Una costituzione per internet

Il 28 giugno u.s. il convegno veneziano Dieci anni a fare Rete, Utopie, riflessioni, proposte, obiettivi per ripensare il futuro della telematica civica, ha cercato di fare il punto sulla condizione della Rete all’epoca dei social media e sullo stato di salute dei diritti e della democrazia all’interno dei mezzi di comunicazione. Spunti interessanti li ha offerti Stefano Rodotà, ex Garante della Privacy, che su Repubblica del 26-06-2006, ha anticipato qualche brano delle tematiche oggetto del suo intervento.

“La primigenia democrazia elettronica è scomparsa prima ancora d’essere nata.(…) Ma non sono scomparse le prospettive e le promesse di una democrazia rinnovata, o comunque trasformata, dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Si moltiplicano, anzi, i riferimenti ad una società e ad una democrazia in rete, ad una cyberdemocrazia, ad una democrazia “estrema”…

Per reagire al rischio del trasformarsi della democrazia elettronica nella forma politica congeniale al populismo ed alla logica plebiscitaria, si era progressivamente spostata l’attenzione sulla dimensione locale. La “democrazia di prossimità” si presentava come il miglior antidoto alla riduzione della partecipazione dei cittadini ad un simulacro di potere e di sovranità…

Si è descritto questa situazione parlando di un passaggio dalla teledemocrazia alla cyberdemocrazia, mettendo così in evidenza la rilevanza della tecnologia adoperata nel definire i caratteri dello spazio pubblico che contribuisce a definire.

La democrazia elettronica si coglie nel modo stesso in cui la rete si sviluppa e si struttura, in primo luogo come luogo di produzione e diffusione di conoscenza, di una conversazione continua e senza frontiere, di una testimonianza immediatamente percepibile di diversità, e per ciò di quella continua esposizione alle opinioni degli altri nella quale si coglie la radice della moderna laicità e, in questo senso, della stessa democrazia.

Ad esempio, i blogs e i video blogs determinano un decentramento della produzione di contenuti e immagini che non costruisce però una sfera diversa e separata, appunto la “blogsfera”, ma ridefinisce il modo di stare in rete, contribuendo alla sua complessiva democratizzazione.”

Rodotà insomma fa una breve storia dell’evoluzione del concetto e della pratica della democrazia in Rete, sottolineando giustamente che non ogni mezzo tecnologico è lecito per esprimere ed esaltare la volontà popolare (ché, infatti, alcuni strumenti apparentemente democratici, conducono poi dritti dritti al plebiscitarismo o al qualunquismo elettronico), ma che la ricerca dei canali attraverso i quali esprimere la diversità delle opinioni con apertura, responsabilità e rispetto degli altri utenti, è compito arduo e decisamente ancora in progress.

E soprattutto “… Non può esservi una e-democracy che non sia fondata su una e-inclusion. Considerate dal punto di vista del cittadino, le tecnologie elettroniche propongono una diversa misura del mondo. Ma non perché propongano rotture e discontinuità radicali. Si manifestano, invece, soprattutto attraverso l’integrazione tra diversi mezzi e tra diverse dimensioni dell’agire sociale e politico.”

Una Risposta to “Una costituzione per internet”

  1. Kagilla Says:

    Interessante la questione dell’e-democracy. C’è un dibattito piuttosto acceso su questo tema negli Stati Uniti..un sito da visitare è http://www.democraticmedia.org, in particolare la sezione sulla net neutrality.

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