La notizia (passata sulla lista di discussione di AIDA e segnalatami pure dal mio capo) che l’Università di Berkeley ha deciso di pubblicare su You Tube ben 300 filmati relativi ai suoi corsi universitari mi sembra una buona cornice per introdurre il mio intervento al convegno di Innsbruck cui ho partecipato ormai ben due settimane fa.
Potete vedere Reti sociali e strumenti collaborativi: mediare l’informazione nell’era di Googlezon sia sul sito della mia biblioteca, nella sezione Contributi dello staff bibliotecario a convegni e seminari (consigliato in quanto consente di non perdere tutte le animazioni presenti nel Power Point), sia su Slideshare:
Le slide sono in inglese per permettere ai colleghi tedeschi (che seguivano con traduzione simultanea) di avere una rappresentazione coerente di ciò che raccontavo loro dal vivo. EPIC 14 è il filmato in Flash da cui la crasi Googlezon proviene: ciò che ormai consideriamo come l’immagine simbolica dei big player sul web (dunque l’unione di Google + Amazon) è stato in realtà tratteggiato in questo corto sul futuro dell’informazione che vi consiglio di guardare per la sua capacità visionaria e profetica.
Seguono nell’intervento slide sulle tendenze del web: cambi di paradigma nel mondo della comunicazione, del marketing, della fruizione delle informazioni, del comportamento delle aziende nei confronti dei loro clienti. Insomma: irruzione del Web 2.0 nella Rete, con il boom delle reti sociali e degli strumenti collaborativi.
Un posto d’onore – a cominciare dalla dedica – spetta a David Weinberger, che è stato un po’ l’ispiratore del mood complessivo della presentazione. Weinberger, guru e anticipatore del web 2.0 (vi dice niente il Cluetrain Manifesto?), ha pubblicato recentemente un libro, Everything is miscellaneous, che credo dovrebbe essere dato come lettura obbligatoria a tutti gli studenti di biblioteconomia o gli aspiranti bibliotecari.
La mia dedica rispecchia quella che apre il suo libro: to the librarians. In un altro post ho già affrontato la questione. Comunque si voglia guardare al peana da lui elevato alla miscellaneousness dell’informazione digitale e al suo potere creativo e collaborativo, è certo che si tratta di un testo con il quale occorre, da professionisti dell’organizzazione delle informazioni, fare i conti.
Le applicazioni del web 2.0 hanno naturalmente grande impatto anche sul mondo delle biblioteche: numerosi sono i casi che si potrebbero citare. Ho dovuto fare un grande sforzo di selezione per presentarne soltanto alcuni: il nostro LINX, cioè il database di risorse gratuite online catalogate dai bibliotecari di UNIMIB; LibGuides, uno strumento collaborativo wiki-like utile per costruire percorsi guidati all’informazione online; l’applicazione per Facebook dell’Università dell’Alberta.
Ma le reti sociali e gli strumenti collaborativi non sono utili solo a costruire partecipazione e inclusione all’interno di servizi laterali: un mio grande chiodo fisso è come sfruttare il 2.0 per migliorare le grandi, monolitiche applicazioni che nelle biblioteche non riusciamo a sfruttare come dovremmo. Una su tutte: l’OPAC, il catalogo online attraverso il quale viene proposto il patrimonio di libri e riviste che le biblioteche acquistano e mettono a disposizione dei loro utenti.
Nonostante tutti gli investimenti economici che gli OPAC impongono, spesso gli utenti non sfruttano questi grandi database ricchi di informazioni strutturate: non ne comprendono le modalità di funzionamento, i servizi a loro disposizione, le possibilità di utilizzarli anche in altri contesti. Dunque l’OPAC è una delle principali applicazioni cui dovremmo guardare quando pensiamo a come adoperare i tool 2.0 per accrescere la fruizione dei servizi e degli strumenti delle biblioteche.
Come non raccogliere in questo campo i suggerimenti di Librarything, il gigantesco sito di social tagging dedicato ai libri, oppure le suggestioni (ancora in fase alfa) di Freebase, il database che si propone come una sorta di Wikipedia al quadrato, dal momento che unisce un substrato di web semantico al potere della creazione collaborativa delle informazioni; o infine le positive evoluzioni di Worldcat, il catalogo di OCLC che ultimamente ha messo a segno numerosi punti nella direzione del 2.0?
Tutto questo per dire che potremo soddisfare i nostri obiettivi:
- Increase ease of access to information
- Expand range and variety of services
- Spread awareness and use of library tools
- Reach and involve new users
- Support collaboration and communication
- Build community
- Foster knowledge and speed innovation
- Enhance customer satisfaction
solo se riusciremo a concepire davvero le biblioteche come network conversazionali e ad abbracciare la sfida del miscellaneous, verso una biblioteca 2.0 che sappia sfruttare la tecnologia, che si apra alla contaminazione con il mondo esterno, ma che abbia al suo centro sempre e primariamente la soddisfazione della sua utenza.






