7 Risposte to “Web semantico o web sintattico?”

  1. shaitan Says:

    Dal punto di vista delle Topic Maps (l’unica tecnologie del semantic web di cui, pur con enormi limiti, posso osare parlare) il “valore aggiunto” lo si ha grazie ai linguaggi di interrogazione (tolog, se si vuole pensare a quello maggiormente avanzato anche se non standard o lo standard ISO TMQL in fase di definizione ).

    Attraverso questi linguaggi di interrogazione dovrebbe essere appunto possibile “estrarre conoscenza” (implicita) non necessariamente già codificata (gli esempi che mi vengono in mente sono sicuramente raggiungibili anche con query sql, piuttosto complesse, su un database che però deve essere studiato ad hoc, ma persone maggiormente competenti possono fornire esempi più illuminanti).

    Nel caso specifico (il soprannome) credo che la soluzione sia necessariamente, o quasi, l’esprimerlo in modo esplicito (su come gestire soprannomi/pseudonimi/alias etc si può discutere [1]), ma, magari, per sapere quante volte e quando Maier ha vinto a casa sua da quando gli è stato confezionato quel soprannome (per fare un esempio di particolare stupidità), i linguaggi di interrogazione per le topic maps (onestamente su RDF ho conoscenze minime, soprattutto su come interrogarlo), possono aiutare.

    Il problema è che questi linguaggi sono allo stato embrionale e in piena fase di standardizzazione per cui un loro uso esteso è piuttosto improbabile al momento (spesso si utilizzano le topic maps per esprimere – esclusivamente in maniera esplicita, ma già è un risultato – relazioni fra oggetti di vario tipo… è sostanzialmente ciò che sembra tentare Alexander Johannesen alla NLA: avere una marea di file xml e collegarli con una topic map).

    Ops temo di aver scritto davvero troppo, ma spero che l’interesse estremo che ho per il tema renda perdonabile il tutto :)

    [1] nel caso di Maier ad esempio lo si può scegliere di gestire in un modo, nel caso di Charles Dodgson/Lewiss Caroll un altro e nel caso di Karol Wojtyla / Papa Giovanni Paolo II un altro ancora.

  2. bonaria Says:

    Grazie per l’ottimo commento: non conosco quasi le mappe topiche e mi piacerebbe me ne parlassi (intanto darò un’occhiata alla tua tesi :-)

    Sono d’accordo con te quando dici che questi linguaggi sono allo stadio embrionale: forse è per questo che li percepisco così limitati. A volte però mi viene il dubbio che vi sia un limite epistemologico alla base – l’impossibilità di attingere una dimensione semantica delle informazioni online, se non in certi domini o in certi contesti.

    Se dalle informazioni strutturate si passa a quelle non strutturate, quelle per cui sarebbe veramente utile il web semantico (nel nostro caso un motore di ricerca semantico), allora mi sembra che o ci si muove entro un contesto definito a priori e si adotta la stessa ontologia, oppure non si hanno che risultati non troppo distanti da quelli dei motori generalisti (certo, magari con meno rumore).

    Forse ciò che ad oggi si avvicina di più al concetto di semantica è il meccanismo dei cluster, che consente di scegliere tra diversi domini quello di appartenenza del termine cercato. E qui siamo già all’individuazione delle varie ontologie possibili, senza però spingerci a privilegiarne alcuna – e forse questo sarà il punto in cui dovremo fermarci…

    Ma forse invece no: sono sempre in attesa e alla ricerca di (buone) nuove e poi nutro una fiducia pressoché sconfinata nella capacità del mondo della conoscenza di infrangere le sue stesse barriere ;-)

  3. shaitan Says:

    Sicuramente non si può che condividere alcune affermazioni (non pessimistiche, ma volte a frenare facili entusiasmi riportando agli effettivi possibili risultati allo stato attuale).

    A tal proposito mi ritorna in mente “Ontology is overrated” di Clay Shrink http://www.shirky.com/writings/ontology_overrated.html (tra l’altro, pur non condividendo tutto, all’interno c’è un’interessante digressione su gerarchie/linking nei filesystem particolarmente attuale visti i recenti dibattiti nel mondo gnu/linux sollevati da gobolinux http://www.gobolinux.org/?page=at_a_glance e l’interesse per il, finora fantomatico, TMFS Topic Maps File System).

    Un altro spunto interessante lo fornisce Steve Pepper (uno dei padri delle topic maps) durante Emnekart 2006 http://forum.dataforeningen.no/showthread.php?t=260 (purtroppo ha avuto la pessima idea di includere uno sfondo di una pesantezza notevole portando così il file a oltre 7mb :().
    A mio avviso l’intervento è importante proprio perché evidenzia un “futuro”, ovviamente considerando che a parlare è una persona “di parte” “coinvolta nel gioco” (e perché no, che vuole vendere la sua suite ontopia).
    E’ da valutare in cosa consistano i progetti “full topic maps” che, secondo Pepper, dovrebbero offrire ancora di più.

    Però se è vero che lato estrazione della conoscenza da contesti non strutturati si naviga a vista (anche se è un fiorire di esperimenti da laboratorio) è anche vero che ci sono molti spunti su cui indagare: sulle faccette, sull’integrazione fra oggetti di natura diversa e standard diversi, sul clustering e sul data mining, sulla profilazione automatica dell’utenza (e, dunque, fornendo eventualmente diverse descrizioni, diverse associazioni a seconda del profilo) etc.

