Società commerciali e biblioteche: un binomio pericoloso?

Sic transit gloria mundi – dicevano gli antichi… Microsoft ha realizzato – dopo più di due anni dalla sua messa in produzione – di non avere un business model per i suoi Books Search e Academics Search e si appresta ad azzerare i programmi si digitalizzazione e le interfacce di ricerca da un momento all’altro. Anzi, pur essendo l’annuncio sul blog aziendale solo del 23 u.s., alcuni servizi sono stati già tagliati. Leggo incredula nelle mailing list dedicate a Sfx (software per la gestione delle riviste elettroniche) come per esempio i link nel servizio di ricerca Academics (molto utile e devo dire da me molto apprezzato) siano già stati spenti – senza neppure una mail di preavviso!

Anche se diverse e importanti biblioteche hanno negli anni passati scannerizzato il proprio patrimonio grazie al programma di Microsoft, mi viene da ripensare a ciò che un grande uomo disse in un convegno, un anno fa a Barcelona: “le biblioteche potrebbero avere milioni di dollari dalle fondazioni per creare piani di digitalizzazione in-house e invece preferiscono affidarsi all’impresa commerciale di turno”.

Forse a volte perdiamo di vista il fatto che siamo istituzioni pubbliche, che la nostra mission è far durare gli artefatti (materiali e virtuali), che il nostro profilo istituzionale ci impone di una politica di preservazione teoricamente sine die, non agganciata ai mutevoli business model delle aziende. Poi a un (altro) convegno senti che per tramandare le informazioni sulle scorie radioattive gli scienziati si servono dei papiri e capisci che forse abbiamo imboccato una strada pericolosa.

Adesso, a fare la parte del leone, rimane Google, i suoi programmi di digitalizzazione, il suo (ottimo) Books Search. E sì che Microsoft aveva aderito inizialmente all’Open Content Alliance – pur tradendo i suoi principi dopo poco e mettendosi a fare la concorrenza a Google sul fronte del divieto agli altri motori di effettuare ricerche nei suoi contenuti (quel piccolo vizietto nel quale un po’ tutti i grandi provider di informazioni e contenuti multimediali incappano…).

A darci un altro segnale, interviene in questi giorni anche OCLC – pur da me molto ammirato, in particolare per il suo WorldCat e per le sue interessanti (e molto finanziate) iniziative per far avanzare tecnologicamente le biblioteche. OCLC è un grande consorzio internazionale di biblioteche, i cui membri usufruiscono di molte e pregevolissime funzionalità ma anche di limitazioni in merito alla piena disponibilità dei propri dati (= record bibliografici).

Ecco, ora OCLC ha deciso di essere più liberale e concede alle biblioteche di utilizzare i propri dati. Per farci cosa? Beh, per darli a Google:

OCLC and Google Inc. have signed an agreement to exchange data that will facilitate the discovery of library collections through Google search services.

Under terms of the agreement, OCLC member libraries participating in the Google Book Search™ program, which makes the full text of more than one million books searchable, may share their WorldCat-derived MARC records with Google to better facilitate discovery of library collections through Google.

Google will link from Google Book Search to WorldCat.org, which will drive traffic to library OPACs and other library services. Google will share data and links to digitized books with OCLC, which will make it possible for OCLC to represent the digitized collections of OCLC member libraries in WorldCat.

Personalmente sono molto felice dell’accordo e della possibilità che finalmente i record dei libri digitalizzati rinchiusi nei database delle biblioteche possano essere scovati con ricerche in Rete e linkati da Google Books. Però mi chiedo che succederebbe se un domani anche a Mountain View realizzassero all’improvviso che non hanno un vero undelying business model per tutti questi divertissement, oppure che quello che hanno non basta più.

Le biblioteche dovrebbero cominciare a pensare che tutto ciò che si regge su accordi con società commerciali gode di un equilibrio potenzialmente molto fragile

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7 Risposte to “Società commerciali e biblioteche: un binomio pericoloso?”

