Nei posti in cui andrai è compresa la biblioteca?

Il Wall Street Journal (via Library Stuff) offre un piccolo ma significativo viaggio nel tempo e qualche considerazione sul ruolo che nell’attuale panorama socio-culturale le biblioteche rivestono: da quando, nei decenni passati, fare la tessera della biblioteca rappresentava un rito di passaggio, a quando (e siamo all’oggi), i ragazzi chiedono alle biblioteche (soprattutto pubbliche) DVD ed eventi piuttosto che libri o riviste.

C’è da dire che, come sottolinea l’autore, uno dei motivi di questa disaffezione nei confronti del prestito dei libri in biblioteca, è rappresentata dal fatto che sempre più le giovani generazioni (americane) acquistano i libri (o i genitori li acquistano per loro). Stupisce leggere che le percentuali della vendita di libri sono cresciute del 60%, a fronte della drammatica diminuzione dei lettori e degli acquisti che spesso si registra nel nostro Paese…

Ma, potendo pensare di vivere nel migliore dei mondi possibili, in un mondo cioè nel quale i lettori hanno sufficienti soldi e interessi per comprare libri e periodici, è legittimo chiedersi: a cosa, piuttosto che al prestito e alla promozione della lettura, dovrebbe allora puntare la biblioteca come attività trainante?

Da notare che nell’articolo si fa cenno solo marginalmente all’attività di reference e al fatto che anche le biblioteche pubbliche potrebbero avere (e forse di fatto già  hanno) proprio nell’attività formativo-informativa, uno dei cardini dell’offerta all’utenza… Un breve spaccato della situazione:

Sure, there are still library-loving children, but books aren’t necessarily the draw. Many gravitate to the rows of computer terminals. And libraries are offering more children’s materials and programs than ever, with attendance growing at events such as story hours, ice-cream socials and movie nights. Suburban kids, especially, often use libraries more for DVDs, story hours and computers, because their parents buy them books, according to a 2005 study by the Association for Library Service to Children. (…) There’s concern in Libraryland about how we should serve these people who grew up with computers.

Uno degli intervistati sostiene che la biblioteca sia il luogo della gratificazione dilazionata: e questa mi sembra una rappresentazione efficace della situazione. La dilazione serve a far pensare, a far conoscere in maniera non approssimativa, a consentire una esperienza informativa più solida e strutturata, ma come frenare l’inclinazione (e la tentazione) degli screenagers a connettersi al primo Google che capiti loro a tiro e a prendersi ciò di cui hanno bisogno?

4 Risposte to “Nei posti in cui andrai è compresa la biblioteca?”

  1. Kagilla Says:

    Il tentativo dovrebbe essere quello di far diventare le biblioteche veri luoghi di aggregazione. E questo si può fare solo andando incontro ai potenziali utenti..non mi piace particolarmente, ma è così. Io vado a cercarmi i libri. Ma non per tutti è così. Ad Alessandria c’è una sala con maxischermi e tv che trasmettono motizie da tutto il mondo. Una sala con pc in cui si possono vedere film. Un’altra in cui ascoltare musica..di tutti i generi. Cambiare non significa sempre abbassare il livello (del tipo: la musica “colta” è solo quella classica..).
    Ciao!

  2. Lucia Ciculi Says:

    Da una conversazione avuta con alcuni studenti che hanno frequentato un anno scolastico all’estero in un paese nel Mitchigan, confrontando la high school americana con la nostra è emersa l’esigenza di una maggior forza aggregante che manca nella scuola italiana, altrove vero e proprio centro vitale sia culturale, che sportivo e quindi sociale.
    Gli oratori non ci sono più, gruppi dalle motivazioni di servizio altruistico e umanitario sono e pisodi sporadici che non arrivano a coinvolgere la maggior parte dei giovani, ma anche degli adulti che vorrebbero essere impegnati in modo meno individualistico ed autoreferenziale di quanto diffusamente avviene nella scuola italiana.
    La nostra società è dispersiva, così come la nostra scuola.
    A che serve studiare tanta letteratura o storia e matematica o Filosofia se poi si perde di vista la formazione completa della persona in tutta la sua umanità e socialità produttiva e creativa?

  3. Lucia Ciculi Says:

    Quindi la biblioteca esiste, ma è ancora troppo vuota…
    Come la chiesa per essere viva ha bisogno del contributo di laici e non solo di preti, così la biblioteca per far rivivere le idee scritte da altri dovrebbe essere popolata da gente pensante e che condivide e propone idee e iniziative per dar vita ai libri e arricchire la società.

  4. bonaria Says:

    Cara Lucia, grazie molte per i tuoi commenti. Mi piace e condivido in particolare la tua ultima affermazione sulle biblioteche come le chiese. In linea generale mi sembra che la società tutta abbia un estremo bisogno di un numero maggiore di luoghi di aggregazione e soprattutto di recuperare quell’umanità dello stare insieme che si è andata progressivamente sfilacciando.

    Ma si potrebbe iniziare proprio con l’aprire i luoghi del sapere, come le scuole e le biblioteche perché è vero che c’è molta più gente che ha voglia di dare alla collettività un contributo etico a fondo perduto di quanto in genere non si pensi…
    A presto, cari saluti!

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