Un corso AIB per imparare a fare Library 2.0

Come forse alcuni lettori sanno, a breve terrò un corso sulla library 2.0 per AIB Lombardia. Dal momento che sulla pagina online del del corso non è possibile dettagliare il programma più di tanto, e dal momento che alcuni di voi mi chiedono notizie più specifiche, proverò a dare qualche informazione aggiuntiva – che spero utile e che mi rendo disponibile a sviluppare ulteriormente se ve ne fosse la necessità :-)

Il corso – che è indirizzato a bibliotecari di ogni ordine e grado, cioè universitari, pubblici, scolastici etc. – inizia con una panoramica sul mondo dell’informazione, sui trend principali della produzione e della fruizione dell’informazione/conoscenza online e sui principi del Web 2.0; si passa poi a individuare i capisaldi della library 2.0 così come si è venuta configurando negli ultimi tre anni e infine ci si immerge in una lunga carrellata che porta ad esplorare tutti i tool più significativi dell’evoluzione tecnologica in corso e che mira a mostrare in concreto quali benefici possa portare l’adozione di strumenti innovativi.

Vengono affrontate tematiche come gli UCG (User Generated Content) e la loro utilità/efficacia/criticità, il ruolo dei servizi di produzione dei contenuti multimediali e delle piattaforme di condivisione e socializzazione – e il tutto inquadrato nell’ambito delle sperimentazioni che le biblioteche in Italia e nel mondo hanno attuato. Per inciso, sia per quanto riguarda la parte più teorica che quella esemplificativa, non mancheranno spunti critici che chi segue il corso potrà poi sviluppare in autonomia.

Come tipologia di strumenti 2.0 si cerca di dare una “vista” quanto più completa possibile: per esempio sui feed RSS si spiega brevemente cosa sono e sono mostrate alcune possibilità di utilizzo per le biblioteche e/o per i bibliotecari tra quelle più fantasiose, interessanti, sostenibili etc. Si ripete ciò per tutti i tool (blog, wiki, social network, instant massaging, foto/videosharing, realtà virtuali, OPAC next-gen etc.). Infine si conclude la parte teorica con una breve analisi delle motivazioni che dovrebbero portare all’adozione degli strumenti 2.0 in biblioteca e ad una riflessione sugli obiettivi, i target, le modalità di valutazione, i costi-benefici e così via. Questa parte dura circa 4 ore.

Nel pomeriggio del primo giorno si avvia poi la parte pratica, che consiste nella presentazione di uno strumento o di una piattaforma, e nell’esercitazione conseguente da parte dei partecipanti. Al termine di ogni esercitazione c’è anche un breve momento di confronto pubblico su quello che si è appena realizzato. Questo avviene per tutti i tool su cui si decide di lavorare. Nel caso del prossimo corso AIB saranno: blog, feed, wiki, motori di ricerca personalizzati, social tagging. Naturalmente scopo del corso è fornire contenuti supplementari rispetto a quelli che un bibliotecario medio può/vuole attingere autonomamente – e così per quanto riguarda l’expertise. Dunque per ogni strumento, vengono da un lato fornite indicazioni su come usare lo strumento a livello basico, e dall’altro illustrate particolari modalità di utilizzo e feature meno conosciute, e suggeriti i programmi “di complemento” che consentono di sfruttare meglio le varie funzionalità. Naturalmente il profilo di questi “giochi” dipende dal livello medio dei partecipanti. Se nessuno per esempio ha mai aperto un blog, allora si comincia dai fondamentali; se la maggior parte lo ha già fatto, si va oltre, cercando di fare qualcosa di più particolare. In ogni caso, se c’è un pubblico eterogeneo, ognuno può lavorare in base al proprio livello di competenze e imparare a fare.

Il corso si conclude infine nel pomeriggio del secondo giorno, con una carrellata di esempi di social software non trattati in precedenza ma che possono essere adoperati in una biblioteca 2.0. A seconda del tempo che resta alla fine delle due giornate, dei social software vengono mostrate applicazioni già realizzate oppure vengono elencati insieme alle loro possibilità di utilizzo. Ai partecipanti vengono dati riferimenti, guide e sitografia su un wiki creato appositamente per il corso che potranno arricchire nel tempo come knowledge base collaborativo.

