Quanto è affidabile Wikipedia?

Larry Press ha pubblicato un questionario online con poche semplici domande, il Wikipedia quality survey, per sondare le abitudini dei navigatori e la loro propensione a servirsi di Wikipedia come di una fonte di notizie accreditata e autorevole.

L'accuratezza delle informazioni riportate su Wikipedia è stata già analizzata comparativamente qualche mese fa in un articolo su Nature, nel quale l'enciclopedia gratuita era posta a confronto con il gigante Encyclopaedia Britannica: i risultati ottenuti dal giornalista Jimmy Wales sono stati abbastanza lusinghieri per Wikipedia, valutata all'altezza delle più blasonate fonti informative come, appunto, la mitica E.B.

Press ha anche compilato su Del.icio.us una sitografia dedicata allo scontro Wikipedia-Britannica. Intanto terrò d'occhio il sondaggio per capire se gli umori della Rete confermeranno o meno il giudizio positivo di Wales…

7 Risposte to “Quanto è affidabile Wikipedia?”

  1. biblioragazzi Says:

    Blanche! dobbiamo smetterla di leggere le stesse liste di dicussione è il secondo post che mettiamo assieme sullo stesso argomento! ;-)

  2. bonaria Says:

    Per la verità non ho trovato il tuo post sul raffronto Wiki-Britannica… Mandami il link con un altro commento, se vuoi.

    Invece segnalo una Bustina di Minerva di U. Eco proprio su Wiki e il concetto di informazione auterevole in Rete. Eco, da buon prof., è attento alle ricadute della (eccessiva?) disponibilità delle informazioni su Internet, e al rischio che queste vengano sfruttate dagli studenti nella preparazione dei compiti, così propone un metodo infallibile per insegnare agli allievi come usare con intelligenza la Rete: "…Tuttavia ritengo che esista un modo molto efficace di sfruttare pedagogicamente i difetti di Internet. Si dia come esercizio in classe, ricerca a casa o tesina universitaria, il seguente tema: 'Trovare sull'argomento X una serie di trattazioni inattendibili a disposizione su Internet, e spiegare perché sono inattendibili'. Ecco una ricerca che richiede capacità critica e abilità nel confrontare fonti diverse – e che eserciterebbe gli studenti nell'arte della discriminazione."

  3. serena sangiorgi Says:

    …mission impossible: the art of critical thinking explained to X-generation and beyond…
    Il Geco, sconsolato, ma bisogna pur provarci

  4. biblioragazzi Says:

    Ops pardon http://bioingegneria.wordpress.com/2006/05/08/wikipedia/#more-126 parlavo loggata come biblioragazzi ma mi riferivo al blog@lla tua biblioteca http://bioingegneria.wordpress.com
    Bellissima la bustina di Minerva…
    A differenza di Serena credo che non sia mission impossible ;-)

  5. bonaria Says:

    Io credo che, dal momento che ormai gli appartenenti alla generazione X (che però, secondo i miei calcoli dovrebbe includere gli attuali 40enni), o diciamo comunque gli studenti 18-30enni scopiazzano con abbondanza da internet, l’unica scappatoia è, come suggerisce Eco, quella di fare il percorso al contrario, anticipando le ricerche truffaldine con una mossa buddista: proporre a monte la truffa e richiedere lo svelamento dei meccanismi cognitivo-culturali sottostanti…
    Dai, Geco, pensa che the art of critical thinking non è troppo diffusa neppure tra i cosiddetti adulti, anche se magari i bibliotecari adulti fanno eccezione :)

  6. The Geek Librarian » Blog Archive » Press’ survey on Wikipedia Says:

    […] Recentemente ho dedicato un post al sondaggio di Larry Press sull'affidabilità di Wikipedia. Bene, Press ha messo online i primi risultati. Qualche dato sommario: […]

  7. giaccai Says:

    Ad un recente seminario tenuto a Torino, Cavalieri ci diceva che nelle università americane ormai il copia incolla è molto ridotto perché hanno applicativi che controllano quanto nelle tesine sia copiato e lo studente che ha queste abitudini viene allontanato dall’università (se non ho capito male). Si tratta del resto di consuetudine piuttosto diffusa nel nostro ambiente accademico dove anzi ci sono spesso articoli scritti da ricercatori e firmati dai docenti sovraordinati ;-). La colpa non è sempre di Internet.

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