21 Risposte to “Il Semantic Web e la promessa dei microformati”

  1. Domenico Says:

    Io non la vedo così negativa per il semantic web, anzi l’avvento del Web 2.0 non ha fatto che aumentare le possibilità di applicazione di tecnologie semantiche e starndard quali RDF.
    Personalmente vedo proprio in RDF la tecnologia che più si adatta a mettere in relazione Semantic Web e Web 2.0. A tal proposito ormai da un pò si inizia a parlare di Linked Data, che ha per scopo proprio quello di rendere collegate tra loro le informazioni sul web (e quindi + interoperabili le stesse applicazioni).
    A tal proposito ci sarà un workshop a WWW’08
    http://events.linkeddata.org/ldow2008/
    ciao
    Domenico.

  2. bonaria Says:

    Ciao Domenico, io la vedo negativa sotto questo aspetto: che di web semantico si parla già da diverso tempo e non siamo ancora arrivati a dire che sia una tecnologia diffusa. Certo, release di applicazioni semantiche ve ne sono di continuo, però bisogna vedere se mantengono quello che promettono o cmq in che senso si possono dire semantiche.

    Per esempio io sarei per una definizione più strict, ovvero basata appunto sui linguaggi come Rdf, ma in questo caso buonissima parte delle applicazioni che recensisce ReadWriteWeb dovrebbero essere escluse dal novero.

    Allora forse conviene guardare alla diffusione di quei formati come i microformati che promettono poco ma forse quel poco sono in grado di mantenerlo – e partono in piena onestà accreditandosi come alfieri del semantic web lower case…

    Poi magari mi sbaglio, ma la vedo dura se continuiamo così quanto ad affermazione di massa di Rdf, Owl e simili…

    Grazie del link – mi piacerebbe molto andarci ma temo sia un po’ lontanuccio ;-) Tu ci andrai?

  3. Fabio Metitieri Says:

    Uffff…. nell’ottobre del 2002 avevo pubblicato un articolo dove dicevo, tra l’altro:

    “Dopo quasi due anni di hype sulla potenza del semantic Web prossimo venturo, la Rete dei significati sembra piu’ lontana e meno universale. (…) In effetti, la classificazione semantica delle risorse richiede complessi presupposti teorici (…) e un lavoro non indifferente, molto costoso se manuale (…) e poco preciso se automatico”.

    Potrei averlo scritto adesso, in effetti.

    E voi ancora li’, state? Come dalla fine degli anni ’90, dite tutti gli anni che questo sara’ l’anno in cui si affermera’ il Web semantico, e alla fine dell’anno, tutti gli anni, scrivete che no, opsss, ci eravamo sbagliati, ma il prossimo anno e’ quello bbuono… Vabbe’, ci risentiamo a gennaio 2009, allora.
    ;-)

    Ciao, Fabio.

  4. ale Says:

    Ciaooo,stò cercando di sviluppare un blog giornale in cui gli articoli sono scritti dai blogger WordPress (o al limite se non hai tempo posso scriverti io un’articolo prendendolo dal tuo blog e rimandandolo al tuo blog…).
    Avrai pure la possibilità se vuoi di crearti una tua categoria chiamandola col nome del tuo blog dove inserire i tuoi articoli.
    Il blog giornale nasce con l’intento di dare maggior visibilità al tuo blog e alla gente che cerca in rete la possibilità di trovare articoli di maggiore qualità in un’unico posto (visti i migliaia di blog che nascono ogni giorno…).
    Se ti và uno scambio link col blog giornale contattami pure.
    ti ringrazio anticipatamente e a presto
    http://www.giornale.fm

  5. Domenico Says:

    Purtroppo no… la Cina è un pò lontanuccia :)
    Sono stato l’anno scorso a WWW ed è stata una bellissima esperienza e la prima volta che sentii parlare di linked data fu proprio lì da Tim Berners Lee.
    Non so quanto i microformats potranno aver successo, se dovessi scommettere opterei più per RDF… chissà vedremo :)
    comunque altre applicazioni interessanti (sebbene non killer) del semantic web… si possono scoprire dando un’occhiata agli ultimi 2 sematic web challenges…
    http://challenge.semanticweb.org/
    bel blog ripasserò di sicuro ;)
    A presto!

  6. bonaria Says:

    @Fabio: senza voler mettere in dubbio le tue note capacità di analisi, direi che la questione semantic web potrebbe essere considerata sia un sogno fallimentare sia un progetto ancora in fieri. Come scrivevi anche tu, sono ormai anni che sembra sempre di essere sul punto di realizzarlo ma di fatto non ci si riesce mai.

    Credo che forse il problema principale siano state proprio le iniziali esigenti (ancorché legittime!) pretese che hanno cozzato contro quella che è la realtà del web, che non è proprio – o sempre – un pranzo di gala ;-)

    Per questo dico che i microformati possono (potrebbero) avere più chance: rappresentano piccoli mattoncini adattabili e non richiedono esperti per essere embedded in una pagina web.

