ELAG 2007: library 2.0 tra van de Sompel e la Barceloneta

Certo, ELAG 2007 (e Barcelona!) meriterebbero molto di più, ma mi devo frenare dal bloggo a causa di impegni lavorativi vari (vedi prox post). E poi devo scaricare le foto su Flickr, perché so che le aspettate ;-) Ma insomma… Che spettacolo! Ottima organizzazione, argomenti interessanti, persone da tutta Europa intelligenti e preparate.

Mi aspettavo a dire il vero qualche progetto più spinto di library 2.0: realizzazioni pratiche o concettuali, progetti, proposte, chiamate alle armi, analisi, confronti etc. Invece la carrellata di topics era molto concentrata sulla biblioteca digitale e, a parte l’intervento di Sue Mcnight (Nottingham Trent University) su knowledge management e web 2.0 (leggi l’abstract), la relazione che più mi ha colpito è stata quella di Herbert van de Sompel.

L’inventore dell’openurl cui tutti noi adepti di Sfx e simili saremo debitori per sempre ;-) si dedica adesso alle tematiche concernenti gli archivi aperti e il protocollo OAI-PMH. Con la consueta coinvolgente chiarezza ha esposto le linee programmatiche del progetto ORE (object re-use and exchange), per il quale stanno profondendo i loro sforzi alcuni tra i migliori cervelli in circolazione.

Si tratta in sostanza di una modalità per consentire l’aggregazione di item con una matrice comune e dunque facilitare la loro reperibilità. Tradotto: associare tutti gli oggetti digitali collegati, poniamo, ad un articolo scientifico (pre-print, post-print, tabelle o dati matematici, video di esperimenti, learning object etc.), per considerarli un’unica entità e, da un lato, poterli recuperare tutti insieme in fase di ricerca e, dall’altro, poter conoscere le relazioni logiche e fisiche loro sottese.

Il workgroup cui ho partecipato era condotto da Tamar Sadeh di Ex Libris ed era incentrato sul rapporto tra Google, Amazon e le biblioteche. Anche da questo mi aspettavo qualcosa di più pratico, tecnico o come dir si voglia. La relatrice, a parte una breve introduzione (storia dei due grandi player) ha sottoposto ad interviste multiple i partecipanti (tra cui mr. van de Sompel!) sulle tematiche più scottanti. Le domande poste nel report:

  1. What is a library collection? Is it what the library manages? Is it what the library users have access rights to? Is it what the library recommends?
  2. In today’s world of disintermediation, what is the role of the library? Is it limited to providing services, once the discovery process is complete?
  3. Is there a need for specialized libraries, tailored to the needs of a specific user community, or can these be replaced by subsets of large services, such as WorldCat?
  4. To what extent do today’s users need libraries?
  5. Can we rely on commercial players to be guardians of human knowledge?
  6. Will library practices, mainly cataloging, remain relevant?
  7. How might Google develop its “library” products? Do you think it matters if advertisements accompany such products?

Ora, sorvolerò per correttezza sul fatto che stonava un po’ che a raccogliere le nostre preziose e informate opinioni fosse la rappresentante di uno dei maggiori produttori di software per biblioteche appena sceso in campo col rivoluzionario software Primo. Sorvolerò anche perché, ad onor del vero, TS ha più volte ribadito che non aveva intenzione alcuna di fare pubblicità ai suoi datori di lavoro.

E’ abbastanza ovvio, però, che con un tema come quello del workshop, il discorso presto o tardi sarebbe caduto sugli OPAC e dunque diverse volte la curiosità di noi tutti è stata più forte della sua reticenza e siamo finiti a parlare delle caratteristiche di Primo… Non che la cosa mi dispiacesse, anzi. Il dibattito che è in corso sul ruolo e il futuro degli OPAC è forse il più interessante in questo momento.

Così anche durante il workshop alcuni temi sono emersi: a parte l’aspetto commerciale dei servizi offerti dai provider Googlezon-like, qual è la forza trainante di loro prodotti? Perché gli utenti sono entusiasti di cercare nell’interfaccia scarna e tra i risultati rumorosissimi di Google piuttosto che nei cataloghi ordinati e mediamente efficienti delle biblioteche? Cosa c’è che non va nei nostri cataloghi: i punti di accesso semantici incomprensibili? I metadati troppo specialistici? I troppi passaggi (e a volte pieni di sigle esoteriche) prima di arrivare alla copia di un item? La mancanza dell’elemento umano?

La mia risposta è stata che invece di costruire applicazioni verticali sul catalogo (meta-motori, super-indici, ricerche federate etc.), si dovrebbe adottare l’impostazione contraria: il widespreading delle informazioni. Disseminare il web (e in particolare il web dei nostri utenti) con le informazioni che la biblioteca possiede. Invece di creare un indice che restituisca risultati da Amazon all’interno del record catalografico, programmare uno script greasmonkey per creare un box per la ricerca nell’OPAC a casa del nemico, cioè direttamente nelle pagine di Amazon (è stato anche già fatto!). Progettare mash-up, creare combinazioni di dati estratti dall’OPAC e da altre applicazioni web.

Esporre i record ai crawler dei motori di ricerca, mettere a disposizione API semplici e fruibili da tutti. Aprire il catalogo al mondo esterno introducendo elementi umani (il tagging, in primis!). E’ stata perfino divertente la discussione su questo punto, al workshop. L’inefficacia delle classificazioni tradizionalmente adottate nelle biblioteche è emersa in tutto il suo dramma, insieme alla assoluta ingovernabilità dei meccanismi classificatori autoritari (classico l’esempio del bibliotecario che inorridisce davanti ad un libro mal classificato e lo riclassifica compulsivamente, moltiplicando sforzi, fatica e confusione nell’utente). Insomma… qui urge andarsi a rileggere Karen Calhoun e il suo The Changing Nature of the Catalog and its Integration with Other Discovery Tools e prendere provvedimenti :-)

Ascoltando anche i resoconti di altri colleghi che hanno partecipato ad ELAG devo ammettere che, nella mia assoluta immodestia, ho pensato che alcune applicazioni della mia Biblioteca (a breve ne rilasceremo una super-geek!) avrebbero destato l’interesse di più di un partecipante – magari di coloro i quali, come me, si aspettavano più pratica, più proattività e, perché no, più fantasia!

Concludo con i credit. Ho conosciuto due splendide colleghe: Ornella Foglieni e Susanna Peruginelli. A breve le vedrete in foto: grazie ragazze! E poi gli evergreen Federica, Andrea W e Rosana, che mi hanno reso il viaggio ancora più simpatico. Il baccalà con l’uvetta e i pinoli non sarebbe stato la stessa cosa senza di loro!

2 Risposte to “ELAG 2007: library 2.0 tra van de Sompel e la Barceloneta”

  1. bonaria Says:

    Ecco le foto!

  2. Kagilla Says:

    Alcune cose “tecniche” continuano a rimanere per me un mistero. Ma il resoconto è divertente. E Barcelona è splendida. Ciao!

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