Springfield Library

Il meme dei bibliotecari di Springfield cresce su Flickr di giono in giorno…

Dopo le bambole (bruttine), finalmente una rappresentazione che rende giustizia all’indiscusso appeal dei bibliotecari!

Una Risposta to “Springfield Library”

  1. bonaria Says:

    dal sito del Corriere della Sera

    Via tacchi e trucco in ufficio: le regole di New York
    Vademecum del dipartimento Pari opportunità: siate sobrie, farete più carriera

    NEW YORK — La pasionaria ha un nome, un cognome e due master: Desirée Goodwin. E’ afro-americana, ha 40 anni e non disdegna di infilarsi dentro scarpe munite di tacco spericolato. Va detto: è piuttosto attraente. E questo è il problema. Di mestiere fa l’assistente bibliotecaria presso l’Università di Harvard, istituzione antica e solenne dove le donne meglio se girano con certi maglioni ampi a girocollo. Cultura e tentazioni non vanno d’accordo.
    Dunque, la bella Desirée ha sopportato fin che ha potuto, madopo 16 rifiuti di promozione è andata dall’avvocato e ha fatto causa: discriminazione sessuale. «Mi considerano una cretina» sostiene. Chiede 150 mila dollari in mancati guadagni e il riconoscimento di un ruolo adeguato. Il seguito alle prossime udienze. Ma il caso Goodwin non è che il simbolo di un problema ben stratificato nella cultura americana del lavoro, un mondo in cui 45 donne su 100 subiscono discriminazioni di tipo sessuale. Lo rivela il sondaggio di CareerBuilder.com, una struttura di monitoraggio del luogo di lavoro, che aiuta la gente a farsi una carriera evitando le trappole.
    Kate Lorenz, direttrice dell’agenzia, spiega: «Il mondo del lavoro è popolato da gente aggressiva, che usa ogni mezzo per creare frustrazione e competizione. E che gioca dunque anche sull’aspetto delle persone. Essere appariscenti può non essere d’aiuto». A New York, luogo dove la competizione inizia per strada tra gente che deve conquistarsi un taxi, il dipartimento delle Pari opportunità ha persino compilato una specie di vademecum per le donne sul posto di lavoro. Eric Matusewitch, direttore del dipartimento, non ha dubbi: «Un abbigliamento rivelatore è sconsigliato. Crea disagio».
    Le regole suggerite evocano i dogmi dell’integralismo: niente mostra di tessuto corporeo, capelli stile convento, scarpe morigerate, mai colori vivi, caviglia protetta, tipo muratore. Aggiunge Matusewitch: «Ma le regole sono uguali per tutti: uomini e donne». C’è pure uno studio della Lawrence University che rafforza la percezione: al lavoro meglio non dare nell’occhio. Il responsabile di questo studio, il professor Peter Glick, spiega: «Un abbigliamento troppo osé è inadeguato. Se sei un manager ti considerano subito meno capace di chi ti sta sotto. Se fai la receptionist e vesti sexy, subito credono che stai cercando di fare carriera e la cosa ti gioca contro».
    In una società che usa la serie tv «Sex and The City» come emblema di un’emancipazione da tempo conquistata, questi dati funzionano come brusco ritorno alla realtà. Prosegue Glick: «Le immagini di ragazze sexy ci sommergono. Mase una donna, specie in carriera, vuole mantenere il proprio status, è meglio se adotta una linea molto più sobria». Insomma, quelli che hanno in mente «Rivelazioni», con Demi Moore nella parte di una manager sexy e spietata, è meglio si rifacciano un’opinione sul mondo del lavoro Usa. Non per niente la sexy Demi nel film fa una brutta fine.
    Riccardo Romani

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