Blog, che passione!

Nel numero di Pc Professionale in edicola (giugno 2007) troverete un lungo, articolato e (spero ;-) affascinante articolo intitolato Blog, che passione! scritto da me medesima. Grazie alla fiducia del caposervizio Maurizio Bergami, ho avuto la felice opportunità di poter comunicare su tale palcoscenico le mie conoscenze ed esperienze sul meraviglioso mondo dei blog!

L’articolo si compone di circa 20 pagine e, come d’abitudine per Pc Professionale, è ricco di illustrazioni e schede. Si comincia con la storia (nascita del blog e suo sviluppo lungo gli anni ’90-2000) per poi passare ai tipi di blog (dai diari personali ai blog elettorali, da quelli dedicati all’ICT ai moblog e photoblog e così via); un paragrafo che mi è sembrato fondamentale è quello intitolato Un blog per tutti, nel quale ho cercato di enucleare le principali problematiche che chi decide di aprire un blog deve affrontare (scelta dei contenuti, target di riferimento, piattaforma etc.).

Non mancano informazioni su come guadagnare con i blog: visti i tempi che corrono abbiamo pensato che fosse un’esigenza particolarmente sentita ;-) Attraverso alcune strategie e alleanze con agenzie di pubblicità è possibile riuscire a raggranellare anche discreti gruzzoletti. L’ultimo paragrafo è dedicato invece ai motori di ricerca e alle directory specializzati in blog e a come impostare il proprio blog perché si possa essere censiti più efficacemente da essi.

Ad arricchire l’articolo vi sono poi due schede Passo per Passo su come creare un blog con WordPress e Splinder, un inserto dedicato ai principali software per il blogging, un box su pingback e trackback e infine una pagina dedicata all’anatomia di un blog: una rappresentazione grafica di un blog-tipo, con le indicazioni di tutte le sue feature.

Come sapete Pc Professionale è la rivista di informatica più letta in Italia, nonché la più accreditata; con il mio articolo spero di aver contribuito a suscitare curiosità verso i blog e magari ad aver convinto qualche scettico almeno a provare una delle piattaforme segnalate per divertirsi un po’ in questo piovoso giugno (milanese) ;-)

16 Risposte to “Blog, che passione!”

  1. Fabio Metitieri Says:

    Be’, non trovi buffo – e significativo, per certi versi – che una bibliotecaria su una rivista come “Pc Professionale” – sottolineo: professionale – faccia adesso divulgazione spicciola sui blog, tipico strumento che viene osannato perche’ idiot proof, e dopo tutti i manuali, saggi, romanzi, racconti usciti sull’argomento almeno dal 2005? Mentre, al contrario, sull’attuale numero di “Biblioteche Oggi” (sottolineo: oggi) un non bibliotecario scrive dieci pagine sulle biblioteche in Second Life.

    Com’e’ sempre istruttivo seguire i sommari della stampa specializzata….
    ;-)

    Ciao, Fabio.

  2. bonaria Says:

    No, non trovo buffo che Pc Prof abbia dedicato un articolo di approfondimento ad uno strumento che è idiot proof esattamente come lo è qualsiasi sito web. L’articolo è per principianti (nonostante gli anni trascorsi dalla pubblicazione dei primi blog molte persone non conoscono ancora questo strumento oppure non ne aprono uno perché nessuno ha mai spiegato loro come fare). Seguiranno sviluppi per utenti più skillati.

    Ma non è che per caso tutto ciò che non fai tu è idiot proof, mentre tutto il resto non lo è? Ma allora che dire del very idiot-proof link alla tua pagina personale che porta imperterrito alla home page di Alice? (e sono mesi ormai)

    Fabio, dammi retta, stai invecchiando anche te… Uff, che noia!!!

  3. enore savoia Says:

    Bonaria … grazie della segnalazione, ti seguo silenziosamente ed apprezzo le tue riflessioni … vedrò di non perdermi la copia citata di “pc-professionale ! Buon Lavoro !

  4. bonaria Says:

    Ciao Enore, grazie del commento e del link nel tuo blog e buon lavoro anche a te!

  5. Shaitan Says:

    Credo ci sia stato un ‘misunderstanding’ che ha portato alle critiche, che in parte condivido, di Fabio Metitieri.

    Il nome pc professionale è solo un nome.
    Pc professionale è la rivista più venduta di informatica in Italia e come tale non può essere orientata a chi dell’informatica fa una professione.

