Archivio per la categoria ‘Web 2.0’

Tenurometer: Google Scholar e citazioni a portata di browser

13 Dicembre 2009

Tenurometer è un nuovo servizio proposto dall’Università dell’Indiana per il calcolo delle citazioni e dell’H-Index atttraverso Google Scholar. Risulta innovativo che sia offerto come toolbar per Firefox e che poggi su una organizzazione disciplinare collaborativa, che si esplica attraverso il tagging dei contenuti/autori ricercati. Dalla mia esperienza posso dimostrare che, al di là di database citazionali a pagamento come Scopus o Web of Science, Scholar è sempre molto consultato dai docenti e ricercatori, e se Tenurometer riesce a superare i limiti di Publish or Perish, potrà forse aspirare al successo nella comunità accademica. Di seguito qualche info in più dal sito (bold mines):

… Tenurometer is a browser extension that provides a smart interface for Google Scholar, it does not have the limitations of server based citation analysis tools that sit between the user and Google Scholar. At the same time Tenurometer is not an application, such as Publish or Perish, and therefore it is platform independent and runs on every system that supports the Firefox browser. Still, Tenurometer uses Google Scholar, which provides the most comprehensive source of citation data across the sciences and social sciences.

exposes advanced query syntax in a simple way to empower non-experts to submit complex queries such as boolean combinations (and/or/not) of author names and keywords.

provides many advanced features that make it easier and less error prone to compute impact measures based on citations. For example, the user can merge multiple versions of the same paper; exclude papers by different authors with the same name, or other noisy data; filter papers by many criteria such as years, disciplines, name variations, and coauthors; and perform live search over the results.

is a social (crowdsourcing) application that leverages the wisdom of the crowds. It requires users to tag their queries with one or more discipline names, choosing from predefined ISI subject categories or arbitrary tags

Da notare che, oltre all’interessante H-Index universale, che rende comparabili autori di discipline diverse, Tenurometer offre anche indicatori di impatto come il g-index.

Tenurometer is a browser extension that provides a smart interface for Google Scholar, it does not have the limitations of server based citation analysis tools that sit between the user and Google Scholar. At the same time Tenurometer is not an application, such as Publish or Perish, and therefore it is platform independent and runs on every system that supports the Firefox browser. Still, Tenurometer uses Google Scholar, which provides the most comprehensive source of citation data across the sciences and social sciences.
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Empowers non-experts to submit complex queries and maintains their history

Tenurometer exposes advanced query syntax in a simple way to empower non-experts to submit complex queries such as boolean combinations (and/or/not) of author names and keywords. For example you can search for articles by Jane Smith or JM Smith-White but not JF Smith at Cornell or Stanford. Tenurometer also maintains a history of recent queries to help you remember those complex queries.
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Allows filtering, sorting, deleting and live search to compute error free impact measures

Tenurometer provides many advanced features that make it easier and less error prone to compute impact measures based on citations. For example, the user can merge multiple versions of the same paper; exclude papers by different authors with the same name, or other noisy data; filter papers by many criteria such as years, disciplines, name variations, and coauthors; and perform live search over the results. The impact measures are dynamically recalculated based on the user’s manipulations.
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A social application with tagging functionality

Tenurometer is a social (crowdsourcing) application that leverages the wisdom of the crowds. It requires users to tag their queries with one or more discipline names, choosing from predefined ISI subject categories or arbitrary tags. This generates annotations that go into a database, which collects statistics about the various disciplines, such as average number of citations per paper, average number of papers per authors, etc. This data will be made publicly available.
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Library Mashups 1 – SOPAC 2.0: the trashable, mashable catalog

8 Novembre 2009

Per far conoscere Library mashups: exploring new ways to deliver library data, ho pensato di inaugurare una serie di post dedicati ai vari capitoli. Affinché l’impostazione non sia troppo burocratica, non procederò proprio in sequenza. Comincerò la serie con una delle puntate più avvincenti: quella  sul capitolo 12,  SOPAC 2.0: The Trashable, Mashable Catalog, scritto da John Blyberg e dedicato a SOPAC (Social OPAC), l’interfaccia web per i cataloghi di biblioteca creata da Blyberg medesimo, bravissimo programmatore e appassionato di open source e biblioteche.

