Preservazione del patrimonio digitale: una tesi affronta problemi e sviluppi

A proposito delle preoccupazioni sollevate dal mio intervento a Innsbruck in merito alla preservazione del patrimonio digitale: sull’archivio aperto di biblioteconomia e scienze dell’informazione E-LIS  è stata depositata una tesi di Elettra De Lorenzo (relatore il prof. Paul Weston) dal titolo La conservazione della memoria digitale. Questioni metodologiche e giuridiche. Riporto l’abstract invitandovi a leggerla:

Da ormai un decennio le risorse elettroniche sono parte integrante del patrimonio di biblioteche ed archivi, si sono sviluppati la digitalizzazione delle raccolte e l’accesso elettronico a servizi, uffici, documentazione, iniziative e presentazioni culturali: ciò ha reso la realtà digitale una qualità e un indice di riferimento sempre più importanti nella valutazione delle strutture culturali, ma un contestuale, dovuto e necessario impegno nella conservazione della produzione digitale è stato spesso disatteso, anche nei luoghi deputati istituzionalmente alla conservazione della memoria.

La tesi è volta ad un’analisi dello stato dell’arte sulla preservazione digitale, al fine di delineare il panorama degli attuali strumenti a disposizione per affrontare la responsabilità della conservazione di questo patrimonio e garantirne il pubblico accesso nel tempo. La ricerca parte da una riflessione di base sui concetti di conservazione/preservazione delle risorse digitali, avvalorata dai diversi approcci di archivisti e bibliotecari e dagli interessi interdisciplinari. Tratta l’aspetto metodologico presentando criteri e strategie di raccolta, progetti, studi ed iniziative internazionali, alcuni esempi di sistemi per la lunga durata delle risorse digitali dal 1996 ad oggi, europei ed extraeuropei. Circa le questioni giuridiche si affrontano il diritto d’autore, il deposito legale e i depositi istituzionali universitari, in particolare nell’attuale normativa italiana.

Temi trattati nei tre capitoli in cui si snoda lo studio: multidisciplinarietà del problema e delle soluzioni conservative; metodi, politiche di preservazione, reti e modelli di deposito delle risorse digitali; Web archiving: sistemi e criteri di raccolta per la conservazione dei siti Web; fonti e dibattiti di riferimento internazionale; iniziative e progetti internazionali (tra cui PANDORA e PADI in Australia e PARADigMa in Norvegia) e nell’Unione Europea; diritto d’autore; deposito legale; deposito istituzionale, deposito delle Tesi in archivi aperti delle Università. Rassegna di norme sul Diritto d’autore. Bibliografia di base. Come References vengono riportate le risorse alle quali si fa riferimento nella ricerca.

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10 Risposte to “Preservazione del patrimonio digitale: una tesi affronta problemi e sviluppi”

  1. Gentilini Says:

    Ciao Bonaria! Devo dire che le tue foto di Innsbruck mi hanno provocato una crisi di invidia: fiume, palazzi pastello, neve sulle montagne intorno: che meraviglia! Purtroppo io ero impegnata su un fronte decisamente più locale (l’asse della via Emilia!).
    Una curiosità sciocchina: quel no border, no border, no border… che cos’era? una mostra? immagino di sì, ma mi è sembrata una beneaugurante e poetica coincidenza coi temi trattati durante il congresso!

  2. bonaria Says:

    Ciao! Devo dire che, a parte il freddo e la quasi-neve (nel senso che era sui monti, appena sopra Innsbruck), si stava davvero bene… Soprattutto quando, per ripararsi dal freddo, ci si rifugiava in qualche konditorei a mangiare la Sacher ;)

    Bello l’accostamento sul no-border e la library 2.0! Mi piace :)
    Sai che non so esattamente cosa sia? Immagino una mostra: ho visto il manifesto sulla Mariatheresienstrasse l’ultimo giorno, anzi, l’ultima ora che ero a Innsbruck e mi è piaciuto tanto che l’ho fotografato ma non ho avuto il tempo di entrare nel Taxispalais e approfondire…

    Cmq sai che ti dico? Anche la via Emilia ha il suo perché – qualche volta farò una gita pure lì, visto che non ci sono mai stata. A presto e grazie!

