25 Risposte to “Semapedia, ovvero l’anello mancante tra il web e la realtà”

  1. Enrico Says:

    Ciao Bonaria, bentornata..

    su Scuola3d abbiamo tentato una sperimentazione a partire da Semapedia.
    Nel nostro caso l’idea di fondo di Semapedia, e cioè connettere il mondo fisico a una sua descrizione sul wiki, è stata ripresa in un mondo virtuale: Scuola3d. L’idea, naturalmente si puo’ applicare a tutti i mondi virtuali, per esempio a Second Life.

    In breve, sugli edifici significativi costruiti su Scuola 3d viene applicato un semacode (codice a barre) cliccando il quale si apre una pagina del wiki (in questo caso il wiki di Scuola 3d), dove è presente una descrizione dell’edificio fisico. Se non c’e edificio fisico, la descrizione approfondisce i caratteri dell’edificio virtuale.

    Una descrizione di questa procedura puoi vederla in questa relazione, presentata lo scorso anno da Luisanna all’IRRE Lombardia: http://www.scuola3d.eu/documenti/tags.pdf

    Qualche altro intervento su come sperimentare Semapedia in un mondo virtuale lo ho ritrovato sul blog di Scuola3d: http://www.scuola3d.eu/weblog/index.php?tag=semapedia
    Ho approfittato del fatto che si tratta di posts taggati con l’etichetta “Semapedia”, in modo indipendente dalle categorie predefinite del blog.

    La fondamentale differenza consiste nel fatto che nel connettere mondo virtuale a wiki, è superflua l’intermedianzione del cellulare (e il semacode diventa una icona) . Basta un click col mouse sul Semacode presente nel mondo virtuale, per aprire la pagina wiki corrispondente.
    Il che, incidentalmente, ci fa capire il ruolo profondo del cellulare dentro il progetto semapedia: funziona come un mouse che attiva un link speciale, un link che connette gli oggetti fisici alle informazioni sul web.

  2. Fabio Metitieri Says:

    Scusate, ma questa mi pare proprio un’idea delle palle.

    Sei in una biblioteca, e invece di trovare un terminale dedicato, una brochure, un catalogo, un pezzo di carta igienica con qualche spiegazione, devi trovare il codice, avere un cellulare attrezzato per fotografarlo e interpretarlo, quindi collegarti a Internet (sempre via celulare)…. Ma in che film l’avete visto???

    Oppure, sei in Second Life e invece di trovare una mappa o un plastico che distribuisce notecard e fornisce dei teleport, devi cercare il codice e poi spostarti sul Web???

    Ma scienza dell’informazione chi ve l’ha insegnata, Topo Gigio?
    ;-)

    Ciao, Fabio.

  3. Enrico Says:

    ciao Fabio,

    il progetto Semapedia non mi sembra alternativo al resto, nel senso, per esempio, che in biblioteca il Semacode resterebbero brochures, cataloghi e pezzi di carta igienica… Però – e non soltanto in biblioteca – Semapedia consentirebbe di connettere luoghi fisici a informazioni sul web, dimensioni che spesso viaggiano separate. Se poi i luoghi fisici sono virtuali, come nel caso di Scuola3d, allora l’idea è di rendere comprensibile l’ambiente in cui ti trovi, non soltanto con notecards, ma con i contenuti generati dagli stessi visitatori di quell’ambiente.

    La sperimentazione proposta da Bonaria per le biblioteche, mi sentirei di rilanciarla per esempio alle pubbliche amministrazioni in generale.

    Tieni conto che non si tratta tanto di connettere un oggetto fisico a una sua descrizione qualsiasi, ma a sue descizioni generate dal basso, per questo la scelta del wiki da parte dei progettisti di Semapedia, come ha spiegato Bonaria nel suo post.

  4. bonaria Says:

    @Enrico: complimenti per le usuali spettacolari iniziative! E’ fantastica l’associazione dei semacode all’interno dei Scuola3D: è un’idea molto innovativa e immaginifica, oltre al fatto che in qualche modo educa gli utenti ad adoperare Semapedia (e simili) anche nella realtà fisica… Davvero non smettete mai di sorprendermi!