Dai feedback che ho avuto in passato, mi sentirei di dire che si tratta di un corso alla fine del quale si è imparato qualcosa e si sa fare qualcosa: si hanno le competenze per utilizzare le tecnologie e anche una consapevolezza più generale in merito a come farne un uso appropriato ed efficace. Molto di ciò che i partecipanti potranno o vorranno fare dopo dipende in larga misura anche dalla realtà in cui si troveranno ad operare, ma un buon bagaglio tecnico, tanta voglia di fare e un una media dose di creatività possono fare miracoli ;-)

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7 Risposte to “Un corso AIB per imparare a fare Library 2.0”

  1. Pierfranco Says:

    Complimenti per il corso sulla Library 2.0 che organizzi per l’AIB.
    Segnalo che all’Università Ca’ Foscari di Venezia è in programma il 12 dicembre un concorso che si potrebbe definire per un “geek librarian”: cioè, se posso usare la tua definizione in maniera un po’ semplificata, per una persona con competenze bibliotecarie ma che è anche esperto di tecnologia, appassionato, aperto al nuovo e all’uso degli strumenti online.
    Persone con queste doppie competenze esistono ed esisteranno sempre dii più, ma non necessariamente leggono la Gazzetta Ufficiale dove appaiono i bandi di concorso. Per questo approfitto del tuo blog per pubblicare i riferimenti essenziali nel caso qualche lettore del blog possa essere interessato:

    Il concorso è per un posto a tempo indeterminato, cat. C, nell’area biblioteche presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.
    Il bando è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Concorsi (IV Serie speciale, anno 149, n. 88) dell’11 novembre 2008.

    Scadenza domande: 11 dicembre 2008

    Calendario prove:

    Preselezione: 12 dicembre 2008, alle ore 9.30 presso l’aula 2B del Polo Didattico di San Basilio. Una mappa interattiva per la localizzazione dell’edificio è disponibile alla pagina: http://www.unive.it/phpapps/maps2/gadget.php?id=990029

    Prima prova scritta: lunedì 15 dicembre 2008 ore 9.30

    Seconda prova scritta: martedì 16 dicembre 2008 ore 9.30

    Terza prova colloquio: venerdì 19 dicembre 2008 dalle ore 9.30.
    La comunicazione delle sedi in cui si terranno le prove scritte e quella orale sarà pubblicata nel sito web dell’Ateneo alla pagina http://www.unive.it/concorsi, il giorno 12 dicembre 2008.

    Saranno ammessi a sostenere le prove di concorso i primi 10 candidati utilmente collocati nella graduatoria di preselezione (più eventuali ex aequo nell’ultima posizione).

    Il bando e i moduli si scaricano dal sito web di Ateneo da questa pagina: http://intra.unive.it/plapps/bandi/common/showbando?id=17212

    Per la preparazione della parte teorico-specialistica del concorso, a titolo indicativo viene proposta una bibliografia disponibile anche sul sito web del Sistema delle biblioteche di Ateneo dell’Università Ca’ Foscari a questa pagina: http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=56988

  2. bonaria Says:

    Ciao Pierfranco, molte grazie per questa comunicazione. Trovo davvero significativo il fatto che finalmente anche nella nostra professione si comincino a riconoscere le specializzazioni e a ritagliare profili differenti da quello del bibliotecario standard (che, certo, di suo già racchiude decine di profili diversi ;-) ). E’ un fatto che spesso i laureati in biblioteconomia studiano piuttosto greco antico che HTML e questo in sé può anche essere un bene (sia detto da una laureata in filosofia ;-) ) però è un male nella misura in cui, una volta affacciatisi alla professione – per come si è configurata oggi – non riescono poi a districarsi nelle questioni tecnologiche e spesso ripiegano su mansioni più tradizionali con grande spreco di risorse di tutti (anche della biblioteca, che probabilmente sarà sempre in cerca di questi ibridi e farà fatica a trovarli, anche tra le nuove leve).

