Informare a distanza 2.0

I’m back! Il 12 aprile si è tenuto a Firenze il convegno Informare a distanza 2.0 – Condividere e cooperare nel reference oggi: è stata una giornata davvero speciale, a cominciare dagli speaker (mi riferisco a persone come Michael Malinconico e David Lankes, naturalmente :-) L’apertura del Convegno (moderatrice Paola Gargiulo) è andata a Chiara Silla, Dirigente Settore biblioteche, archivi, istituzioni culturali e catalogo dei beni culturali della Regione Toscana, che ha tratteggiato le linee del servizio Chiedi in Biblioteca, le sue caratteristiche, i suoi costi, gli auspici per il suo sviluppo, nonché i progetti per il futuro.

Il primo relatore è stato Nicola Benvenuti, presidente del CER dell’AIB – sez. Toscana e tra gli autori del blog Bibelot, con un intervento dal titolo Ecologie dell’informazione: vecchi doveri e nuove opportunità. Interessante la visione del social tagging di Nicola, pesantemente ancorata ad un approccio filosofico, inquadrata in una cornice di teoria della conoscenza dalla quale non si può prescindere se non si vogliono perdere di vista gli aspetti strutturali delle nuove tecnologie, oltre a quelli transeunti, di mera innovazione tecnica. Il suo richiamo a Kant mi ha fatto venire alla mente un articolo di Giuseppe Granieri che ho letto di recente su Apogeonline: Appunti di anatomia della conversazione, che muove proprio dalla necessità, dopo il boom del 2.0 e l’entusiastica accettazione delle sue potenzialità conversazionali, di allargare lo sguardo e cercare di costruire una cornice di senso intorno alla tecnologia – cornice che non soffochi la tecnologia ma le permetta di durare.

A Nicola è succeduto Michael che ha esposto in un ottimo italiano (sollievo per i presenti :-) un intervento su Bibliotecari virtuali e biblioteche virtuali: promesse, prospettive, difficoltà che molto ha a che vedere con la teoria dell’informazione e con considerazioni di natura sociologica e culturale in senso lato. Importanti per esempio sono stati i suoi richiami al fondamentale bisogno che società altamente tecnologiche come le nostre hanno di figure come quelle dei bibliotecari in quanto mediatori di informazione di qualità. Un riferimento significativo Michael ha fatto alle leggi restrittive in materia di copyright che rischiano di compromettere la libera circolazione e fruizione delle informazioni e delle conoscenze nella società. Riporto qui solo un piccolo ma indicativo stralcio:

… Quindi incombe sui bibliotecari e sugli utenti il compito di assicurare che il grande patrimonio comune di informazione (corsivo dell’Autore, grassetto mio) che le tecnologie digitali hanno creato resti gratuito e aperto a tutti.

Un altro grande della biblioteconomia mondiale, David Lankes, ha svolto una relazione dal titolo Library as conversation: facing the challenge. David ha preso le mosse dal paper collaborativo Participatory Networks, vero e proprio manifesto della library 2.0, per mostrare come le biblioteche siano tuttora, nella loro sfera online, poco aperte e sollecitino poco conversazioni con i propri utenti: adottano ancora linguaggi troppo specialistici, non si curano di costruire una presenza online che possa davvero essere utile e comprensibile a tutti, trattano il catalogo online come un’entità separata dal mondo costruendovi intorno una rete di peculiarità che per gli utenti diventa solo rete di separazione. L’invito qui è dunque a comunicare di più, ad andare dove è l’utente, a parlare la sua lingua, in una parola a re-immaginare la biblioteca come un luogo – fisico e virtuale – di partecipazione.

Dopo una pausa pranzo in cui la spettacolarità del buffet faceva a gara con quella della cupola del Brunelleschi che, dal chiostro dell’Accademia Colombaria in cui eravamo, praticamente si toccava con mano, i lavori sono ripresi (moderatrice Susanna Giaccai) con una relazione di Giovanni Bergamin dal titolo La biblioteca come conversazione in Italia: quali sviluppi per i servizi nazionali? teso a tratteggiare il panorama della biblioteche digitali in Italia, da un lato attraverso la prospettiva del Manifesto omonimo curato dall’AIB, e dall’altro attraverso il punto di vista di SBN, il Servizio Bibliotecario Nazionale italiano.