  3. Marina Says:

    L’anno scorso c’è avuto in Madrid une Giornate di preservazione del Patrimonio digitale veramente interessante, ci hanno partecipano tanto europei (Biblioteca Nazionale di Olanda tedeschi, Michel Day e un altro ponente de G.B.) e anche della nord America, della Library of Congress. Si tratta si un tema molto urgente ma che tutti i paesi dimenticano forse fino che sia troppo tardi. La formula magica e la cooperazione, ma essa é molto difficile.

  4. bonaria Says:

    Ciao Marina! mi fa sempre piacere sentirti e ascolto, ops, leggo ;-), volentieri i tuoi commenti: il penultimo sulla pubblicazione di un estratto della tua tesi e questo sulla preservazione.

    Vero, cooperazione, strategie collettive, anzi, possibilmente nazionali e sovra-nazionali. Non puoi affrontare costi economici e decisioni politiche così importanti senza avere le spalle coperte e un confronto ampio. Avete un coordinamento generale in Spagna su questo? Aderite a qualche progetto europeo?

    Una cosa che mi interessa molto è capire anche _cosa_ preservare. Voglio dire: certo, dobbiamo occuparci dei materiali “nobili” delle nostre collezioni (libri e articoli digitali o digitalizzati). Ma che dire della letteratura grigia? E che dire di tutte le produzioni scientifiche pubblicate sui blog, wiki e simili? Qualcuno (nel mondo) sta pensando a cosa farne/come archiviarli?

  5. Marina Says:

    Spagna participa in molti progetti europei, ma no su preservazione digitale. In generale, non C’è molta coordinazione in Spagna, ma nel terreno della preservazione ce stata sempre poca coordinazione.
    Per quanto riguarda il tema di cosa preservare, nelle Giornate menzionate nel altro commento pareva generale opinione che e meglio preservare tutto che scegliere le cose che il futuro vorrebbe conservare, perché: ¿Chi lo sa? E poi e meno costoso, perché la selezione e molto cara.
    Anche a me fa piacere leggere il tuo blog, ma ultimamente tu scrivi molto e io ho pochissimo tempo, ma lo troverò per i tre ultimi post. Ciao, buon fine settimana.

  6. bonaria Says:

    Ciao Marina, allora devo dedurre che l’area mediterranea non brilli quanto a cooperazione tra le biblioteche…

    Mi interessa il discorso della selezione ritenuta più costosa della preservazione: se ci pensi è un po’ paradossale. Certo, anche decidere sul momento il valore storico di un documento sembra un ossimoro (cioè una contraddizione in termini) e dunque questo potrebbe essere uno dei motivi che fanno propendere per dare priorità alla preservazione generale rispetto a una selezione difficoltosa e, dunque, costosa…

    Invece sei molto gentile ma temo di non scrivere così tanto :) Perlomeno, non quanto vorrei…

    Un abbraccio e a presto!

  7. ELETTRADeL Says:

    Buongiorno, io sono l’autrice della tesi sulla digital preservation segnalata da Bonaria Biancu nell’ottobre scorso e innanzitutto ringrazio davvero tanto per l’attenzione che è tata rivolta al mio studio!! Intervengo per inserire nella discussione un piccolo aspetto che mi ha toccato nella mia ricerca: la scarsissima propensione che ho potuto constatare da parte dei conservatori tradizionali al documento elettronico, sicchè, anche in luoghi per mission deputati alla conservazione, non vi è stata alcuna cura nel cercare di preservare la prima ondata di materiale elettronico, facendo ricorso alla ricerca, al miglioramento delle competenze tecniche e mobilitando, per quanto possibile, le risorse disponibili a tale obiettivo. Il fondamentale compito di selezionare credo sia strettante legato alla capacità di riconoscere il valore del documento digitale, in sé ma anche nel contesto in cui fruito e/o prodotto. Grazie per ancora per la vostra attenzione.

  8. bonaria Says:

    Cara Elettra, che piacere avere l’autrice della tesi in persona (o quasi ;-) )!
    Innanzitutto complimenti per il tuo lavoro. Condivido quanto dici a proposito della conservazione. Se vuoi, è anche abbastanza fisiologico che sull’onda delle novità e dell’entusiasmo tecnologico (io ne so qualcosa!) ci si spinga in avanti gettando il cuore oltre l’ostacolo.