    Dubito che un sysadmin abbia bisogno di una spiegazione su come settare una webcam per la videosorveglianza ;)

    Lo stesso accadeva con LinuxPro(fessionale) 10 pagine di spiegazioni su come installare ubuntu che sarebbero inutili per un dba, ma molto utili per quello che è il reale target della rivista.

    Stessa cosa dicasi per pc professionale. L’articolo va letto alla luce del target a cui ci si rivolge.

    La parte dell’intervento di Metitieri che condivido è relativo a biblioteche oggi e un articolo scritto da non bibliotecari (per quanto la categoria non sia facilmente definibile)… probabilmente perché in questo caso toccano il mio piccolo mondo, mentre nel caso di pc professionale no :D

    Quanto all’ “idiot proof”…

    il buon Linus Torvalds nella sua polemica contro gnome (e lo dico da gnomo :D) richiamava una delle leggi di murphy del software, che tradotta recita più o meno:
    “Scrivete un software che anche un idiota saprebbe usare e solo un idiota vorrà usarlo”

    beh spero non sia il caso dei cms di qualunque genere (forse ho una visione limita e mi scuserete, ma per me i blog, wordpress in particolare, sono solo Yet Another CMS ;)), se no ricadrò anch’io nella grande famiglia degli idiot :)

  6. bonaria Says:

    Salva, PC Prof è una rivista che storicamente si è concentrata sugli aspetti più tecnici dell’informatica, intendendo per “tecnici” molto hardware e qualche elemento di programmazione. Da qualche mese però – encomiabilmente – si è rivolto alle tecnologie web (sul n. 190 è stato pubblicato un ottimo articolo sul web 2.0, per esempio), oltre al fatto che in alcune rubriche (vedi quella dedicata ad “Internet”) ha sempre affrontato tematiche relative alla rete in un modo che direi decisamente professionale. Inoltre, ripeto, è in programma almeno un altro articolo sui blog, questa volta diretto agli utenti più smanettoni.

    Mi sembra ovvio, come tu stesso sottolinei, che una rivista così letta non può indirizzarsi solo ad un pubblico specialistico e dunque trovo corretto che pubblichi articoli di vario livello.

    Poi, vogliamo parlare di quante biblioteche in Italia hanno un blog? E vogliamo dire quante di queste ce l’hanno perché io ho spiegato ad alcuni colleghi come metterlo su? Dunque non mi sembra proprio che il nostro ambiente sia così avanti. Magari se prima di pubblicare un articolo su uno strumento ancora molto elitario come SL, Biblioteche Oggi ne avesse pubblicato uno simil-PC Prof sui blog, avrebbe reso un bel servizio alla comunità dei bibliotecari…

    Su blog, wiki e quant’altro sono d’accordo: mai divinizzato nessuno strumento, nessun sistema operativo, nessun software. Il mio vangelo (laico) è: sperimentare e adottare ciò che in un determinato momento e per un determinato scopo fa al caso mio. E soprattutto non cercare continuamente di fabbricarmi nemici inesistenti giusto per sentirmi ancora viva e sufficientemente polemica…

    P.S. Per evitare fraintendimenti: sono stata tra i primi a livello internazionale (almeno in ambito LIS) ad occuparmi di Second Life (tanto che ancora oggi mi arrivano link di continuo al blog per questo), perciò non posso che essere contenta che Fabio ne abbia scritto su Biblioteche Oggi.

  7. shaitan Says:

    beh dai qualche articolo è uscito anche su biblioteche oggi…

    tipo a luglio/agosto il tuo o a ottobre quello di Lucia Antonelli, più incentrato su due blog specifici di biblioteche… in generale diciamo la rubrica Biblioweblog…

    Non erano certo le undici pagine dedicate a SL, che peraltro meritavano ampiamente quello spazio, ma è un inizio…

    non erano certo how to, ma non ho mai visto pubblicare da biblioteche oggi guide… per quelle ci sono i blog ;)

  8. bonaria Says:

    Sì, certo, B.O. è una rivista che apprezzo tanto, che è molto professionale e che infine non è nuova ai blog, però posso dirti che secondo me un po’ più di _spicciola_ divulgazione non farebbe male (magari anche su altre riviste/siti/blog o quant’altro)? Da quanti anni si parla di blog su B.O.? E però quante biblioteche hanno aperto un blog? E quante nell’ultimo anno?

    Dal mio osservatorio privilegiato (nel senso che molti colleghi mi raccontano le loro esperienze) constato ancora molta diffidenza e paura nel lanciarsi in qualche iniziativa del genere 2.0 (uso questa label per semplificare) – sia essa rappresentata da un blog, un wiki o una sitografia.

