astrazione che viene posto tra l’interfaccia e ciò che sta sotto di essa, ovvero l’ILS (sistema di automazione) specifico usato dalla biblioteca, e che quindi rende veramente l’OPAC agnostico rispetto al sistema sottostante adoperato, mentre la seconda gestisce il nuovo repository di informazioni sociali: ciò che prima era riservato ai soli utenti di una biblioteca (tag, commenti, recensioni, voti), adesso viene esteso a tutte le biblioteche che adottino SOPAC e soprattutto viene utilizzato in fase di ricerca dagli utenti dell’OPAC!

Nel capitolo sono presentati alcuni esempi di come sia facile istanziare le classi delle due librerie: in effetti uno dei driver di SOPAC2 è  proprio la semplicità d’uso anche per il medio IT staff di biblioteca. Il capitolo si conclude con ulteriori esempi di come, essendo SOPAC costruito sul CMS Drupal, sia modulabile e di come i suoi contenuti possano essere integrati davvero in maniera seamless nell’interfaccia web attraverso la composizione e la giustapposizione dei vari blocchi (contenuti del blog/sito della biblioteca con, per esempio, l’elenco dei 50 libri più prestati; contenuti del sito con altri contenuti del sito; contenuti dell’OPAC con altri contenuti dell’OPAC), il tutto con massimi livelli di personalizzazione, flessibilità e… mashabilità (il layout come anche il livello delle informazioni che vengono presentate, possono essere modificati con semplicità, grazie all’architettura di classi e librerie associate a SOPAC). Ugualmente, l’architettura adottata, fa sì che i blocchi di SOPAC possano essere non solo “amalgamati” con contenuti provenienti dall’esterno, ma possano essi stessi venire esportati e pubblicati, per esempio, in un blog o in una pagina web (classico l’esempio del box di ricerca).

Blyberg conclude augurandosi che il numero delle biblioteche che adottano SOPAC 2.0 cresca sempre di più, poiché il reale utilizzo da parte di un numero sempre più ampio di utenti finali è l’unica garanzia perché il progetto continui ad essere sviluppato e il repository di contenuti sociali aggregati ai record bibliografici si arricchisca e divenga sempre più funzionale e utile. Le ultime righe sono quindi un invito alla comunità dei bibliotecari e degli sviluppatori perché aiutino SOPAC a cresce e prosperare, e noi speriamo vivamente che studenti e colleghi interessati all’argomento raccolgano l’invito!

Potete leggere tutti i contenuti relativi al libro attraverso il tag library mashups.

Tag: , , ,

10 Risposte to “Library Mashups 1 – SOPAC 2.0: the trashable, mashable catalog”

  1. Susanna Says:

    Bene! questo Library Mashups comincia ad essermi un po’ più chiaro. Ma forse qualche grafico aiuterebbe a capire ancora meglio.

  2. bonaria Says:

    Ciao Susanna, grazie del suggerimento! Nel libro ci sono parecchie immagini, nonché segmenti di codice, dunque confido che siano più chiari delle mie spiegazioni. Senz’altro in futuro, se l’autore del capitolo ha pubblicato il testo ad accesso aperto, cercherò di fare incetta :-)

  3. elisinob Says:

    Ciao bonaria! Ti ho scoperta qualche settimana fa per caso, ma sono tornata già diverse volte a leggerti e ri-leggerti con interesse. Gli argomenti, sebbene anche io sia una bibliotecaria, non li trovo sempre semplici. Ma sono sicura che tra un po’, familiarizzato coi paroloni, potrò citare le tue informazioni qui e là con le mie colleghe, facendo farò figurina! Una buona giornata, ciao!