    Certo, poi deve venire il momento della ponderazione che serve a tenere uniti tutti i fili e a dare ai progetti una cornice di stabilità, equilibrio e possibilmente sensatezza. Io mi scontro di continuo con la mia esigenza di sperimentare e con l’esigenza dell’istituzione in cui lavoro di realizzare compiutezze e non solo sperimentazioni volanti. D’altronde quando si lavora per un’utenza (pubblica, per giunta, e grazie a soldi pubblici) si può sperimentare e filosofeggiare ma poi bisogna concretizzare e farlo nel modo più stabile e duraturo.

    Vedo comunque che di recente la comunità bibliotecaria si è posta, in maniera perfino un po’ angosciata, il problema della preservazione e, se è vero che da un lato è forse già tardi, dall’altro va salutata con favore questa inedita attenzione alle problematiche del digitale.

    Dirò a parziale discolpa della categoria dei bibliotecari, che a volte è davvero difficile possedere questioni, problemi, argomenti e un pizzico di necessaria visione, perché ci occupiamo di molte cose e spesso lo facciamo con l’acqua alla gola e senza troppi supporti…

    Comunque mi sembra ottimo che tu sia qui con noi: continua, se vuoi, a tenerci aggiornati. Anzi, perché non ci dici se continui ad occuparti di queste tematiche, se hai dei progetti in corso, o altre pubblicazioni cui possiamo attingere?

    Grazie molte per la tua attenzione e buon lavoro! :-)

  9. ELETTRADeL Says:

    Sono contenta della tua risposta, che essendo saggia e realistica ridimensiona un mio intento forse polemico (e un po’ avvelenato da un’esperienza personale davvero molto poco gradevole), ma resto del parere che conta molto la consapevolezza del proprio mestiere, che si evolve ma non cambia se cambiano media e utenti, che non può essere delegato ad altri ma solo meglio coadiuvato dalle tecnologie.
    Forse le tecnologie “vanno usate davvero”…

    Penso che, benchè sia molto importante comprendere che solo la cooperazione e una visione di progettualità ampia e generale tra i soggetti interessati possono fornire chiavi per arrivare alle soluzioni migliori (e più convenienti, non solo dal punto di vista finanziario), comunque alla base ci debba essere più ‘coscienza’ nell’utilizzo delle tecnologie, un maggiore senso di responsabilità diffusa, sopratutto nei singoli luoghi storicamente deputati. Almeno per quanto riguarda la propria produzione, conservazione concreta e ricerca di stabilità e durevolezza forse potevano costituire uno scopo ben chiaro già alla fine degli anni ‘90. E che dire del fatto che non è prassi comune nelle istituzioni pubbliche utilizzare formati proprietari solo se/quando necessario?

    Vorrei proprio avere e crearmi in futuro occasioni per continuare nella mia strada di lavoro con il web e spero di farcela. Ovviamente mi farebbe piacere mettere a parte anche… the Geek Librarian! :) :)

  10. bonaria Says:

    Ciao Elettra, sono certa che con le tue competenze e consapevolezze riuscirai a continuare nel lavoro che ti piace :)

    Sono d’accordo con quello che dici sull’importanza dell’uso consapevole delle tecnologie e sul fatto che forse siamo già in ritardo di una decina d’anni.

    Il tuo post precedente non era polemico e d’altronde il mio non era, come hai compreso, una difesa corporativa, solo il tentativo di considerare, assieme alle colpevoli responsabilità, anche le scarse risorse che spesso, soprattutto nel pubblico (ma anche, per quella che è la mia esperienza, nel privato), vengono messe a disposizione per progetti che magari richiederebbero sforzi molto più consistenti…

    Ciò nonostante bisogna essere vigili e affrontare i progetti, soprattutto quelli in ambito tecnologico, davvero cercando di preservare un profilo di concretezza e stabilità, evitando il rischio della dispersione e della superficialità.

    Cerchiamo di farlo e, perché no, di aiutarci perché certo la collaborazione e la condivisione possono rivelarsi armi vincenti e anche il post di un blog può generare consapevolezza e riflessione (almeno, questa è la speranza dell’autrice ;-) ).

    A presto, ciao!

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