    E vedo che gran parte dell’immobilismo deriva proprio dal non sapere da dove cominciare: non bisogna essere elitari (o elitisti) in questo, e occorre comprendere che non tutti nascono *imparati*, come direbbe qualcuno, o versati per certi strumenti.

    Sarà che io ho sempre rifuggito la categoria degli intellettuali, ma cerco di preoccuparmi molto più di divulgazione che di massimi sistemi (e se lo dice una che è laureata in filosofia… ;-)

  9. Fabio Metitieri Says:

    Oh, e’ vero, il mio link qui era memorizzato sbagliato.

    Bonaria la mia osservazione non voleva essere polemica contro i blog. Tu che, ne deduco, non segui la stampa ICT divulgativa e/o professionale, non l’hai colto, ma intendevo sottolineare come tutto il settore stia scivolando sempre di piu’ verso il consumer e il semplice. A parte il fatto che negli ultimi anni i due terzi delle testate sono morti, chi resta semplifica, diventa idiot proof e segue sempre di piu’ le mode. Da Jack, che ha cominciato gia’ quattro anni fa, a Nova 24, che ci e’ arrivata solo alla fine del 2005, il succo non cambia. Tanta infografica, scrivere semplice, usare tanti box, gli elenchini puntati con 10 pro e 10 contro, divertire e seguire l’onda.

    Ma questo sarebbe un discorso lungo… In generale, mi pare, con la perdita dei lettori su carta si stanno adottando le stesse regole della grande stampa anglosassone, dove e’ vero che si vendono milioni di copie, ma con notizie che rasentano il magazine di gossip e con giornalisti che devono usare uno stile da settimo o al massimo ottavo Grade (che sarebbe a dire per tredicenni).

    Su profili piu’ alti ormai restano le riviste professionali, quelle proprio legate a una professione, o quelle di settore, che seguono logiche di distribuzione e di vendita completamente diverse. Come “Biblioteche Oggi”, appunto.

    Di polemico contro i blog, invece, posso dire questo: a che servono, a una biblioteca? C’e’ veramente qualcosa di nuovo da dire ogni giorno, e sotto forma di articolo? Non sarebbe meglio un bel sito Web, bene organizzato e aggiornato di frequente? E, dato che moltissime biblioteche un sito cosi’ non ce l’hanno, forse sarebbe meglio predicare in questa direzione, invece di pretendere che chi non sa manco ancora organizzare l’informazione in modo cosiddetto 1.0 si lanci sul cosiddetto 2.0.

    Shaitan, anche Torvalds non necessariamente e’ sempre geniale. Tutto cio’ che e’ idiot proof ha un successo enorme, se serve a qualcosa. Evidentemente ache PC Professionale e’ d’accordo. Forse fin troppo.

    Ciao, Fabio.

  10. bonaria Says:

    Comincio dalla fine: non credo che una biblioteca debba per forza dotarsi di un blog. La mia per esempio ha un ottimo sito (aridagli con la modestia ;-) e mai proporrei al mio capo di cambiarlo con un blog e, almeno per ora, nemmeno di affiancargli un blog dal momento che, tra le altre cose, il sito ha una sezione news provvista di feed e sempre molto aggiornata, un discreto tasso di multimedialità, i Dublin Core, un bel Google Mini come motore interno etc.

    Secondo me il blog può avere un senso o a livello base, per quelle biblioteche che non hanno un sito e per vari motivi (professionali, economici etc.), non se lo possono permettere, oppure come strumento da affiancare al sito per fare marketing, attirare specifiche comunità di utenti, aiutare il reference. Però, certo, dev’essere un blog curato, ricco, sempre aggiornato sotto il profilo tecnologico, possibilmente con versione sonora.

    Poi al di là di questo io sono interessata a tutti gli strumenti del (c.d.) 2.0, dunque mi piace molto l’uso che le biblioteche possono fare di siti come CiteULike o dei feed o dei wiki o del podcast, tanto per fare qualche esempio.

    Concordo sull’analisi del mercato editoriale, per quanto non sia un’esperta. Però credo anche che una rivista come Pc Prof sia riuscita a mantenere un ottimo equilibrio tra la specializzazione di alcuni articoli, la divulgazione di altri, una buona dotazione software nel dvd e rubriche piacevoli e informate.