    @Fabio: se solo per qualche minuto al giorno smettessi di pensare con la tua mentalità oppositiva tipicamente maschile, ti renderesti conto che le biblioteche – come tutto , probabilmente, nella vita – non hanno bisogno di esclusioni, ma di inclusioni.
    Dunque, è ovvio (ma magari è ovvio a me perché in una biblioteca ci lavoro) che Semapedia non sarebbe alternativa ma al limite parallela ai terminali, alle brochure e quant’altro.
    Se anche tu lavorassi a stretto contatto con gli utenti avresti chiaro che spesso questi manco ci arrivano ai pc del reference mentre per contro passano gran parte del loro tempo in biblioteca – nonostante i divieti ripetuti – attaccati al cellulare. Oltre al fatto che riprodurre su brochure cartacee da impilare in qualche punto degli scaffali le recensioni e i commenti a un testo, per esempio, sarebbe un pochino complicato.
    Perciò mi sembra che un buon bibliotecario debba ingegnarsi e magari sfruttare le invenzioni della tecnologia – come si sarebbe detto un tempo – per andare incontro ai nuovi bisogni e alle nuove modalità di interazione, piuttosto che fare il purista sulla via dell’estinzione…

  5. enore savoia Says:

    Bentornata Bonaria … tempo fà ed anche grazie ai preziosi riferimenti di Francesco Saverio Caccavella : affrontai il topic inerente a Semacode e Semapedia spero possa esserti utile … anche se hai reso perfettamente chiara la situazione in questo tuo post ! buon lavoro :)

    PS: mi scuso per eventuali errori “charset” dovuti ad upgrade della piattaforma … correggo quanto prima !

  6. Fabio Metitieri Says:

    Maschile oppositivo? Ti pregherei di stick to the point e di non scadere in apprezzamenti personali, dato che tra l’altro non mi hai mai neppure visto.

    Anyway, certi giochetti sono divertenti quando sono e sanno di essere soltanto giochetti, come il laptop che ho in SL e che spedisce anche email, ma diventano masturbazioni mentali quando pretendono di essere seri, come, sempre in SL, chi blogga da li’ dentro.

    Scusa se insisto, ma la gestione dell’informazione richiede approcci meno “innamorati e prescindere” e piu’ analitici e seri.

    Ciao, Fabio.

  7. Antonio LdF Says:

    Beh l’idea è molto bella e ricalca parecchio un progetto di cui ho letto la documentazione poco tempo fa.

    Un’iniziativa del genere potrebbe essere lanciata a costi relativamente ridotti (si tratta sempre di UGC) per il grande Italia.it. Poca tecnologia e tanti contenuti fruiti in una maniera nuova e immediata…

    Ti leggo spesso e sei davvero interessante; Enore ha fatto bene a parlarmi di te!
    :-)

  8. Pierre Says:

    SPIME?
    Web 3.0?
    l tragico degli scrittori cyberpunk è che il loro immaginario diventava realtà alla prima ristampa…
    Se Gibson ci ha anticipato il Web 2.0, ora Sterling sembra annunciarci il Web 3.0.

    Consiglio, a chi non l’avesse ancora letto, un libro che ho letto alcuni mesi fa su indicazione di due persone diametralmente opposte: un docente di design e un P.M. Web 2.0 (solita zooppa….).

    La forma del futuro / Bruce Sterling. – Milano : Apogeo, [2006]. – XIII, 173 p. ; 21 cm. – (Apogeo saggi) ISBN 8850324782
    http://www.apogeonline.com/libri/88-503-2478-2/scheda

    Riporto una recensione da http://lucarosati.it/blog/la-forma-del-futuro che mi sembra cogliere bene il senso del libro.

    Ciao a tutti, Pierre

    Dal design partecipativo all’oggetto partecipato. La forma del futuro di Bruce Sterling

    Nel suo libro La forma del futuro, Bruce Sterling prospetta un’ulteriore evoluzione di ciò che oggi chiamiamo web 2.0. Fenomeni come il social-networking e la Radio Frequency IDentification (RFID) stanno dando vita a una nuova internet delle cose, che qualcuno ha già battezzato come web 3.0.

    Markets are conversations.