    P.S. spero che ci risentiremo prima del 2009!

    @Ale: grazie per l’interesse e in bocca al lupo per il tuo progetto. Possiamo risentirci volentieri in privato, ma, a causa di eventi analoghi rivelatisi abbastanza deludenti, per quanto riguarda la mia partecipazione almeno per il momento preferirei soprassedere :)

    @Domenico: bello il WWW, mai stata purtroppo… Però una chicca su sir Berners-Lee ce l’ho pure io ;-)

    Per quanto riguarda la diade Rdf-microformati, spererei ardentemente che si affermasse il primo (ottimismo della volontà) ma il pessimismo della ragione mi porta a sospettare che avranno più fortuna i secondi… Poi, certo, si parla di tecnologie che richiedono anche un certo tempo per consolidarsi e affermarsi… Facciamo che tra un anno rinnoviamo il bilancio e commentiamo la situazione?

    Grazie per i link e per le gentili parole sul blog: spero davvero che tornerai a trovarci :-)

  7. Marina Says:

    Bonaria, sempre che leggo il tuo blog trovo delle cose interessante da leggere e provare. Questo post sul semantic web un po Più umano mi a svegliato il necessità di cercare più informazione su il soggetto.
    Anche il post sul futuro del UBC mi a messo su avviso della pubblicazione del final report così interessante. Grazie mille!

  8. bonaria Says:

    Cara Marina, mi fa sempre piacere ricevere i tuoi commenti :)
    Fammi sapere poi cosa pensi di Rdf-microformati: quale delle due tecnologie secondo te potrà garantire più applicabilità sul web.
    A presto, ciao!

  9. Federico Bo Says:

    Finalmente ho avuto il tempo di leggere questo post.

    Il ponte tra i due approcci al semantic web, quello formale e top-down di RDF e delle ontologie OWL e quello più lasco e grassroots dei microformati è stato gettato con GRDDL, il meccanismo capace di tradurre dati RDF da XML e XHTML (e quindi dai microformati).
    Penso che le due filosofie siano destinate ad incrociarsi sempre più spesso.

    http://research.talis.com/2006/grddl-wg/primer.html

  10. bonaria Says:

    Ciao Federico, grazie della segnalazione di GRDDL che mancava nel mio post. Spero di tornare sull’argomento dedicando un po’ di spazio a questo linguaggio-ponte (interessanti, giusto per restare in tema, le trasformazioni dei microformati…).

    Mi piace quando dici “… le filosofie” – è davvero importante riconoscere tutte le implicazioni gnoseologiche che stanno dietro ai linguaggi, agli standard e alle tecnologie in genere… (e poi, sai, io sarei laureata in filosofia, dunque apprezzo i riferimenti al tema… ;-) )

  11. Matteo Romanello Says:

    Mi riaggancio al commento in cui Federico Bo ricorda giustamente l’esistenza di GRDDL (Gleaning Resource Descriptions from Dialects of Languages).

    I Microformats (MFs) di sicuro un merito ce l’hanno, a mio giudizio: hanno riportato l’attenzione sul problema dell’incorporazione di metadata semantici nelle pagine web, passo decisivo nella realizzazione della c.d. Semantic Web Stack. Inoltre i MFs hanno portato tale tema tra le persone che utilizzano quotidianamente il web, sottraendolo in parte alla quasi esclusiva competenza dei cosiddetti teorici del Web.

    Occorre tutttavia ricordare che oltre ai MFs, esistono almeno altre due tecnologie che permettono di includere dati semantici nei tag XHTML: RDFa (standard competitor dei MFs proposto dal W3C) e eRDF (Embedded RDF). E ho l’impressione che sia stata proprio la direzione indicata dai MFs (i.e. incorporare direttamente le informazioni nei tags) a stimolare la formulazione di altre tecniche e altri standard, senz’altro più espressivi (RDFa).

    Tuttavia, come è stato più volte dimostrato, nel web la parola sul successo di una tecnologia e sulla realizzazione di una visione di qualcuno (come quella del SW) spetta agli utilizzatori. Perciò più informazione verrà inclusa nella pagine web (vuoi con i MFs, con RDFa o con eRDF) più probabilità ci saranno di far decollare una volta per tutte il SW, traducendo tale informazione disseminata in modo strutturato attraverso GRDDL in triple RDF…

    “step by step… but we’re climbing the Stack”

  12. bonaria Says:

    Ciao Matteo, grazie molte per la tua integrazione, significativa quanto quella di Federico. Sono d’accordo sull’osservazione finale in merito al successo decretato dagli utilizzatori delle tecnologie.

    La mia impressione è che i microformati abbiano avuto più successo delle specifiche W3C proprio per la loro origine e il loro sviluppo anarcoidi – quasi ogni giorno qualcuno se ne inventa uno nuovo e magari a volte la loro utilità è dubbia, ma il rigoglioso proliferare testimonia di una maggiore facilità di approccio e di una maggiore maneggevolezza – caratteristiche che contribuiscono a renderli più gestibili, come giustamente ricordavi, soprattutto dalle “persone che utilizzano quotidianamente il web”.