E’ intervenuta poi Linda Berube, del servizio di reference britannico Enquire. Interessante qui è stata, a parte la visione di insieme su un servizio molto strutturato e di successo, il riferimento continuo alla società inglese e alle sue modalità di acquisire informazioni. In U.K. sono molto diffuse le applicazioni che offrono informazioni real-time sul cellulare, così diffuse che hanno superato in popolarità (il fu) Google Answers e gli stessi servizi di reference delle biblioteche. Occorre dunque accogliere le sfide che provengono dalla tecnologia e cercare di essere sempre molto sensibili al contesto in cui si opera, intercettando i bisogni informativi dei propri utenti (reali e soprattutto potenziali).

La parola è andata poi a Nina Granlund, che ci ha raccontato come funziona il reference in Finlandia, con Ask a Librarian e Information Gas Station: i punti di forza di questi servizi, la popolazione raggiunta, le statistiche d’uso e le sfide per il futuro, in particolare concentrate sull’adozione di applicativi semantici per le risposte ai quesiti di reference e sull’impiego di funzionalità interattive per permettere all’utenza di colloquiare con le biblioteche.

Dopo Nina è stato il mio turno, e dalle mie slide potete capire di cosa ho parlato: a parte brevi cenni di scenario, ho cercato di rendere, attraverso esempi concreti, le possibilità che alle biblioteche vengono aperte dalle tecnologie 2.0 e le sfide che i media sociali e sempre più interattivi che vincono in internet, pongono ai nostri servizi. Credo che oggi l’imperativo sia quello di saper riconoscere la necessità di recarsi nei luoghi in cui è l’utente piuttosto che pensare ad esso solo come a un fruitore di default dei nostri servizi. Gli esempi presi ha Yahoo Answers e dalle conversazioni sulle biblioteche che lì si tengono dovrebbero stimolarci ad essere più proattivi in rete.

Last but not least Carlo Paravano, che con le sue slide dedicate a Chiedi in Biblioteca ha chiuso il Convegno: è stato interessante e anche divertente per certi versi vedere di cosa concretamente è fatto uno dei servizi di reference che meglio funzionano in Italia: le domande-tipo degli utenti, le esigenze spesso imponderabili, le richieste a volte incredibili e le perplessità del bibliotecario, le sue incertezze sul taglio da dare alle risposte, il suo impegno nell’offrire informazioni confezionate su misura e la sua soddisfazione nel centrare il bersaglio e nell’ottenere la gratitudine e l’apprezzamento dell’utente.

E’ stato davvero un momento di incontro e di riflessione importante: il servizio di reference è uno dei più soggetti ai cambiamenti tecnologici e culturali e occorre essere pronti e ricettivi per sapersi proporre in maniera concorrenziale con servizi che magari dietro di sé hanno la struttura commerciale e la fama sul mercato di Yahoo o Google ma che non possono avere l’affidabilità delle biblioteche e non potranno mai offrire le stesse garanzie di imparzialità e terzietà che caratterizzano i loro servizi.

Infine una parola sull’organizzazione, che è stata a dir poco impeccabile: Carlo Paravano e i suoi colleghi sono stati sempre solerti, amichevoli, attenti e hanno saputo creare quei momenti di scambio informale tra i relatori e il pubblico che costituiscono uno dei motivi per cui l’incontro di persona rende la conversazione sempre più produttiva e divertente di quanto uno scambio di mail potrà mai fare :-)

Su Flickr trovate le foto della due giorni fiorentina, mentre sul sito del Convegno a breve saranno pubblicate le slide di tutti gli interventi. Sul blog di Bibelot Nicola Benvenuti restituisce un bel resoconto della giornata.

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