  4. chico Says:

    Interessante questo post solo una considerazione, non so quanto azzeccata: ma se sopac slega i dati dal “supporto”, allora può essere una buona strada per l’iteroperabilità: utilizzando solo i livelli più bassi del prodotto e costruendo interfacce ad hoc si può pensare di otteneredei traduttori da un formato in un altro… scusa l’incasinamento della frase

  5. Enrico Francese Says:

    Bellissimo post, ottimo a condensare i contenuti del libro (nella mia wishlist) e a invitarvi alla lettura. Ottima anche l’idea di procedere capitolo per capitolo non in sequenza: vedo che le sceneggiature di Tarantino insegnano ;-)

    Mi permetto di rispondere a Chico: credo che l’idea di base – non solo di SOPAC ma dell’intero discorso sui mashup sia proprio l’interoperabilità: slegare il *contenuto* dalla sua *presentazione*, e quindi poter fruire dei dati in modi ogni volta diversi, appropriati al contesto, senza dover ogni volta sottostare alla natura dello strumento specifico (in questo caso, l’opac nativo dell’ILS utilizzato)

  6. bonaria Says:

    Ciao Chico, e grazie del commento. Sì, la tua interpretazione è corretta. Tieni conto però che agire al livello “più basso” è possibile anche se si adottano altre interfacce. Cioè normalmente l’OPAC, quindi l’interfaccia web di interrogazione di un catalogo di biblioteca, è slegato dai dati che interroga. Poi, a seconda dei sw e del loro tasso di chiusura (hai presente la sindrome da locked-in? ;-), potrà essere più o meno facile usare i dati con altre interfacce o al contrario usarli con quella data in dotazione ma senza per questo diventarne schiavi…

  7. bonaria Says:

    Ciao Elisinob! Mi dispiace se non sempre riesco ad essere chiara: sai, la fretta, l’illegittimo sospetto che tutti conoscano tutto, il timore di essere banale o didascalica etc. Cmq chiedi pure: siamo qui per questo :-) Grazie e raccontami se poi sei riuscita a fare la figurina!

  8. Enrico Francese Says:

    Complimenti per il post, riassume esemplarmente i concetti indispensabili per introdurre al libro – e stimolarne la lettura (è già nella mia wish list!).
    Apprezzo molto l’idea di non procedere linearmente capitolo per capitolo: mi piace questo modo “divagante”: vedo che le sceneggiature di Tarantino insegnano ;-)

    In un precedente tentativo di commento rispondevo a Chico, ma vedo che poi tu hai detto le stesse cose che intendevo io, e cioè che il principio di slegare i dati dalla loro presentazione è proprio il concetto di base dell’interoperabilità, quindi l’osservazione è azzeccata.

    Mi permetto infine di tranquillizzare chi – come Elisinob – trova difficile il post: si tratta in effetti di argomenti che possono apparire un po’ intricati a chi si accosta per la prima volta, ma Bonaria è stata molto chiara, quindi non temete: pazienza, sbatterci la testa con un po’ di letture, e vedrete che anche tutto questo italianinglese verrà dipanato come per magia ;-)

    Ciao a tutti

  9. bonaria Says:

    @Enrico: grazie della pazienza e perdonami innanzitutto per il disguido dei commenti – ora dovrebbero esserci tutti (in caso contrario, avvisami, pls). Ho lasciato anche il tuo primo su Chico in modo da poter dare conto del tuo pensiero.

    Grazie davvero delle belle parole: mi fa piacere che i contenuti del post – anche se non sempre chiaramente espressi – possano invitare alla lettura del libro. Sono convinta assertrice della strutturazione dei contenuti attraverso modalità standard e ormai un’integralista dell’interoperabilità.

    E’ solo grazie a questa modalità, infatti, che per esempio nel nostro repository, BOA, riusciamo:
    – ad acquisire i dati anagrafici dai db di Ateneo (Uff. Personale), i dati su dottorandi e corsi di dottorato dal db degli studenti, i dati finanziari dal db di Ateneo dedicato;
    – a strutturare la relazione annuale di dipartimento attingendo ai vari moduli dell’applicativo generale attraverso cui gestiamo la ricerca;
    – a ricavare statistiche con lo stesso principio;
    – a far autenticare e profilare i nostri utenti su LDAP di Ateneo (stesse credenziali del webmail);
    – e così via.

    Insomma, il mashup, per funzionare davvero e per essere veramente utile, deve per forza poggiare su dati aperti e significativi, cioè unici o almeno interpretabili univocamente, ed esportabili o importabili secondo la necessità. Grazie ancora di tutto e carissimi saluti!

  10. Susanna Giaccai Says:

    Effettivamente mettere insieme i dati della lista fatta nel post precedente da Bonaria rappresenta una bomba per raggiungere la vera trasparenza che tutti dichiarano ma pochissimi praticano concretamente.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: