Motori di ricerca e democrazia (in)compiuta

… La Rete, insomma, è per definizione senza padroni. E qui sta la sua forza. Ma questa affermazione appare sempre meno vera, proprio a causa del suo immenso estendersi. E infatti, se uno osserva attentamente la Rete, si accorge che oggi un padrone c’è, è noto a tutti, e è molto popolare, e molto duro, potente e prepotente: si tratta di Google. A proposito di Google qualcuno (il super esperto Marco Zamperini) comincia a parlare di “fascismo digitale”.

Questo Giuseppe Turani, su Affari e Finanza (supplemento di Repubblica) del 19 marzo. Le conseguenze che il noto economista fa derivare dalla soverchiante e intimidatoria potenza del più popolare motore di ricerca, sono sostanzialmente tre:

  1. l’impossibilità di viaggiare per la rete senza una guida – e, anzi, senza LA guida, cioè Google stesso (Turani riconosce in questo una necessità ineluttabile ma pure potenzialmente nefasta per la democrazia, tanto da ispirare al titolista l’endiade I padroni di Internet, democrazia incompiuta);
  2. la dinamica di funzionamento di Google (e di tutti i motori di ricerca) che fa sì che al visitatore vengano presentati, all’atto di una ricerca, risultati presi dall’indice del motore, piuttosto che dall’immensa Rete;
  3. le risposte commercialmente orientate proposte quando si cerchi qualcosa come un prodotto, un albergo etc.

Partiamo dalla prima obiezione: l’inevitabilità di Google. Finora (e si spera per sempre) nessun utente di Internet è stato mai costretto ad usare Google piuttosto che Yahoo o MSN piuttosto che Ask (e lasciamo stare qui le posizioni dominanti e casi simili). Non voglio apparire ingenua, è sotto gli occhi di tutti che i motori di ricerca (alcuni di essi, almeno) capitalizzano cifre impressionanti in Borsa, sono vere e proprie multinazionali, giganti dell’economia mondiale che certo non sono in Rete per fare beneficenza. E’ vero anche che tanti piccoli motori sono scomparsi e conitnueranno a scomparire risucchiati dai big players.

Ma dire che si rasenta il fascismo mi sembra un passo troppo lungo per la gamba: in fin dei conti ognuno di noi è libero di scegliere. L’alternativa che il giornalista propone, Stumble Upon, è giudicata dallo stesso lontanissima dai criteri di efficienza ed efficacia di Google, ancorché forse più democratica (gli utenti possono rivedere, votare ed editare i risultati del motore, cosa che peraltro per esempio fa anche Swiki -> vedi il motore su Biblioteca 2.0).

La seconda obiezione mi sembra ugualmente un poco ingenua (se mai Turani mi leggerà, sappia che io sono e resto una sua grande fan :-): tutti i motori hanno degli indici (per fortuna!). E’ parte del funzionamento di un search engine – e premessa della sua efficienza e rapidità – avere un grosso database nel quale può archiviare e, appunto, indicizzare tutta l’informazione che acquisisce sulla rete. Anche qui: certo ogni motore avrà dei criteri arbitrari; certo sarebbe bene che i motori cominciassero a rendere un po’ più trasparenti i loro indici, i loro algoritmi di ranking etc. (vedi l’inziativa lodevole di Wikia in proposito), ma sempre gli indici dei vari motori saranno diversi gli uni dagli altri o solo in parte sovrapponibili e sempre gli utenti potranno scegliere il motore che sembra loro fare affidamento sull’indice migliore.

Passiamo alla terza e ultima osservazione: le aziende poste in cima ai risultati quando si cerca di un qualsiasi prodotto possa avere un profilo commerciale. Questa è una questione più spinosa e qui sono in parte d’accordo con Turani (benché, di nuovo, i motori di ricerca non sono purtroppo delle ONG e devono fare quattrini per campare e prosperare). E’ certamente abbastanza fastidioso e forse volgare per un gigante come Google, presentare certi risultati davanti a tutti solo perché sponsorizzati.

Devo però anche dire che, forse in seguito a rimorsi lancinanti?, lo stesso Google offre la soluzione: con Froogle è possibile cercare qualsivoglia prodotto (anche libri e periodici, per intenderci) e confrontare i vari prezzi disponibili per esso. La cosa interessante ed eticamente accettabile è che qui Google gioca pulito: non vi sono preferenze particolari accordate a chicchessia e chiunque abbia qualcosa da vendere può sottomettere i propri articoli nel database.

A me sembra che, tutto sommato, Google non sia insomma questo motore di ricerca quasi-fascista e nemmeno una brutale espressione del Capitale o della globalizzazione USA-oriented. E’ sempre bene tenere la guardia alta, verificare, prendere quante più informazioni è possibile, confrontare, essere accorti e smagati, ma per ora mi pare proprio che possiamo continuare a fidarci del gigante di Mountain View ;-) E voi che ne pensate?