    Così nel lontano ‘99 recitava il Cluetrain Manifesto. In molti ritornano oggi a questa affermazione sottolineandone la lungimiranza (lo fa anche il numero 59 di Nòva 24).

    Anche il libro visionario di Bruce Sterling, La forma del futuro, si riaggancia a questo concetto, prospettando un design e una interazione conversazionali. Sterling parla di una evoluzione cruciale in atto: quella dal gingillo tecnologico all’oggetto-SPIME (un nuovo tipo di oggetto conversazionale, appunto) e quella parallela dal destinatario-utente all’intermediario (colui che interagisce in modo conversazionale con i nuovo oggetti-SPIME).
    Gli SPIME (neologismo derivante dalla fusione di SPACE + TIME) sono un’ulteriore evoluzione di ciò che oggi chiamiamo web 2.0: muovendo da fenomeni come il social-networking, la Radio Frequency IDentification (RFID), gli SPIME costituiranno una nuova internet delle cose. Ciò che qualcuno ha già battezzato come web 3.0.

    Sterling prospetta un approccio al design che va oltre il concetto di progettazione di un singolo artefatto (oggetto, sito web o altro), ma che abbraccia invece un’idea di design come costruzione di un’esperienza trasversale ai diversi contesti d’uso, con uno spostamento significativo del fuoco dell’attenzione:

    * dall’interfaccia all’interazione
    * dal prodotto al processo
    * dal gingillo allo SPIME.

    Questa transizione segna una nuova fase del design, che riporta l’uomo al centro della tecnologia non solo come destinatario finale ma come partecipe (al pari del designer) della “costruzione” stessa dell’oggetto-SPIME, e della relazione uomo-oggetto. Se nell’epoca dei gingilli (quella ancora oggi predominante) siamo utenti finali – dice Sterling – in quella degli SPIME siamo-saremo intermediari (wrangler).

    L’idea è che non si considera più un oggetto come un manufatto, ma come un processo […]

    Una SOCIETA’ SINCRONICA sincronizza molte storie. All’interno di una SOCIETA’ SINCRONICA qualsiasi oggetto degno di considerazione – da parte di uomini o di macchine – genera una piccola storia. Queste storie non sono archivi polverosi immobilizzati in carta e inchiostro. Sono risorse informative, manipolabili in tempo reale.

    Una SOCIETA’ SINCRONICA genera miliardi e miliardi di traiettorie catalogabili, indagabili, tracciabili: schemi di progettazione, produzione, distribuzione e riciclaggio che sono conservati in forma estremamente dettagliata. Sono le microstorie delle persone in relazione agli oggetti […] Queste microstorie informazionali sono soggette a sviluppi praticamente senza fine. Riuscire a sfruttare questo potenziale è una opportunità fondamentale e una sfida per il design di domani (Sterling, p. 45).

    E quindi l’oggetto stesso della progettazione si sposta dall’artefatto al processo. Ma in che senso gli SPIME sono un processo e una storia? In che modo essi fondono spazio e tempo? Grazie a una identità e una metrica che li rendono tracciabili in ogni momento nel tempo e nello spazio, e che permettono loro un rapporto conversazionale con l’uomo. E tali identità e metrica sono a loro volta il frutto dell’anima degli SPIME: gli RFID, evoluzione dei vecchi codici a barra.

    I codici a barre sono di carta. I codici elettronici sono elettronici. Ecco perché sono in arrivo degli oggetti codificati in EPC [Electronic Product Code]; per la stessa ragione per la quale l’elettronica ha scacciato la carta da una valanga di altre applicazioni. I codici su carta sono troppo lenti, limitati e di limitate prospettive per i […] bisogni […] di chi gestisce l’identità degli oggetti. Sono ben pochi i dati che si possono inzeppare su supporto cartaceo con i codici numerici a barre (Sterling, p. 95-96).

    Alla fine del suo ciclo vitale, lo SPIME viene disattivato, […] interamente smontato e reinserito nel flusso manifatturiero. I dati che ha generato rimangono disponibili per le analisi storiche di un’ampia gamma di parti interessate. Tali varietà e livelli d’interesse sono ciò che voi, intermediari di SPIME, considerate d’interesse cruciale. Principalmente e per sempre, lo SPIME è un insieme di relazioni, e d’ora in poi un oggetto.