    Diciamo che si possono e si dovrebbero (e si dovranno) fare ancora molti passi e, quando sarà, è possibile che il limite, l’orizzonte si sia spostato ancora più in là (per parafrasare la nota definizione di utopia di Eduardo Galeano).

  4. enrico Says:

    Provo ad affrontare il problema della semanticità del web semantico, richiamando l’opposizione dizionario vs enciclopedia cosi’ come in Eco, Semiotica e filosofia del linguaggio,1984. Sono convinto infatti che la semanticità del web può probabilmente trovare fondazione teorica solo se adottiamo il termine semantica nel senso di semantica ad enciclopedia.
    Nel Web2.0, pertanto, quello che fa la differenza è il modo in cui il significato si costruisce e il fatto che questo è un processo collettivo.
    Piu’ in particolare, io penso che il lavoro sulle ontologie da solo non sia sufficiente a caratterizzare un approccio come sematico. In caso contrario emergerebbe immediatamente il problema della demarcazione fra semantico e non semantico in un motore di ricerca, precisamente nei termini in cui il problema lo ha posto sopra Bonaria.

    In Italia alcune delle idee di Eco in Semiotica e filosofia del linguaggio sono state utilizzate nella discussione sul web semantico dopo essere state riprese da Massimo Parodi e Alfio Ferrara XML, sematic web e rappresentazione della conoscenza del settembre 2002, soprattutto a proposito de i problemi esibiti dalla costruzione di un albero di Porfirio. Tuttavia credo che Eco non si riferisse soltanto all’impossibilità e all’intrinseca contraddittorietà dei tentativi di definire un inventario di oggetti distinti per genus proximum et differentiam specificam, vale a dire come un albero di Porfirio, ma piuttosto all’impossibilità e alla inefficacia di ogni pretesa di esibire a priori un inventario di ciò che esiste (anche settorialmente parlando, nel nostro caso).
    Peraltro Parodi e Ferrara stessi citano nel loro articolo:

    “Il dizionario … si dissolve necessariamente, per
    forza interna, in una galassia potenzialmente disordinata
    e illimitata di elementi di conoscenza del mondo.
    Quindi diventa un’enciclopedia e lo diventa
    perché di fatto era un’enciclopedia che s’ignorava
    ovvero un artificio escogitato per mascherare l’inevitabilità
    dell’enciclopedia” (Eco, 1984)

    Che l’enciclopedia inevitabile sia un continuo rinvio o rimando a saperi che si trovano da qualche altra parte, ci porta anche a Shrink, che sopra Shaitan ha citato, precisamente in questo modo,

    [ Hierarchy ]

    [ Plus Links ]

    [ Plus Lots of Links ]

    [ Just Links (There Is No Filesystem) ]

    Il risultato finale rappresenta la dissoluzione del tentativo di ontologia con la quale si era partiti e la sua sostituzione con significati assolutamente definiti dal basso.

    Il che comporta anche una certa assunzione di responsabilità verso il web semantico: se ci attendiamo che il web semantico arrivi da solo, probabilmente faremo bene a continuare a chimarlo “sintattico”.

  5. bonaria Says:

    Shaitan: mi interessa molto il discorso delle mappe topiche – leggerò le slide e tenterò un approccio alla tua tesi (ma mi sa che ti chiederò aiuti in merito :-)

    Conosco invece l’ottimo Shirky: l’estrema attualità dell’argomento è provata anche – in questo periodo – dal dibattito su LibraryThing da qui in giù (mese di gennaio soprattutto). Cmq se segui il link vedrai la presentazione di una nuova funzionalità che mi ha divertito, basata su un algoritmo che associa libri con subject (LCC, DDC e LCSH) simili.
    LibraryThing è ricca di feature divertenti ;-) e forse è un buon punto di osservazione per seguire lo sviluppo della (c.d.) semantica sul web.

    Forse è il termine algoritmo che mi induce a privilegiare una prospettiva formalista? -> nell’accezione logica del termine. Le corrispondenze tra i pattern (vedi profilazione degli utenti, match tra informazioni risultato di data mining etc.) le associo pur sempre ad un approccio sintattico (ma non è il termine corretto)…

    La semantica intesa come risultato di operazioni formali è (o può essere considerata) semantic web?

  6. bonaria Says:

    Enrico: grazie per la prospettiva filosofica :) Voglio leggere il documento di Parodi e Ferrara (a proposito di filosofia: un numero della rivista di filosofia dello SWIF del 2003 è tutto dedicato al web semantico). L’impossibilità di definire una ontologia in sé coerente è spesso un limite attribuito al modello bottom-up: che sia invece connaturato al modello top-down (se ho compreso bene) mi sembra un bel rovesciamento di prospettiva su cui riflettere.

    In quest’ottica il significato collettivo (il processo di costruzione di esso dal basso) del web 2.0 può allora essere utile per definire ontologie il più condivise possibile, nel tentativo di limitare il loop dei termini che rinviano sempre di nuovo a saperi fondazionali esterni.

    Molto molto intrigante: domani seguiranno ulteriori pensieri…

  7. Come tutto sia link, per aiutare a capirci al livello dei concetti condivisi anche quando ci parliamo : Casual.info.in.a.bottle Says:

    […] e di semantica a livello tecnico,( e qui Bonaria aveva lanciato una gran bella discussione “Web semantico o web sintattico?” ) ma si intende sempre la dimensione sociale, di interazione tra individui. Ecco come capire […]

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