    Inoltre, se è vero che, ripeto, nello studio delle discipline classiche non c’è niente di male, non si può neppure lasciare solo all’eventuale (passione, motivazione e quindi) studio personale l’approfondimento di conoscenze che oggi in tutte le biblioteche sono richieste come il pane. Questo da un lato.

    Dall’altro c’è appunto la mancanza a livello professionale generale di riconoscimento, formalizzazione, codifica di queste nuove figure, che pure vengono impiegate nelle biblioteche per svolgere i lavori più innovativi, più creativi e potenzialmente in grado di portare maggiore risalto alla struttura (figure che spesso invece nelle singole biblioteche riconoscimento ce l’hanno, eccome). Ho saputo proprio di recente di un concorso per una progressione verticale in cui finalmente ai candidati sono state richieste competenze tecniche (analisi di un sito web, nello specifico).

    Insomma, è ora che nei concorsi si comincino a richiedere competenze specifiche se di professionalità specifiche si ha bisogno (tralascio qui l’annosa questione dell’inquadramento, perché probabilmente se parliamo di competenze tecnico-specialistiche, si dovrebbe già partire dalla laurea e dalla cat. D). Mi interessa molto sapere come andrà – se e quante persone dal curriculum ibrido si presenteranno e, se fosse possibile, anche in cosa consisteranno le prove. Ci terrai aggiornati? Intanto grazie ancora e buon lavoro!

  3. Pierfranco Says:

    Ciao Bonaria,
    hai colto nel segno: c’è molto bisogno di nuovi ruoli e soprattutto di specializzazione nelle biblioteche perché tutte le indagini sui comportamenti dei nuovi utenti, i cosiddetti “digital natives” dicono che sono diversi dagli utenti di generazioni anteriori: per es. nella preferenza spiccata per i servizi online, la comunicazione online, ecc. ecc. Putroppo le biblioteche italiane non sempre sono interessate a dotarsi di queste figure, proprio perché non sempre c’è la consapevolezza di quali cambiamenti ha introdotto Internet.
    Questo discorso tocca anche la questione del ruolo e della sopravvivenza della biblioteca. Putroppo, anche dai vertici delle amministrazioni esse sono spesso viste ancora nelle loro caratteristiche ormai diventate più obsolete, cioè come depositi /sale di lettura per materiali a stampa. Ecco che allora le risorse umane sono date con il contagocce perché si pensa che per tenere in piedi quella struttura bastano poche figure e non occorrono nuove professionalità. Questo capita anche nel contesto universitario, dove non sempre l’uso delle risorse elettroniche ha significato un cambiamento nei servizi e nei ruoli.
    Un’altra faccia di questa scarsa evoluzione sta nel fatto che magari si pensa che per gestire certi servizi bastano gli informatici, dimenticando che è tutt’un altro mestiere. C’è bisogno invece di un lavoro di équipe tra informatici e bibliotecari, ma per farlo bene c’è bisogno anche di persone che pur venendo da professioni così diverse sappiano parlarsi e che abbiano competenze miste: qualcuno che sappia svolgere un ruolo da interfaccia tra i bibliotecari (e ovviamente tra gli utenti) e gli informatici, qualcuno che metta assieme competenze umanistiche in senso lato, tra cui la capacità di fare studi sugli utenti e capirne le esigenze, con la capacità di immaginare le risposte che potrebbe dare la tecnologia. Questa persona lavorerà poi con gli informatici per gli aspetti più tecnici del lavoro da svolgere, ma il suo ruolo di indagatore delle esigenze degli utenti, progettatore di servizi e disegnatore di interfacce è imprescindibile.
    Chi lo deve svolgere? C’è una linea orizzontale: a un’estremità sta il bibliotecario “puro”, che da 20 anni ha imparato a usare il computer ma spesso ancora solo per catalogare e fare acquisti, all’altra estremità sta l’informatico puro. In mezzo c’è una zona grigia. Per lavorare in équipe chiunque sieda alle due estremità di questa linea dovrebbe sentirsi chiamato a muoversi lungo questo percorso verso l’altra estremità. Per ragioni di vario genere l’informatico è poco motivato a fare questo percorso, invece i bibliotecari hanno più motivazioni (non tutti, ovviamente). Ecco dunque che spesso grazie quasi solo a sforzi personali nasce la figura del bibliotecario informatico come autodidatta. Un manuale americano sul system librarian si chiama non a caso The accidental system librarian. Negli Stati Uniti nei corsi universitari di biblioteconomia si imparano sempre più cose tecniche, in Italia forse solo il raro corso di Informatica umanistica ha un indirizzo per bibliotecari “tecnologici”. Ma in Italia il mercato del lavoro nel pubblico impiego è ancora restio ad investire su queste figure. I direttori di biblioteche universitarie sentono ancora troppo l’esigenza di impiegare le poche risorse umane che hanno per soddisfare innanzitutto i loro utenti docenti acquistando i libri che questi hanno richiesto e facendoli catalogare, o acquistando pacchetti di periodici elettronici. Intanto gli utenti studenti “digital natives” rischiano di essere trascurati. Investire nell’assunzione di un giovane che abbia competenze miste e che possa riuscire a immettere nel servizio anche la “visione”, le esigenze dei digital natives è un modo per venire incontro a queste nuove esigenze. Il problema come dici tu è come trovare e selezionare questa figura. Se leggi il bando vedrai che è ibrido: oltre a una tradizionale prova scritta, è prevista anche una prova tecnica. Dovrebbe essere questa a fare la differenza e a permetterci di individuare l’aspirante “geek librarian”. Certo rimane il fatto che avremmo bisogno di curricula universitari più integrati.
    Sulla qualifica hai ragione: ma quella che propone questo concorso dovrebbe essere vista come la prima fase di un percorso di carriera.

