Penn tagging

La Penn University Library è la prima biblioteca a sperimentare il tagging applicato ai record catalografici.

I record restituiti dalle ricerche nell’OPAC della Biblioteca, comprendono un box all’interno del quale sono elencati i tag che gli utenti del catalogo hanno associato alle risorse.

Ho provato a cercare il “Communication yearbook” e, dopo essere passata per il display di tutti i risultati, sono approdata alla pagina con la descrizione bibliografica e i “penn tags”, in questo caso “communications, refbooks, yearbooks, #basic-14#”, inseriti dall’utente “laallen” (che ha provveduto anche ad aggiungere una breve descrizione al testo in oggetto).

Dal momento che non tutti i record catalografici dell’OPAC sono stati taggati, è possibile visualizzare all’interno del blog PennTags l’elenco dei maggiori tag inseriti (quelli con almeno 20 occorrenze), nonché le tag cloud e gli ultimi record taggati e commentati.

Il bookmarklet che i fortunati utenti della Penn University possono adoperare per associare dinamicamente i tag alle risorse (sia record bibliografici del catalogo che siti web) può essere utilizzato anche per catalogare record da Google Scholar.

Purtroppo gli utenti esterni alla Penn University non possono prendere parte attivamente al tagging. Possono però effettuare ricerche e visualizzare tutte le informazioni inserite online. Interessante notare come nel sito PennTags abbiano trovato spazio anche progetti come bibliografie e repertori sui più svariati soggetti.

L’interattività sembra funzionare se PennTags risulta essere pieno di strumenti e risorse utili e se i tag, pur presentando un inevitabile “rumore catalografico”, sono tutto sommato piuttosto razionali e, chissà, magari anche più comprensibili agli utenti, dei numeri esoterici della Dewey e dei sistemi di classificazione affini…

2 Risposte to “Penn tagging”

  1. serena sangiorgi Says:

    “magari più comprensibili agli utenti….”
    Leggendo l’introduzione ad un libro, poco tempo fa, mi veniva da pensare che forse sarebbe stato meglio saltare a piedi pari la mia generazione lavorativa, dati i problemi di “riconversione al web” che in trent’anni abbiamo alacremente impilato uno sull’altro…passando piuttosto direttamente dalle schede macchina-da-scrivere a quelle costruite sui metadati. Poi mi sono consolata pensando che nell’evoluzione non si saltano passaggi. Pero’ resta il fatto che tutto l’impianto, sia teorico che pratico, è adesso non dico privo di senso, ma di sicuro “non compatibile” nell’essenza. Si è spostato il mirino dalla catalogazione/descrizione di un coso preciso e dalle vie diverse per arrivarci (nomi, soggetti, classi) ad un elenco/suggerimento di ineffabili collegamenti tra inesistenze. E’ proprio una questione di prospettive: ben difficile che un bibliotecario specialista in classificazione Dewey (ebbene si, esist-evano, un po’ come i programmatori in Cobol o Pascal) capisca cos’e’ un tag della PennUni e viceversa. Soprattutto “a cosa serve”….perchè sono mondi separati. Sto pensando che sia bene mantenerli tali, senza cercare ponti o traduzioni impossibili. Mondi specifici: un po’ come capita col latino, si vive benissimo anche senza, ma se devi averci a che fare, devi adattarti a studiarlo per il suo verso, non per il tuo. Ci vogliono nuovi bibliotecari, alla faccia dei blocchi, dei contratti atipici, e del sistema ;)))

  2. bonaria Says:

    Credo che tu sia decisamente geek – lo si vede chiaramente dai tuoi commenti ai post… E’ solo questione di abituarsi all’idea e…surfarla :)
    I bibliotecari dell’età di mezzo danno tutt’oggi un insostituibile contributo da _pilastri della conoscenza_, almeno dal mio punto di vista di geek librarian non ferratissima in questioni squisitamente catalografiche o classificatorie…
    Non sono tanto d’accordo con l’idea dei mondi separati: piuttosto nutro la convinzione della necessità di mondi paralleli che, in universi biblioteconomici non-euclidei, talvolta si toccano, talaltra si sorridono da lontano…
    Sicuramente le biblioteche hanno bisogno di tutti noi.
    Il bello del 2.0 o della LIS post-moderna è che sono concetti e pratiche che tendono a costruire una rete bottom-up, che mette al centro la collaborazione con l’utente e che guida in maniera seducente e auto-ironica la transizione dalla conoscenza come potere alla condivisione della conoscenza come potere…

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