  1. Federico Bo Says:

    Per segnalare siti radioattivi si utilizzano, tra l’altro, “…figure disegnate [su] monumenti in granito alti otto metri e pesanti venti tonnellate e […] dischi in terracotta e ossido di alluminio sparsi per tutto il sito”(da Il mondo senza di noi, Alan Weisman, Einaudi). ;)

    E’ normale che si utilizzino tecniche del genere considerando non solo il rapido invecchiamento delle tecnologie di comunicazione e di quelle informatiche – chi riesce più a leggere le informazioni contenute in un floppy disk da 5¼ pollici di vent’anni fa – ma anche per il mutamento delle lingue umane.

  2. bonaria Says:

    Ciao Federico, non ci sono ancora arrivata a quel punto del libro ;)
    Sì, è normale utilizzare queste tecniche – il mio ragionamento non vuole addossare la colpa dei papiri a Microsoft o Google – solo porre la cosa come segno dell’importanza di pensare alla preservazione vera, cioè a quella a lung(hissim)o termine…
    Grazie, a presto :)

  3. Francesco Piras Says:

    Sono d’accordo che possa essere un binomio pericoloso.
    Sarebbe ingenuo credere che questo accordo fra OCLC e Google possa far dormire sonni tranquilli alle biblioteche.
    Per quanto voglia bene a Google, non credo proprio che possa durare per secoli, come di fatto durano le biblioteche.

    Se vi ricordate come Google ha chiuso il Librarian Central, senza troppi problemi, non mi stupirei se fra cinque anni fermasse il programma di digitalizzazione di book search perchè non conviene più.

  4. Cristina Says:

    Da quando ho cominciato a “lavorare”in biblioteca mi sono sempre chiesta come avremmo fatto senza i nostri bei opac o database locali..
    la risposta l’ho avuta l’altro giorno, quando un black out di circa 3 ore e mezza ci ha letteralmente paralizzati: niente consultazione, niente prestiti..ed ho realizzato: tutta la nostra bella carta dei servizi si sarebbe svuotata senza l’apporto informatico, dal momento che non abbiamo più cataloghi cartacei o quant’altro.
    credo che le nuove tecnologie siano una cosa straordinaria (io personalmente ho ritenuto importante inserire nel nostro blog la barra di ricerca di Google Books)ma che, per loro natura (commerciale ma anche materiale), sono instabili e sarebbe un grosso errore affidarsi solo a queste.
    le biblioteche, come ho appreso quest’anno, sono istituzioni millenarie che non possono e non devono essere sostituite.
    per citare uno studioso di cui ci hanno parlato :

    <>
    Michael Gorman, the Los Angeles Times…. (17 Dicembre 2004).
    Il mio pensiero coincide con il suo.

  5. Cristina Says:

    scusate poco fa è saltata la frase di Gorman che è :
    The boogie-woogie Google boys, it appears, dream of taking over the universe by gathering all the “information” in the world and creating the electronic equivalent of, in their own modest words,”the mind of God.” If you are taken in by all the fanfare and hoopla that have attended their project to digitize all the books in a number of major libraries (including the University of Michigan and New York Public), you would think they are well on their way to godliness.

    I do not share that opinion. The books in great libraries are much more than the sum of their parts. They are designed to be read sequentially and cumulatively, so that the reader gains knowledge
    in the reading.

  6. nena Says:

    La Fondazione Giorgio Cini cerca otto volontari da impiegare nella valorizzazione delle biblioteche per il progetto di Servizio Civile “Crocevia di culture: il Centro Studi Manica Lunga”. (trattamento mensile economico: €433,80).

    Le domande dovranno pervenire via posta alla Fondazione Giorgio Cini entro e non oltre il 7 luglio 2008.

    per info
    http://www.cini.it

  7. marina Says:

    Saluti, Bonaria.
    Si dimentica sempre che come istituzione pubbliche avviamo la missione di negoziare colle società commerciali contando che i nostri obiettivi son diversi e che noi doviamo curare la conservazione e la diffusione del sapere per tutto il mondo e in tutto tempo, non solo oggi, ma anche domani e sempre.

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