    La chiave dello SPIME è l’identità. Uno SPIME è, per definizione, il protagonista di un processo documentato. È un’entità storica con una sua traiettoria, accessibile e precisa, attraverso Io spazio e il tempo.

    Uno SPIME deve quindi essere una cosa con un nome. Niente nome, niente SPIME. Questo rappresenta una seria sfida semantica. Le etichette che attacchiamo agli oggetti non s’identificano mai con i fenomeni stessi; la mappa non può essere il territorio. C’è una relazione complessa e fragile fra etichette e materialità (Sterling, p. 84).

  9. bonaria Says:

    @Enore: bentrovato :-) Grazie della segnalazione: il tuo post è interessante ed esaustivo. Mi piacerebbe sapere se hai fatto esperimenti a riguardo…
    Mi piacerebbe anche poter linkare, in calce ad ogni post, gli altri contributi che i blogger hanno postato sull’argomento in oggetto, o addirittura consentire loro di postarli. Hai idea di come si possa fare in modo automatico oppure manuale ma uniforme? Qlcs di diverso dal “View blog reactions” che alcuni blog hanno; tipo “Vedi articoli simili”, ma che dovrebbe/potrebbe essere arricchito anche dai lettori e non solo dall’autore del blog…

    @Antonio: grazie dell’apprezzamento, ne sono molto lieta! E’ fantastica l’idea di Italia.it! Potrebbe essere una sorta di marketing virale da sviluppare insieme alle (o sulla scorta delle) iniziative auto-prodotte dal popolo del barcamp…

    @Pierre: Ciao, sono contenta di risentirti! Ottima l’indicazione di Sterling – avevo sentito parlare del suo libro, ma a questo punto lo comprerò senz’altro, soprattutto visto che le indicazioni arrivano, attraverso te, dalla ‘solita zooppa’ ;-)
    Mi sembra che il concetto di SPIME colga bene le trasformazioni in atto e dia una interessante definizione (tra le tante che si vanno affastellando) di web 3.0: il web delle cose… Giusto ieri pomeriggio ho letto un’intervista a Rosedale nella quale, parlando più o meno di queste cose, il creatore di Second Life sostiene che il futuro del web (dunque il web 3.0?) sarà proprio la realtà virtuale, e che la trasposizione all’interno della rete della fisicità del mondo reale, segnerà un boom analogo a quello che ha marcato il web alla metà degli anni ’90…
    Mi piace molto poi il concetto delle cose viste come processi, di etichette elettroniche che non si limitano a fornire un dato ma rispecchiano una storia, informazioni in divenire… Continuo a pensare che tutto ciò abbia molto a che fare con le biblioteche e se le modalità applicative che ci figuriamo appaiono (o sono) magari rozze e primitive è solo perché è tutto ancora in uno stadio così embrionale e potenzialmente rivoluzionario che è difficile anche solo immaginare (se non si è B. Sterling o W. Gibson o simili) gli sviluppi che potrebbe avere…

  10. mktg4nerds Says:

    Sul tema social mapping, integrazione mondo reale-virtuale/ugc ho trovato una segnalazione sul blog di Icecards di un altro sistema interessante che si chiama Yellow Arrow.

    ps: complimenti per il blog e anche per scuola3d, che non conoscevo.

  11. enore savoia Says:

    Carissima Bonaria … ringrazio per l’apprezzamento !

    Cerco di dare una risposta [a larghe linee] sui quesiti che hai posto :

    Premetto che quanto tu desideri … se fattibile lo si potrebbe considerare un vero e proprio Uovo di Colombo! peccato che la semantica come altrettanto i criteri di Semantic Web non siano stati a suo tempo tematiche di interesse come il twitter attuale o altre tecnologie … nate con giusti propositi … ma puntualmente degenerate e distorte dalla pura mentalità dei blogger [o meglio blogger addicted] .

    Semanticamente parlando ci sarebbero due interessanti strumenti da evidenziare : TalkDigger ; che possiamo considerare una alternativa semantica [interessante la sezione FOAF] del mostro sacro “Technorati” ! Ed il progetto SIOC.

