“How is your library using 2.0 to reach new users?” ovvero library 2.0 secondo Elsevier

Library 2.0 dev’essere proprio un concetto acquisito se una compagnia mainstream come Elsevier le ha dedicato un numero monografico della newsletter aziendale Library Connect. Per essere giusti la newsletter riporta articoli stimolanti forniti dagli Elsevier boys and girls e soprattutto da bibliotecari di tutto il mondo, nonché esempi di interesse proprio sulle applicazioni pratiche di web 2.0 in ambito editoriale-bibliografico-digitale.

Prendiamo per esempio l’articolo di David Marques, vice president della sezione Architecture e New Technology: perché e come il web 2.0 può influenzare le scelte programmatiche e la visione strategica di una corazzata del mercato. Tra i concetti richiamati, quello di RIA, pilastro del nuovo web, e di web service, con API, SOAP e REST (trovate un tentativo di spiega di questi ultimi terribili acronimi nell’articolo sui mashup pubblicato sull’ultimo fascicolo di AIDA Informazioni).

Marques mostra in sostanza un feeling notevole tra l’azienda e i concetti e gli strumenti del web 2.0, tanto da abbozzare le linee di sviluppo dei software e delle piattaforme dei prodotti Elsevier (in primis banche dati e motori di ricerca) per i prossimi anni. Un servizio che già potete vedere all’opera è per esempio 2collab: spazio di social bookmarking/tagging dedicato al mondo della ricerca e della scienza aperto naturalmente alla collettività degli utenti interessati.

Una frase dell’articolo mi ha colpito: The elements of user contributions and collaboration are cornerstones in Elsevier‘s technology strategy for the next three to five years. Certo, bisogna guardarsi dal buonismo o dall’ingenuità. Fare marketing su web e library 2.0 è oggi diventato fin troppo facile, però non dimentichiamo che, nonostante la vastissima diffusione dei tool e delle conoscenze, c’è ancora un congruo numero di soggetti commerciali e istituzionali che, invece di lasciarsi andare a sperimentazioni ardite, si rinchiudono in sterili, ideologiche discussioni sulla natura degli angeli (non mi fate scrivere termini che poi mi attirano quintalate di spam ;) ).

E comunque, nell’apprezzamento complessivo per questa iniziativa, spero che, oltre al pregevole sostegno al W2.0, Elsevier voglia porsi anche, coerentemente con una delle affermazioni contenute nell’articolo (The core of all Web 2.0 services consists of open, published, structured interfaces of data, on the back of which value is created), come un provider di open content, oltre che di open tool ;).

E infine… due lire di presunzione: le pagine centrali del fascicolo sono dedicate, sotto il titolo How is your library using 2.0 to reach new users?, all’esplorazione geografica delle modalità di impiego dei tool del web 2.0: non perdetele! :)

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