Levels of the game: il web 2.0 in 4 mosse

Il web 2.0 si appresta a festeggiare il secondo compleanno e ancora ferve la discussione sui suoi meriti e sul futuro delle sue applicazioni. Visti l’enorme numero e la marcata diversità degli ambiti in cui questo è stato sperimentato, è a volte difficile poter formulare un giudizio su un applicativo o una valutazione su un nuovo prodotto basandosi solo sulla generica aderenza allo standard 2.0 (standard peraltro mai formalizzato e quantomai vago…).

Tim O’Reilly, colui che ha coniato il brand web 2.0, ha così cercato precisazioni di natura concettuale ed è approdato ad una gerarchia della web 2.0ness suddivisa in quattro livelli:

Level 3: The application could ONLY exist on the net, and draws its essential power from the network and the connections it makes possible between people or applications. These are applications that harness network effects to get better the more people use them. EBay, craigslist, Wikipedia, del.icio.us, Skype, (and yes, Dodgeball) meet this test.

Level 2: The application could exist offline, but it is uniquely advantaged by being online. Flickr is a great example. You can have a local photo management application (like iPhoto) but the application gains remarkable power by leveraging an online community.

Level 1: The application can and does exist successfully offline, but it gains additional features by being online. Writely is a great example. If you want to do collaborative editing, its online component is terrific, but if you want to write alone, as Fallows did, it gives you little benefit (other than availability from computers other than your own.)

Level 0: The application has primarily taken hold online, but it would work just as well offline if you had all the data in a local cache. MapQuest, Yahoo! Local, and Google Maps are all in this category (but mashups like housingmaps.com are at Level 3.)”

Il post di O’Reilly prosegue con una dissertazione filosofica sulla natura del web 2.0 e sulla trasversalità di alcuni siti (leggi Amazon), che, attraverso i servizi offerti e le peculiari e innovative modalità di interazione con gli utenti, incarnano le caratteristiche principali di tutti i livelli richiamati sopra.

Interessante anche l’accenno alla Long Tail – concetto ormai anch’esso diffuso ai quattro angoli del pianeta informazione, che spero di riuscire a trattare in uno dei prossimi post – e sempre istruttivi i commenti degli utenti

4 Risposte to “Levels of the game: il web 2.0 in 4 mosse”

  1. Enrico Says:

    Ehi, occhio: il 2.0 *non* è uno standard! ;-) Per forza che è vago e non formalizzato… Ho letto qualche voce un po’ indispettita al riguardo su A List Apart… ;-)
    Da quel poco che mi è stato fatto leggere sul 2.0 mi sembra di capire che il 2.0 sia un insieme di funzionalità congiunte a una visione specifica (elastica e avanzata e lungimirante) delle potenzialità del web. Dico bene? Tu cosa ne pensi?
    saluti!

  2. bonaria Says:

    Sì, concordo – nel post ne parlo infatti come di uno standard mai formalizzato e quantomai vago… Recentemente mi capita sempre più spesso di leggere interpretazioni di natura prevalentemente concettuale/sociologica del 2.0 – ovvero: la tecnologia è solo un ausilio, un mezzo, uno strumento; ciò che è davvero rivoluzionario è infatti l’approccio alla conoscenza, il read/write web, cioè la democratizzazione della produzione dei contenuti online…
    BTW: mi posti l’url dei commenti sul web 2.0 in A List Apart?

  3. Enrico Says:

    Il primo post (di un lettore) a “Valentine’s Day Massacre” dice bene quello che intendo:
    http://alistapart.com/articles/vdaymassacre

    Inoltre c’è un approfondito articolo del sempre ironico Jeffrey Zeldman: http://www.alistapart.com/articles/web3point0
    Di questo è interessante la discussione che segue, perlomeno per individuare i vari punti di vista (visto che spesso quello che si legge non è oro colato al 100%).

    In questi articoli più che altro si insiste su un equivoco che sta alla base del concetto, equivoco sfruttato a livello commerciale.
    Resta il fatto che i concetti di O’Reilly siano molto interessanti, ma nell’ottica di una “visione”: il WAI propone degli standard per migliorare il web che *devono* essere rispettati, il 2.0 è uno stato delle potenzialità di quello che con il web la gente può fare. IMHO ;-)
    Saluti
    enrico

  4. bonaria Says:

    Mmmh… molto interessante. Casualmente oggi mi sono imbattuta in questo: E’ davvero collettiva l’intelligenza del web 2.0?.
    Approfitterò del giorno di festa per leggere gli articoli che mi indichi.
    IMHO: è corretto che il W3C produca standard da adottare obbligatoriamente, così come è corretto, e se vuoi indicativo, il fatto che il web 2.0 non sia una emanazione ufficiale di un ente formale, ma sia un prodotto home-grown e soprattutto bottm-up ;-)

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