    SIOC e il suo sistema basato su RDF è felicemente implementato sulle piattaforme CMS Drupal … sono disponibili anche plugin dedicati al CMS WordPress sia per editare automaticamente una RDF SIOC Document … che per importare direttamente [basta inserire la URI del documento] in versione post su WordPress … Attualmente la piattaforma WP v.2.2.1 riesce a gestire solamente il plugin di importo ! [se non erro sino alle versioni 2.0 funzionavano egregiamente entrambi]

    e.i : Recently updated SIOC documents [la sezione da visionare] –> inserire la URI del documento –> importare su WP –> controllare e pubblicare !

    Visto che è di turno una piattaforma WordPress [che su community WP.org ti permette ben poco] : è il caso dire che se vorrai continuare ad approfondire … sarai costretta ad implementare queste tue personali blog reaction … manualmente !

    Per quanto riguarda semapedia : come hai potuto notare ho creato il semacode di enetweb ; al tempo un caro collega provvisto di cellulare con tecnologia symbian installò il sem@reader e fece un test fotografando il semacode dalla mia pagina [esito positivo e il suo cellulare fu reindirizzato alla mia URI] … mi torno a ripetere, peccato che questa potente tecnologia non sia ancora stata presa in considerazione !

    Un progetto a riguardo della Biblioteca in cui presti servizio : Ottimo creare una pagina dedicata su wikipedia –> corredarla dei link di approfondimento –> ed iniziare a taggare con i semacode :) [chiedere la collaborazione dei colleghi di altre biblioteche e lavorare duro sul mashup delle informazioni e il tagging]

    … chissà vista la considerevole crescita del fenomeno blogging … che un giorno sotto al numero civico di ogni abitazione, ci abitueremo a trovare anche il semacode che indica il proprio sito personale o blog !

    buon lavoro !

  12. enore savoia Says:

    dimenticavo : perchè no! corredare anche il tuo spazio virtuale su Second Life di semacode :D

  13. bonaria Says:

    @Enore: grazie infinite per i suggerimenti e i link: io pensavo a qlcs di meno semantico e più pratico tipo un tool (o plug-in) per creare sitografie a margine dei post – sitografie alimentate dall’autore del post ma anche dai suoi lettori.

    Ciò di cui mi parli è invece molto più potente e profondo, e direi utile, nell’ottica di una seria diffusione del semantic web (che si spera avvenga prima o poi). TalkkDigger mi pare simile a Sphere, con una forte connotazione conversazionale in più (non a caso “The central point is the conversation page”)

    Sioc mi sembra di un altro livello – un livello semantico, per l’appunto: lo vado subito a studiare…

    Grazie a tutti per la discussione, i suggerimenti e le suggestioni e buonanotte! :-)

  14. bonaria Says:

    @Matteo: grazie per la segnalazione e i complimenti, che ricambio :-)
    Sarebbe interessante mettere a confronto le iniziative sorte sulla scorta dell’idea di semantizzare i luoghi fisici e connetterli al web, e magari cercare di capire quale tra esse ha avuto più successo (o potrebbe averne…). Che ne dici?

  15. Fabio Metitieri Says:

    Ah, gente senza storia e senza memoria…. Di Internet delle cose si parla circa dal 1998, anche in Italia. Di integrazioni tra Rfid e trasmisisoni wireless ha teorizzato molto bene Rheingold nel suo “Smart mobs”, stampato nel 2002… Nulla di nuovo sotto il sole, quindi, e bene arrivati (con almeno 5 anni di ritardo).
    ;-)

    Ciao, Fabio.

  16. enore savoia Says:

    @ Bonaria … trovo le tue segnalazioni altrettanto interessanti, e questo è solo uno dei motivi per cui seguo le pubblicazioni che proponi ! … grazie !

    @Fabio … premetto che sono un neofita e che da pochissimo tempo mi sono avvicinato al sematic web ! quoto a priori le tue riflessioni /come sempre siamo in ritardo/ … un ritardo tecnologico che abbiamo pagato caro anche nel corso della recente conferenza *Le Web3* .. che ha visto le nostre aziende e l’agguerrito gruppetto di blogger /presenti/ … si, ma nel ruolo di spettatori !
    A questo mi riferivo nel dire : ritardo tecnologico, distorsioni e degenerazione delle varie tecnologie da parte dei blogger [italiani] !!!

