Academic Library 2.0 – Prima parte

In realtà il titolo del Convegno iniziato oggi a Milano vorrebbe la presenza anche di un punto interrogativo finale, ma a me il titolo del post piace lasciarlo così :) La giornata di oggi è stata dedicata al mattino al talk di Derek Law, e nel pomeriggio alle varie presentazioni commerciali di prodotti, banche dati etc.

L’intervento di Law è stato veramente NIFTY! Mi ha fatto molto riflettere: denso di concetti, innovazioni, riflessioni e considerazioni filosofiche. Insomma, tutto ciò che io amo. Cominciamo col dire che per Derek Law ciò che è dirimente nell’evoluzione sociale e culturale è l’irrompere sulla scena dei digital natives (come da Prensky), ovvero i ragazzi nati intorno agli anni 80 che considerano l’ambiente digitale come la scena naturale dei loro vissuti.

Guardare attraverso la lente di Prensky agli ultimi quindici anni e a tutte le trasformazioni intervenute vuol dire considerare l’evoluzione non sempre positiva subita (o agita, dipende dai punti di vista) delle biblioteche secondo un’interpretazione volta a sottolineare soprattutto gli aspetti tecnologici e il loro impatto sulla cultura e sulla società.

Che si chiami library 2.0 oppure library as conversation, la biblioteca oggi deve confrontarsi con utenti sempre più smagati, in grado di maneggiare con poca cura ma molta attenzione gli strumenti informativi, esigenti, a volte anche appiattiti sul modello Google, che necessitano di informazione veloce, semplice, preferibilmente gratuita.

E d’altronde la biblioteca deve accogliere la sfida partendo da una posizione non sempre di vantaggio: sebbene apparentemente possa sembrare che la crisi vera sia lontana, è indubbio che molti utenti hanno cominciato a disertare le nostre strutture e la scarsa tendenza delle biblioteche a fare marketing, a cooperare, a recuperare posizioni di vantaggio in campo tecnologico può davvero essere letale.

Soprattutto la scarsa propensione a seguire politiche digitali chiare e coerenti, può rivelarsi una minaccia fatale. Questo è forse l’aspetto che mi ha colpito di più dell’intervento di D. Law: il richiamo alla politica delle acquisizioni, che è un tema da me considerato piuttosto estraneo alla cultura e al concetto di library 2.0.

L’organizzazione di biblioteche digitali – intese non come meri assemblati di risorse ma collezioni che seguano linee di sviluppo interno e che si rapportino in maniera non subalterna ai grandi player delle informazioni digitali (Google Books, Amazon ma anche OCA etc.) – è uno dei task più urgenti cui i bibliotecari dovrebbero applicarsi.

D’altronde occorre essere ottimisti, come sostiene lo stesso Law, e esperienze come quella dei Penn Tags o delle biblioteche in Second Life o ancora di wiki come Open Wetware, ci devono insegnare che nuovi ruoli si stanno ridisegnando per i bibliotecari, nuove responsabilità si profilano e nuove possibilità di contare si affacciano sulle nostre vite professionali talvolta come squassate dall’onda d’urto delle nuove tecnologie.

Il content management, la gestione dei diritti di proprietà intellettuale (per i materiali in entrata e in uscita dalle biblioteche), l’organizzazione delle collezioni digitali, il training e l’information literacy, l’integrazione con i LMS – sono tutti compiti cui saremo chiamati e che probabilmente non si discostano poi troppo da ciò che facciamo adesso (con altri strumenti, ma – may be – con le stesse finalità).

Domani la giornata inizia con Elizabeth Winter e il suo Social software in academic libraries: a Web 2.0 toolkit, ovvero cornice sul 2.0 ed esperienze realizzate in varie biblioteche e soprattutto in quelle del Goergia Tech, luogo di lavoro di Winter. Ho molte attese anche per questo secondo talk e quando potrò finalmente mettere online il mio intervento di Innsbruck, credo sarà interessante rapportare tutti questi punti di vista sulla stessa sostanza e guardare alle consonanze (a volte davvero sorprendenti) tra essi!

Dimenticavo: Luca Burioni, che ha organizzato la due giorni di Milano, mi ha concesso la fiducia di preparare qualche slide introduttiva ai concetti di Web e Library 2.0 – slide che sono poi state stampate ed incluse nella cartellina data ai partecipanti. Ma non è finita qui, perché Biblioteche Oggi ospiterà sia un breve resoconto che sono incaricata di redigere (probabilmente sul numero di novembre), sia, a varie riprese, i due talk.

Concludo con l’invitarvi a seguire la seconda parte del resconto, che pubblicherò domani insieme alle foto del Convegno e dei due fantastici poster colorati su Web 2 e Library 2 da me realizzati e posti all’ingresso della Sala ;-)

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6 Risposte to “Academic Library 2.0 – Prima parte”

  1. serena Says:

    …e io sono qua a sciropparmi Dspace…
    povero Gege’
    diciamo che rientra comunque, più che in 2.0 stretto, in un generico venticello di rinnovamento che fa parte del nuovo web
    o almeno mi consolo cosi’
    ;)))
    Gege’

  2. Academic Library 2.0 - Seconda parte « The Geek Librarian Says:

    […] The Geek Librarian (information technology + semantic web + folksonomy + open access) * LIS « Academic Library 2.0 – Prima parte […]

  3. bonaria Says:

    Ciao Sere, hai tutta la mia solidarietà per non aver potuto partecipare a “Academic Library 2.0”, però ammetterai che applicarsi a DSpace è un compito altamente 2.0… ;)

    Spero di essere riuscita a rendere con i due post qualcosa dei contenuti dell’interessante Seminario: che ne pensi? E anche: come mai ti stai occupando dell’archivio aperto? Mi interessa molto perché come forse ricordi anche noi avevamo un qualche progetto in proposito e hai visto mai che un giorno si riesca a portarlo a casa…

  4. bonaria Says:

    Grazie a un contatto su Slideshare ho intercettato questo interessantissimo post di Nilocram sui digital native, insieme con un link all’articolo, tradotto in italiano, scritto da Prensky sugli adolescenti che apprendono, significativamente intitolato Coinvolgimi o fammi arrabbiare :)

  5. nilocram Says:

    Ciao Bonaria,
    grazie per l’interessantissimo.

    A proposito di Prensky, volevo solo aggiungere che ieri in Bicocca Paolo Ferri mi ha confermato l’intenzione di organizzare a gennaio la presentazione dell’edizione italiana del suo ultimo libro e mi ha detto che proverà a invitare lo stesso Prensky.

  6. bonaria Says:

    Ah bene bene… Allora a gennaio nuovo post su Prensky, la formazione e i digital native :)
    Grazie per la segnalazione!

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