9 Risposte to “Motori di ricerca e democrazia (in)compiuta”

  1. filosoffessa Says:

    Mi dolgo di non conoscere Turani (o forse farei meglio a non dispiacermene?).
    Avevo gia’ letto l’articolo in questione, perche’ segnalato da Mantellini.

    Prima considerazione: se Turani e’ l’espertone che e’ come fa a scrivere le cose che scrive? O che forse noi bibliotecari non cerchiamo in un indice (che si chiama catalogo, ma insomma)? Dove dovrebbe cercare Google a suo parere?

    Seconda considerazione: perche’ i media tradizionali, quando si parla di rete, riprendono sempre queste notizie se non catastrofico-complottistiche quanto meno inesatte?
    Le persone a insegno come si fa ricerca in internet non hanno la piu’ pallida idea di come funzioni un search engine. Se questa e’ l’informazione che diamo loro… stiamo freschi!
    Hai voglia poi fare i convegni sull’information literacy. ;)

    Cari saluti.
    Laura

  2. filosoffessa Says:

    A cui insegno, ovviamente.

  3. Fabio Metitieri Says:

    Cosa ne penso? Vuoi un parere clinico? Hmmmm…. Sei una grande fan di Turani? Perdi un post intero a discutere cosa ha scritto, e a rispolverare roba vecchia come Stumbleupon?

    Be’… sei mal messa. Ma puoi guarire. La strada e’ lunga, ma se ci credi puoi farcela.

    Ciao, auguri, Fabio.

  4. bonaria Says:

    Ma l’hai letto bene
    1) l’articolo
    2) il mio post??

    Ebbene sì, perdo un post intero a discutere cos’è apparso con grande risalto su Affari e Finanza, che non è proprio una fanzine da frikkettoni ma uno dei settimanali più letti (visto che peraltro la versione su carta viene distribuita insieme con Repubblica).

    Turani lo apprezzo molto, mi pare che non possa dirsi proprio un fattore di demerito, ma quando non sono d’accordo – come in questo caso – nessuna sudditanza intellettual-politica mi impedisce di dirlo.

    Infine: Stumble Upon l’ho richiamato perché proposto da Turati stesso nel suo articolo come possibile alternativa a Google.

    Cosa mi dici di Zamperini e del suo fascismo digitale?

  5. Kagilla Says:

    Alcune perplessità sugli indici e sulle proposte orientate commercialmente continuo ad averle. Ma di qui al fascismo mi sembra ce ne corra.
    Qualunque cosa – dall’esposizione della merce al supermercato alla vetrina della libreria – ha un orientamento che cerca di “far passare” al possibile acquirente. Non mi sembra un gran problema: starà allo stesso acquirente decidere se quello che gli viene proposto corrisponde ai suoi gusti, idee, ecc.
    E’ anche vero, però, che questo succede per chi ha un livello di consapevolezza diciamo medio-alto. Gli altri restano sovraesposti. E questo non mi piace troppo. Ma tant’è.
    E poi, sarò in controtendenza, però: è vero che siamo tutti consumatori USA oriented – e quantomeno USA indotti – ma a me non dà fastidio. Trovo che sia un tipo di “commercializzazione” in grado di fare autocritica. E io apprezzo sempre di più il mercato e le sue leggi, incluse quelle di stampo darwiniano.
    Adesso, però, non saltatemi addosso.

  6. Google acquista OCLC « The Geek Librarian Says:

    […] acquista OCLC Qualche giorno fa evocavamo la paura di qualche commentatore del potenziale fascista di Google. Beh, ragazzi, […]

  7. Enrico Says:

    Cara Bonaria, hai mai sentito parlare di Nutch? (http://www.nutch.org). Sembra si tratti di un motore di ricerca open-source basato su Lucene. Non ho molte informazioni a riguardo, ma direi che disporre di un motore di ricerca i cui algoritmi siano “open” non può che essere una tendenza positiva…
    enrico

  8. bonaria Says:

    Ciao Enrico, e grazie della segnalazione! Mi sembra che Nutch sia un software per creare motori di ricerca, più che un motore in sé, e vedo che, come parecchi, adopera Lucene come engine per la ricerca testuale. Interessante l’open source e la disponibilità di informazioni (incluso il wiki!). Chissà se con questa abbondanza di strumenti, i motori per l’audio/video riusciranno a fare significativi passi avanti: quelli che ho visto finora sono un po’ deludenti… Che ne dici?

  9. Google: il brand vincente che archivia i nostri dati « The Geek Librarian Says:

    […] il brand vincente che archivia i nostri dati Poi dice che uno le accuse di fascismo digitale se le va a cercare… Google, non pago di essere eletto brand del 2007, gioca di nuovo al […]

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