    Sono poche le persone … che come te studiano profondamente le varie tematiche, connesse e sconnesse :) di internet ! E a quei pochi … la blogosfera non risponde con il dovuto interesse ;)

    Ho iniziato il mio cammino semantico grazie agli input di Simone OnofriPasquale Popolizio and more !

    E’ un mondo affascinante .. una /no time zone / che tra una RDF, le trasformazioni di Brian Suda, W3C GRDDL ed ontologie varie riesce ancora a farmi rimanere con la bocca aperta … mi auguro riesca a coinvolgere sempre più un maggior numero di appassionati ed addetti ai lavori …

    Buon lavoro :)

  17. Francesco Says:

    Sono d’accordo su i commenti di Enore, Fabio e Bonaria. Dico solo una cosa: voi la vedete una carenza di base su come implementare dati semantici e piu’ in modo semplice e che faccia ben capire l’importanza a chi ne è a digiuno?
    ciao a tutti e buon lavoro
    Francesco

  18. Codici semantici seconda parte - ShotCode « The Geek Librarian Says:

    […] ho pensato di dedicarle un post a parte, anche sulla scorta del vostro gradimento per il tema (17 commenti al primo post: wow! Per vie traverse (leggi: the big Leeander), ho scovato questa iniziativa che mi pare proprio fare […]

  19. bonaria Says:

    Ciao Francesco, grazie per il tuo commento: è corretta la domanda che poni. Come dicevo su questo blog qualche tempo fa, il 2007 dovrebbe finalmente essere l’anno del decollo per il semantic web – pena la sua lenta ma inesorabile decadenza. Il punto è proprio che per il decollo o almeno per una adozione più di massa occorrerebbero applicazioni semplici (non necessariamente facili), utili e intuitive…

  20. Simone Onofri Says:

    @Enore: Innanzitutto saluto a tutti e ringrazio Enore che, attraverso il link, mi ha fatto scoprire questo blog.

    @Fabio: quello che dici ha senso… ma questo succede un pò per tutte le cose, gli stessi RSS sono nati anni or sono e utilizzati su larga scala, dicasi anche progresso, solo negli ultimi anni (e nell’ultimo anno in Italia). Il problema principale quando sviluppiamo una tecnologia, un pò per non sensibilità della buona parte degli sviluppatori, un pò perchè una tecnologia richiede tempo per maturare – anche se le Raccomandazioni proposte dal W3C ne passano di cotte e di crude prima di diventar tali – viene snobbata o ignorata fino a che non viene messa sul mercato un applicazione “killer” e tutti cominciano inneggi all’innovazione, quando quella tecnologia è già li da tempo immemorabile. Un esempio? Gli RSS! Che, in ogni caso, tutt’ora dai “grandi” – quelli che i blogger chiamano mainstram media – snobbano passandoti le notizie in formati XML non validi e proprietari.

    @Francesco: pensa agli stessi RSS, esempio che uso due volte… quando è facile leggere le news, quando tempo ti fanno risparmiare… pochi sanno, però che sotto sono dati semantici! Il fatto è che RDF non è molto semplice da imparare, i vocabolari nemmeno e oltretutto sono molto specifici.

    @bonaria: applicazioni semplici vengono fatte, con o senza la semantica sotto… in ogni caso il ponte tra web tradizionale (del quale se andiamo a leggere scritti di Tim-Berners Lee siamo si e no allo 0.2…) e il web semantico siano i microformats (inserimento di un livello semantico direttamente in XHTML), un ulteriore ponte sarà GRDDL (e XSL) per l’estrazione di tali dati ma queste sono tecnologie che poi sono alla base di applicazioni stesse.