    Biblioteche Oggi è un’ottima rivista e naturalmente ha un suo pubblico di riferimento (anche se poi vedo che molti non addetti ai lavori, cioè non bibliotecari, quando la scoprono ne restano molto favorevolmente impressionati). Anzi, dovrebbe forse proporsi più sfacciatamente come rivista per i _professionisti_ dell’informazione, perché ne ha i titoli.

    Insomma, concedere graficamente e contenutisticamente senza svendere la proprio identità e possibilmente riuscendo a sopravvivere in un mercato che mi sembra parecchio aggressive non dev’essere facile ma se non ci provano almeno i nostri pilastri…

  11. Shaitan Says:

    Shaitan, anche Torvalds non necessariamente e’ sempre geniale.

    Ovviamente (anzi, imho, lo è raramente quando parla, per fortuna il suo lavoro è un altro :D), altrimenti mi sarei dato dell’idiota (non che non lo sia, ma dirselo da soli…) due volte: uno come utente di gnome e l’altro come utente di un CMS ;)

    Tutto cio’ che e’ idiot proof ha un successo enorme, se serve a qualcosa. Evidentemente ache PC Professionale e’ d’accordo. Forse fin troppo.

    Vero, anche se fa molto “Buona Domenica”: si può applicare anche a questi strumenti la considerazione (opinabile) di De Crescenzo? (i programmi [televisivi] che fanno maggior ascolti sono stupidi perché la maggioranza è stupida)

    Forse sì, forse no.

    Tornando a WordPress devo dire che, come diversi dei CMS, ha la fortuna di non essere caduto nella legge di murphy del software di cui sopra, ma risulta appetibile sia per chi non può/non sa/ non ha soldi/ non ha voglia di crearsi un proprio sito (e, probabilmente, un proprio cms), sia per chi voglia aggiungere funzionalità scrivendo plugin, sia per chi lo usa come base per una nuova interfaccia agli OPAC (scriblio)

    Speriamo di aver azzeccato i code dei commenti di wordpress ;)

  12. Fabio Metitieri Says:

    Bonaria, quello che voglio dire e’ che in edicola tutti stanno calando le braghe, anche le testate ICT piu’ famose e con le maggiori tirature. Parlare di tecnologia con un alto profilo e con un taglio anche un po’ culturale e’ diventato impossibile.

    Io ho pubblicato di Second Life su “Biblioteche Oggi” non solo perche’ nei primi tempi ho frequentato a lungo le isole delle biblioteche e i loro biblotecari, ma anche perche’ un pezzo cosi’ ampio e cosi’ “riflessivo” non me lo avrebbe accettato nessun altro. Te lo assicuro. Forse il prossimo autunno, chissa’…

    Ma adesso non mi pubblicherebbe neppure “PC Professionale”, tenderei a dire, anche se con loro non ho mai avuto contatti. Eppure, solo quattro o cinque anni fa “PC Professionale” era una rivista su cui io non avrei mai potuto scrivere per la ragione esattamente opposta: per loro non sarei stato abbastanza smanettone e tecnico e i miei pezzi sarebbero stati troppo facili per i loro lettori. Come cambiano i tempi…

    Oggi per le edicole si scrive solo di cose semplici e usate da tutti, o almeno che siano trendy.

    E, non so se lo hai notato, ma anchei giornalisti che scrivono di ICT e ogni tanto accennano a SL, in SL non ci sono mai stati, o al massimo ci sono entrati mezzora e poi se ne sono andati (tanto per non far nomi: Zambardino), compresi quelli di testate che in SL hanno aperto una sede o organizzato iniziative (tanto per non far nomi: Panorama First, Panorama.it, Max, Repubblica/L’Espresso).

    Sui media generalisti, poi, adesso SL va bene solo se si puo’ scrivere qualcosa di morboso (le solite esse di Sesso, Sangue e Scandalo), preferibilmente sulla pedofilia e sul Sado-maso (una nuova esse…)

    Ma sempre senza che nessuno ci sia mai stato, o quasi.

    Bonacina ha un avatar nato due giorni prima della pubblicazione sul Manifesto del suo pezzo di aprile, grondante di sdegno e di orrore per una pedopornografia che, direi, non solo lei non ha mai visto, ma nei posti da lei descritti non c’era proprio. Bono su Repubblica.it ha parlato addirittura di mafia in SL, il che e’ sinceramente ridicolo.

