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Tecnologia versus cultura? Ne abbiamo parlato alla Fiera del Libro

12 maggio 2008

La mia prima volta in Fiera: eccola qua. Come si dice in questi casi? Stanca ma felice :) Ottima Cecilia Cognigni, presidente AIB Piemonte e coordinatrice della tavola rotonda e Kagylla e Maria Cassella e Franco Bungaro e Paolo Gardois e Rossana Morriello e il Gruppo Abele e tanti altri colleghi che mi ha fatto enormemente piacere incontrare.

La Fiera il mattino è piena – soprattutto di scolaresche urlanti. Ma quante case editrici abbiamo in Italia? Come dice la cara Daniela del Gruppo Abele (a proposito: è in previsione un bellissimo progetto con loro – stay tuned!) bisognerebbe vivere in un Paese di lettori fortissimi per soddisfare tutta questa offerta. Ed è noto che l’Italia non ricada propriamente sotto questa categoria. Ma… qui cadiamo nel bel mezzo del topic della tavola rotonda.

Ho l’onore di cominciare, dopo un’introduzione di Cecilia. Le cose di cui mi piace parlare le conoscete. In ogni caso allego a breve la presentazione. Il succo è: la tecnologia (2.0, in particolare) non solo non è distruttiva per la capacità di creare cultura, ma è un fortissimo catalizzatore di flussi informativi. Esistono strumenti che fino a pochi anni fa solo un numero ristretto di techno-geek sapeva usare. Ci sono i blog dei citizen journalist, i mondi in cui l’autorialità si fa manipolativa di Scuola 3D, le letture collaborative di Book Glutton, la fan fiction degli smanettoni-scrittori. Ben venga la mutazione se ci arricchisce. E quindi facciamo in modo che ci arricchisca, contribuiamo a cavalcare l’innovazione, a dominarla, a fare cultura (di qualità). Stiamo pronti alla mutazione di lettura e scrittura. E desacralizziamo i libri (detto in Fiera, temevo mi cacciassero ;-) )

Quando Beethoven ha composto la IX Sinfonia, l’accoglienza non è stata entusiasmante. Un critico esimio dell’epoca dice: quest’opera piacerà tanto ai nostri contemporanei, a coloro che si lasciano dominare dalle passioni, a coloro che non sono più usi all’elevazione dello spirito e dell’Arte, a coloro che amano il gossip; insomma, a coloro che leggono i romanzi! (questo è il motivo per cui c’entra Baricco, che ne I barbari ha raccontato questo gustoso episodio). Il critico accomuna due dei pilastri della Cultura occidentale: la IX Sinfonia e i romanzi in una tendenza all’imbarbarimento deplorevole. Visto com’è facile mutare?

Segue Giovanni Del Ponte, scrittore di libri per ragazzi: fino ai 14 anni non lettore; meglio, lettore di soli fumetti. Poi, dal Buio oltre la siepe in avanti si appassiona, legge i libri che trova in casa e finisce col diventare uno scrittore (mi ricorda il mio passato – e anche il mio presente, per la verità – di lettrice di fumetti e saggi e non di romanzi). Avere un contatto con i lettori attraverso il sito modifica la scrittura: per esempio a volte nei libri non si inseriscono degli approfondimenti che poi vengono pubblicati online. Bello quello che dice contro la feticizzazione del libro: sono importanti i contenuti, non la forma-libro, è per questo che il fumetto è letteratura in forma grafica. Non fa distinzione tra libri, fumetti e film: gli interessano le storie. E conclude con un book-trailer, cioè un filmato promozionale che, sulla falsariga dei trailer che pubblicizzano i nuovi film, propone un libro per ragazzi appena uscito. (splendido, cerco di ritrovarlo in Rete)

Segue Zelica Tapognani: esperienza diretta di promozione della lettura nelle scuole. Iniziale riuscita, poi declino. Quando i bibliotecari si ritirano, gli insegnanti non sembrano capaci di raccogliere i frutti della semina. Si riesce a coinvolgere molto le fasce di età più basse, ma gli adolescenti diventano imprendibili. E anche i genitori spesso non aiutano: nelle case non ci sono libri, e non c’è pressione culturale sui ragazzi perché leggano. La lettura non può essere solo piacevole, è giusto insegnare che è anche fatica, come le cose importanti della vita. Il progetto di Zelica prevedeva un coinvolgimento dei ragazzi come mediatori culturali, cioè intermediari che dovevano produrre suggerimenti e stimoli per portare i loro coetanei in biblioteca.

Augusta Popi Giovannoli ci parla delle super geek iniziative della Biblioteca Multimediale di Settimo (qui è bello vedere i due interventi insieme: Zelica e Augusta lavorano nella stessa biblioteca, ma ci offrono due prospettive diverse su due aspetti importanti della nostra professione). A Settimo fanno cose importanti per gli anziani, per esempio coinvolgendoli al… Settimo Cielo ;-) E poi si occupano di scrittura mutante, fanno concorsi di Sms e praticano un uso intensivo di tecnologie per allargare l’orizzonte della scrittura/lettura.

E così dopo la prima tornata di interventi, il dibattito: bello e intenso. Davvero voglio ringraziare tutte le persone intervenute, così attente e partecipi. Inizia una collega della Biblioteca Civica di Torino: mi sento a disagio con la rincorsa affannosa alle nuove tecnologie. Non voglio perdere la mia identità, non posso confondermi con gli adolescenti, appartengo a un cultura che è altra, diversa dalla attuale, ed è giusto che rimanga tale. E poi c’è troppo rumore, voglio persone che ascoltino. [mio contributo: non dobbiamo diluire la nostra identità, ma rinforzarla grazie alle nuove tecnologie. Non rincorrere, ma farci aiutare, provare a esprimere il nostro patrimonio con i nuovi strumenti]

Poi Maria Cassella, che mi chiede: cos’è il Web 3.0 (meglio: quale delle decine di definizioni sottoscrivo) e cosa si possa fare a fronte dello scarso successo della partecipazione delle biblioteche nei social network. [mio contributo: credo e spero che il Web 3.0 sia il Semantic Web, e che le biblioteche debbano essere pervasive: come accade per bibliobar; come accade per chi ha implementato il modulo di reference su Facebook, senza bisogno di creare necessariamente un profilo istituzionale, ma mettendosi a disposizione degli utenti dove questi si trovano, senza essere invadenti]

Finiscono altri interventi di sostanziale adesione al c.d. Web 2.0, alle possibilità che le tecnologie offrono, che non vanno intese in senso oppositivo ma complementare rispetto all’offerta delle biblioteche. Dibattito molto interessante, stimolante e profondo. Grazie a tutti.

(pubblico senza rileggere, confido nella clemenza dei lettori :-) )


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