    Un esempio semplice è un applicazione in fase di testing http://www.siatec.net/timeline/ a cui sto lavorando (putroppo sul mio server pubblico XSL non si riesce a implementare bene) è la trasformazione di hCalendar (un Microformato per vCal) in Timeline (usando quella di Exhibit) passando tramite RDF solo con XSL (un foglio di trasformazione anche abbastanza semplice). Parser XSL permettendo è una cosa semplice che senza troppi problemi puoi trasofmrare in formato Outlook, iCal o altro… stessa cosa sto facendo… dunque un occhio ai dati in maniera indipendente dal loro formato… come XHTML per la struttura e CSS per la presentazione solo molto più potente…

    Altro esempio è un ulteriore applicazione, che se volete vi mando via mail, per la trasformazione di hCard (formato per le pesone) in mappe di Google (KML). Con un click hai dalla tua lista dei clienti sul sito aziendale una mappa interattiva senza scrivere alcuna riga o altro…

    …peccato che questo spesso non importi. Non so se il 2007 sarà l’anno della svolta, anche se sono state presentate cose interessantissime… e la gente non si accorge che la semantica gia si usa…

    …immaginiamo un sito “sociale” implementato con FOAF per la descrizione delle persone, SIOC per la comunità, RSS per le news, DOAP per i progetti, DCMI Per i prodotti e cose del genere… non sarebbe ne male ne troppo complesso da fare (svariate cose sono infatti gia pronte come base e formato dei dati) però si tende sempre a voler teneresi sempre suoi propri formati (non solo Microsoft, in generale).

  21. bonaria Says:

    Ciao Simone e grazie molte per il tuo lungo commento (dal quale ho appreso molte cose) e complimenti per il timeline generator! Mi sembra interessante il concetto, alla base del web attuale, di dati indipendenti dalla presentazione: a partire da una semplice pagina web fatta con CSS per finire a sperimentazioni più articolate come le tue…

    Mi interessa moltissimo anche quella relativa a Google Maps: mi farebbe piacere poterla provare :-)

    Perché secondo te non si riesce a implementare il “sito sociale con FOAF per la descrizione delle persone, SIOC per la comunità, RSS per le news, DOAP per i progetti, DCMI Per i prodotti e cose del genere…”? Come dici tu stesso in fin dei conti non è troppo difficile… E’ solo colpa di applicazioni legacy?

    A presto, e grazie!

  22. Simone Onofri Says:

    @bonaria:
    Grazie per aver letto tutto il lungo commento. Il piccolo “trucco”, se così si può chiamare, che è sotto i test della mia piccola home page è avere delle pagine accessibili agli uomini, e con struttura (XHTML) separata dalla presentazione (CSS) ma che allo stesso tempo sono comprensibili alle macchine (semantica) tramite le trasformazioni XSL per avere dell’RDF… questo potrebbe essere, magari con GRDDL e RDFa diffusi, l’effettivo ponte tra il Web Attuale (che a legger Tim Berners-Lee non è arrivato nemmeno alla 0.2) e il Web Semantico… speriamo bene!

    Putroppo la Timeline è abbastanza instabile colpa del parser XSL che ho sul server, ma più di Sablotron non mi fanno mettere. Per le mappe ti mando una mail con un test sulla mia pagina e per la versione definitiva (si fa per dire – in ogni caso con il supporto anche per gli hcalendar) ti prego di aspettare almeno una settimana che sarl fuori.

    Il problema della diffusione è complesso…

    Il mondo del Web Semantico è ancora molto legato alla ricerca e solo in questo anno effetivamente si sta diffondendo nel campo aziendale (ringraziando anche la pubblicazione di SPARQL).

    Tutti sappiamo, inoltre, che uno degli aspetti fondamentali per la diffusione di una tecnologia sono la facilità di implementazione e utilizzo… certamente RDF non è tra le cose più semplici del mondo ma i Microformats (leggi come: inserimento di un livello semantico direttamente in pagina) con GRDDL (da vedere come: ti tiro fuori RDF senza che tu te ne accorga) sono un ottimo ponte.

    Sviluppare un applicazione di quel tipo con queste tecnologie, effettivamente, non è troppo complicato, anche più semplice che non altre, il problema è nel trovare qualcuno che le sappia usare (bene) e altri che abbiano la voglia di investire, e tutti di tentare.