    E non e’ mai stato in-world neppure Giacometti, un giornalista del noto settimanale svizzero “Il Caffe'”, che mi ha intervistato un paio di settimane fa proprio sugli orrori di SL. Carlini, con i suoi accorati appelli antipedofili, sempre sul Manifesto e a fianco delle denunce di Bonacina, dice che va in giro vestito da Peter Pan, ma forse lo fa proprio per attirare e catturare i pedofili stessi. E De Biase ha parlato su Nova 24 di blitz dell’FBI (che non ci sono mai stati, visto che l’FBI e’ stata espressamente invitata da Linden Lab), ma non mi pare che abbia mai detto di essere un residente.

    L’unico che fa eccezione e’ Gianluca Nicoletti, come sempre controcorrente, che in SL ha un suo ufficio e in-world tiene anche uno streaming-programma radiofonico.

    Per il resto, io se voglio scrivere qualcosa di “normale” su SL devo provare a farlo in inglese, su qualche rivistina on line statunitense.

    E, se vuoi divertirti, ma soprattutto studiare come si fa del buon giornalismo in Italia (buono detto senza ironia, ma proprio come efficace su una testata mainstream), ti consiglio di analizzare il pezzo di oggi uscito sulla rubrica di Masera su “La Stampa”, e di confrontarlo con l’originale da cui e’ tradotto, uscito sul “Washington Post”.

    Gia’ l’originale del WP e’ un po’ esagerato e contiene almeno qualche inesattezza (e’ ormai appurato da un certo tempo che in SL non c’e’ stato nessuno stupro e che la polizia Belga non ha in corso un’indagine in merito), ma fai caso alla selezione delle parti che fatto “La Stampa” e a come sono state tradotte alcune frasi.

    E cosi’ va il mondo dell’informazione “da edicola”, per ora. Su una china che a me non piace affatto. E, nota polemica: la cosiddetta “rivoluzione blog”, in Italia, da questo punto di vista non ha migliorato proprio nulla.

    Si’, OK, una volta i nostri giornalisti quando traducevano un pezzo non citavano manco la fonte, mentre oggi, visto che beccarli con i motori e sputtanarli sui blog e’ questione di un attimo, non osano piu’ farlo.

    Infine, non capisco perche’ dici che “Biblioteche Oggi” non e’ diretta ai professionisti dell’informazione. Secondo me lo e’. Dal mio punto di vista, dovrebbe solo abbandonare un po’ i toni da paper accademico di alcuni interventi.

    Ciao, Fabio.

  13. caresia Says:

    Ho letto l’articolo e l’ho trovato molto interessante e completo.

    Complimenti!

  14. Kagilla Says:

    Da potenziale blogger ho letto subito l’articolo. Chiaro e interessante, anche per chi non è del mestiere. Brava brava!

  15. bonaria Says:

    @Fabio: Fantastica la rassegna delle bufale o delle superficialità della stampa più o meno generalista su SL…

    Non trovo che scrivere di cose trendy sia un peccato mortale, anzi. Se serve a far avvicinare e a far appassionare, ben venga il trendy. Certo, dipende sempre da come lo fai. Non voglio stare a fare l’avvocato di Pc Professionale, anche perché non ne ha certo bisogno, ma torno a dire che i suoi articoli continuano ad essere decisamente superiori alla media, informati e spesso ancora abbastanza *tecnici*.

    Dopo di che io non temo la volgarizzazione (in senso latino). E non amo le nicchie. Ci perderemo in specializzazione? Non necessariamente. Nel mio caso fare un articolo per tutti sui blog e farlo seguire da uno per gli utenti più skillati mi sembra un buon compromesso tra il voler accontentare la parte meno competente (qualcuno dovrà prima o poi spiegare qualcosa o dobbiamo essere per forza tutti capaci di fare da soli?) e il non fermarsi solo in superficie.

    Non ho detto che B.O. non è diretta ai professionisti, anzi ho suggerito di proporsi più sfacciatamente. Obiettivamente credo che oggi siano ben pochi i *professionisti dell’informazione* a leggerla, e forse proprio per i toni da paper accademico o chissà. per il suo (ovvio) essere centrata _troppo_ sulle biblioteche…

    Ma poi, voglio dire, non è che per forza bisogna snaturarsi e piacere a tutti. Lo si è detto all’inizio: ognuno ha il suo pubblico…

    ==================

    @ Caresia e Kagilla: Grazie! Mi fa molto piacere che abbiate apprezzato :-)

  16. Second Life alla conquista della carta stampata « The Geek Librarian Says:

    […] Metiteri, in risposta ad un altro post, aveva messo in luce alcune dei paradossi (inevitabili?) che stanno caratterizzando […]

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