  4. Biblioteca Diocesana MAssa Says:

    Gentile Bonaria,il corso in questione si ripeterà forse altrove in futuro? La Biblioteca Diocesana di MAssa, in mano a due bibliotecarie poco ortodosse (!!), già in my space e face book, arde di superare ogni barriera culturale e ideologica grazie anche alle meraviglie del web 2.0. adorabile amplificatore di messaggi e fonte di gratificazione dei nostri sforzi in questa terra ostile alla conoscenza! Avremmo anche alcuni consigli da chiederle e proposte da farle … saluti MArina Carbone

  5. bonaria Says:

    Ciao ragazze eterodosse! Ci diamo del tu, vero? :-) Intanto brave per il vostro entusiasmo, che mai venga a mancare! Il corso AIB Lombardia nello specifico non credo verrà fatto a breve. Dovrebbe essercene uno con AIB Sardegna ma temo che per voi sia un po’ lontanuccio ;-)
    Cmq per qualsiasi richiesta, proposta, suggerimento, scrivetemi pure! bonariabiancu AT gmail.com
    Ciao, buon lavoro e in bocca al lupo per tutto!

  6. Lorenzo De Santis Says:

    Complimenti un ottima iniziativa. Il settore bibliotecario ha bisogno di una spinta di info tecnologiche, al momento sembra un pò indietro con il resto del mercato, almeno su alcune nicchie affini. AIB Lombardia è un buon lancio, come alcuni chiedono si estenderà altrove? A presto, ciao

  7. bonaria Says:

    Ciao Lorenzo, grazie del feedback. Il settore bibliotecario ha una competenza nella gestione delle informazioni che credo pochi altri ambiti lavorativi possano vantare. Il fatto è che a volte tutta questa capacità non traspare, vuoi perché non viene adeguatamente pubblicizzata o impiegata in ambiti diversi, vuoi perché storicamente in Italia le biblioteche hanno sempre vissuto (volenti o nolenti) in una nicchia dorata.

    Ma è importante per i bibliotecari, soprattutto con l’avvento di queste nuove tecnologie, cavalcare l’onda, in quanto architetti delle informazioni nativi. Ci sono progetti di replicare il corso in altre regioni: dipende dalle sezioni dell’AIB e/o di altre associazioni o aziende interessate a proprorlo. Ciao, a presto.

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