    A presto!

  13. esav Says:

    My two cents

    The SIOC [Semantically-Interlinked Online Communities] Core Ontology provides the main concepts and properties required to describe information from online communities [e.g., message boards, wikis, weblogs, etc.] on the Semantic Web. This document contains a detailed description of the SIOC Core Ontology.

    W3C Member Submission 12 June 2007

    buon lavoro

    Enore

  14. Matteo Brunati Says:

    Aggiungo al volo questo riferimento, per far capire l’importanza di GRDDL che ha giustamente segnalato Federico…
    -> Microformats aren’t an answer to the Semantic Web

    Insomma, la faccenda non e’ ancora del tutto chiarita, ma ci si sta parlando secondo me.
    E concordo con Matteo, quando dice che occorre concentrarsi sull’uso di tutto questo.
    Adesso abbiamo quasi tutti i tasselli pronti…

    Lo svlippo anarcoide attira di piu’ sicuramente, concordo .)

    Il progetto Data Portability, IMHO, e’ una delle prime unioni di visione da parte di molti player, anche scettici forse all’inizio.
    -> DataPortability.org – Share and remix data using open standards

    In conclusione, interviene anche un puro fattore marketing, che e’ stata la causa sia dell’idea errata del maggior valore di RSS2 su RSS1, e sempre sul concetto di Semantic Web sopra il nuovo modo di vederlo e nominarlo come Linked Data o Giant Global Graph .)
    -> Linked Data – the real Semantic Web ?

    L’importante e’ capirsi…
    E la parola semantica fa paura, filosofia ai tecnici, aiuto .)

    Poi e’ giusto rendere trasparente quella o quell’altra tecnologia per l’utente, ma qui serve spostare gli sviluppatori a credere e a capire assieme il vantaggio di un maggior overhead…

    Forse continuare a rileggere e a ripensare cos’e’ davvero il Web, e cosa c’e’ nella mente di chi lo ha costruito inizialmente…
    Mettere a fuoco la visione per poi aggungere il proprio tassello interpretativo.

    L’unione della parte sociale a quella accademica alla fine, ha creato una nuova branchia, che reputo in ogni caso vincente, anche grazie all’iniziale morte del semantic web ( presunta .) ):

    -> Creating a Science of the Web

    La realta’ e’ che tutto si sta intersecando, ma ci sono ottimi spiragli, gia’ adesso…

  15. Una recensione d’autrice per il secondo anno di TGL « The Geek Librarian Says:

    […] questo blog, che spesso sono più bravi ed esperti della sottoscritta (rileggete i commenti al post Il semantic web e la promessa dei microformati, e capirete che grande fortuna è avere un pubblico di lettori così qualificato). Infatti vorrei […]

  16. Flux Says:

    Scopro solo ora questo blog…discussione molto interessante e costruttiva, credo che tornero’ presto da queste parti.

  17. bonaria Says:

    Ciao Flux, grazie per l’apprezzamento! Ti aspettiamo :-)

  18. bonaria Says:

    @Matteo Brunati: unire le visioni e ripensare a quello che era/avrebbe dovuto essere il Web nella mente dei suoi ideatori. Fantastico! Siamo in un momento in cui è necessario fermarsi a pensare per non ripetere li sbagli del passato (prossimo)?

    Davvero grazie Matteo, per le tue riflessioni :-)

  19. Matteo Brunati Says:

    Visto che si e’ in tema di ripensare la semplicita’ dei microformati rispetto alla visione del Linked Data, questo e’ un primo passo, direi duplice:
    -> Re-thinking the Web from URIS and URLS
    -> Setting up and RDFa file with Apache (second)

    Due post che completano e che proseguono la discussione…

    I confronti sono quelli che ci fanno davvero crescere, e che ci divertono…no? .)
    Piu’ che sbagli, direi che siano miopie, un po’ legate alla nostra innata pigrizia a non voler vedere appieno le potenzialita’ che abbiamo per le mani.

  20. Open data, Web semantico e Science 2.0 « The Geek Librarian Says:

    […] il discorso sui dati aperti e il Web semantico (strettamente intrecciati) avviato qualche post fa – in attesa di scrivere qualcosa di decente in particolare su Web semantico e […]

  21. bonaria Says:

    Grazie, Matteo, i confronti con te sul Web semantico mi fanno crescere :)

    Sconfiggere le miopie, combattere la pigrizia, azzerare i conformismi (quelli auto-indotti sono i peggiori!). Cambio di paradigma, direbbe Kuhn. E noi ci fidiamo ;)

    Il Web semantico/Linked Data/Open Data è diventato il chiodo fisso degli ultimi tempi… Soprattutto non posso fare a meno di riflettere sui dati chiusi a chiave nei database delle biblioteche (closed data, not-linked data). E’ questo ciò su cui vorrei tornare a scrivere presto…

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