    Non è solamente colpa di applicazioni “importanti” che magari ci aiutano a sviluppare – anche se sicuramente se Microsoft inserisse in Visual Studio alcune librerie semantiche non sarebbe male – gia l’apertura anche da parte loro non è male: .NET è un XML, e anche questo è un passo avanti… se io facessi un XSL che me lo convertisse in altro? Potere dell’XML!

    C’è poi il classico scetticismo per le cose nuove (che deriva da una conformazione del nostro cervello che – se si abitua a delle procedure – le abbandona difficilmente) e alcuni pregiudizi sul Web semantico, in pochi capiscono che estenderà quello attuale e non lo sostiuitità, si ha paura del ragionamento delle macchine (anche noi potremo vedere i passaggi logici che faranno – lo dice anche Tim sul suo libro)…

    Ho visto svariate applicazioni, 2.0, un pò per svago un pò per studio e tra quelle più famose spesso troviamo, anche se non lo sappiamo, metadati, poi l’infrastruttura non è con uno Storage Semantico, le query non sono in SPARQL, ma il concetto è li.

    Prendi Digg.com (famosissimo, effetto digg…) che dati metti per una Story

    URL:
    Title:
    Description:
    Topic:
    (tuo user)

    ora sostituisci:
    Story -> Risorsa
    URL -> URI
    Title -> dc:title
    Description: dc:description
    Topic -> dc:subject (rimanendo sui DC, altrimenti ce ne sono altre)
    (tuo user): dc:author

    ma la gente lo sa che questo è il Dublin Core (una minima parte – aggiungendo le latre sarebbe più complesso ma acneh più completo)? Che se tutto fosse esportabile e su una piattaforma interoperabile potrei avere i Digg dove mi pare sia in importazione che in esportazione?

    Li loro avranno un db con una tabella per gli utenti, quella con le story con id, titolo, description, topic (una foreign key alla tabella dei topic)… e pensare che si può riassumere con triplette Soggetto – Predicato – Oggetto… Inoltre le informazioni sarebbero accessibili da qualsiasi agente software che li supporti e, tanto per fare una supposizione, se la gente mettesse i DC nelle proprie pagine (vedi la mia pagina, li ha nei meta), mi basterebbe digitare l’url e il resto lo fa lui…

    Fino a che non ci renderemo conto che questo è possibile…

  23. bonaria Says:

    Ciao Simone. grazie a te per i post rivelatori: sono stupita e ammirata dalle equivalenze che fai tra alcuni progetti già in circolazione e le applicazioni semantiche sottese (o sottendibili ;-) )
    Il caso di Digg è in effetti emblematico: magari neppure loro stessi sanno che potrebbero diventare semantici davvero con poco o che addirittura lo sono già…

    I microformati, da quanto dici, sembrano essere l’unica strada che potrebbe portare al successo il w.s., in quanto soluzione di compromesso sufficientemente stabile, semplice da realizzare e però che garantisce un buon livello di semanticità…
    Anche se in effetti il passaggio da questi a RDF potrebbe essere ugualmente rapido e (quasi) indolore…

    Per un lavoro che sto seguendo nella biblioteca in cui lavoro, ho lavorato sui microformati e ne ho scoperto uno che per le applicazioni di cui le biblioteche si servono è fondamentale: si tratta di COinS.

    CoinS ci permette di attivare l’openurl all’interno di semplici pagine (X)HTML e perciò di rendere semantici, a un client in grado di riconoscerli, i metadati bibliografici presentati su qualsiasi sito (si applica perfino ai blog!).

    A breve rilasceremo questo tool che sfrutta proprio COinS e sarò molto interessata a un tuo parere…

    Intanto mi farebbe molto piacere poter provare la tua applicazione sulle mappe e aspetto con piacere tutto il tempo necessario per vedere la sua versione (quasi) definitiva.

    E infine, a parte le instabilità non dipendenti dalla tua volontà, riconfermo i complimenti alla tua Timeline per l’utilità e la semplicità!

    Grazie di tutto e buona domenica!

  24. attilio Says:

    grazie.ciao.

  25. giaccaiGiaccai Says:

    cara Bonaria, vorrei capire che fine ha fatto il progetto Semapedia di cui vedo solo una pagina offline nel web http://www.merkwelt.com/people/stan/semapedia_offline/

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