Library 2.0 – do libraries matter?

Nato da una costola della discussione sul web 2.0 (web semantico, feed, social tagging, piattaforme collaborative, blog, wiki, interoperabilità, accesso aperto, portlet etc.), ferve da quattro mesi (da novembre 2005 in poi), soprattutto sui blog inglesi e statunitensi, il dibattito intorno al concetto di library 2.0.

Basata, secondo Chad e Miller, da Talis, sui seguenti quattro assunti:

1. the library is everywhere
2. the library has no barriers
3. the library invites participation
4. the library uses flexible, best-of-breed systems

cui Michael Stephens aggiunge anche, a mo’ di corollario:

5. the library encourages the heart
6. the library is human
7. the library recognizes that its users are human, too

la libray 2.0 è, per usare una formula forse abusata, la vera biblioteca virtuale, provider di servizi centrati sull’utente e personalizzati dall’utente, che, in un panorama altamente tecnologico ma democratico, offre modalità di gestione collaborativa della informazione.

Nelle parole di Michael Casey su Wikipedia: “Library 2.0 is a model for library services that reflects a transition within the library world in the way that services are delivered to library users. This redirection will be especially evident in electronic offerings such as OPAC configuration, online library services, and increased flow of information from the user back to the library”.

La biblioteca 2.0 non ha certo avuto solo alfieri entusiasti: alcuni hanno risposto piccati alle sollecitazioni di Talis e co. che tutto ciò che adesso viene etichettato come library 2.0 è quanto i bibliotecari cercano di fare da almeno un secolo a questa parte. Altri hanno rimarcato come i sostanziosi tagli ai budget delle biblioteche non permettano la sperimentazione e le arditezze teoretiche. Infine una critica è arrivata all’indirizzo di Talis in quanto società commerciale: molti dei sostenitori del 2.0 sono parimenti supporter dell’open source e dell’home made software e non vedono proprio di buon occhio che il dibattito sia stimolato (orientato?) da un vendor di ILS…

Atri, infine, forse più cinicamente, dicono semplicemente: “library 2.0 is too important to leave to librarians and users”…

La forte eco che argomenti come la personalizzazione dei servizi hanno appena avuto all’interno degli interventi delle Stelline, rende bene la temperie del dibattito biblioteconomico attuale anche in Italia, sebbene mi pare non sia stata ancora formalizzata una riflessione concettuale e di metodo intorno alla “biblioteca 2.0”.

Le ultime innovazioni nel campo dell’architettura dell’informazione – due su tutte: i feed e le folksonomy – possono veramente dare un impulso nuovo e rivoluzionario alle modalità con cui viviamo e pensiamo il nostro ruolo di mediatori tra il mondo vasto, complesso e articolato dell’informazione come si configura oggi, e l’utente finale.

Per tenere sotto osservazione l’argomento, ho cercato di realizzare:

– una bibliografia minima sulla library 2.0 (soprattutto post di blog, a conferma dello stato ancora magmatico e indefinito della discussione) comprensiva dell’articolo riepilogativo – ancorché, a mio giudizio, fazioso e un po’ retrò – di Walt Crawford e di interessanti punti di vista *laterali* sull’argomento, come quello riportato all’interno del blog di un library patron;

– e una mappa concettuale per riassumere quelle che mi sembrano le indicazioni più importanti emerse finora dal dibattito statunitense e non.

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