SOPAC nasce nel 2005 come un progetto open source della Ann Arbor District Library (NdR adesso Blyberg lavora presso la Darien Library), quando a Blyberg viene chiesto di riprogettare l’interfaccia web del catalogo della biblioteca. L’intento del nostro è subito chiaro: disegnare un OPAC che non sia percepito come qualcosa di estrinseco ma che si fonda perfettamente con l’interfaccia web del sito della biblioteca. Dunque SOPAC viene concepito come nativamente integrato nel CMS Drupal, e sviluppato a partire proprio da moduli del Content Management System. La prima interfaccia va online nel 2007 e si presenta molto bene, ricca di funzionalità sociali tipiche della Library 2.0.

Qualcosa però non funziona ancora bene e non permette quell’integrazione seamless tra OPAC e sito web che Blyberg si era proposto. L’interfaccia è da un lato troppo dipendente dalla configurazione del sistema di automazione della AADL e dunque non facilmente esportabile, e dall’altro l’architettura nel suo insieme è troppo poco ricettiva verso i contenuti generati dagli utenti (UGC), che infatti non sono inclusi nell’indice dell’OPAC che viene interrogato all’atto di ricerca di un libro da parte degli utenti.

Così prende il via il progetto SOPAC 2.0, che nasce da un’architettura molto più robusta e concepita in modo da rendere l’interfaccia perfettamente adottabile e adattabile da chiunque. La prima rivoluzione Blyberg la compie “esternalizzando” tutti gli elementi non strettamente inerenti l’interfaccia, in due librerie che accompagnano il prodotto: Locum e Insurge. La prima è un livello di astrazione che viene posto tra l’interfaccia e ciò che sta sotto di essa, ovvero l’ILS (sistema di automazione) specifico usato dalla biblioteca, e che quindi rende veramente l’OPAC agnostico rispetto al sistema sottostante adoperato, mentre la seconda gestisce il nuovo repository di informazioni sociali: ciò che prima era riservato ai soli utenti di una biblioteca (tag, commenti, recensioni, voti), adesso viene esteso a tutte le biblioteche che adottino SOPAC e soprattutto viene utilizzato in fase di ricerca dagli utenti dell’OPAC!

Nel capitolo sono presentati alcuni esempi di come sia facile istanziare le classi delle due librerie: in effetti uno dei driver di SOPAC2 è  proprio la semplicità d’uso anche per il medio IT staff di biblioteca. Il capitolo si conclude con ulteriori esempi di come, essendo SOPAC costruito sul CMS Drupal, sia modulabile e di come i suoi contenuti possano essere integrati davvero in maniera seamless nell’interfaccia web attraverso la composizione e la giustapposizione dei vari blocchi (contenuti del blog/sito della biblioteca con, per esempio, l’elenco dei 50 libri più prestati; contenuti del sito con altri contenuti del sito; contenuti dell’OPAC con altri contenuti dell’OPAC), il tutto con massimi livelli di personalizzazione, flessibilità e… mashabilità (il layout come anche il livello delle informazioni che vengono presentate, possono essere modificati con semplicità, grazie all’architettura di classi e librerie associate a SOPAC). Ugualmente, l’architettura adottata, fa sì che i blocchi di SOPAC possano essere non solo “amalgamati” con contenuti provenienti dall’esterno, ma possano essi stessi venire esportati e pubblicati, per esempio, in un blog o in una pagina web (classico l’esempio del box di ricerca).

Blyberg conclude augurandosi che il numero delle biblioteche che adottano SOPAC 2.0 cresca sempre di più, poiché il reale utilizzo da parte di un numero sempre più ampio di utenti finali è l’unica garanzia perché il progetto continui ad essere sviluppato e il repository di contenuti sociali aggregati ai record bibliografici si arricchisca e divenga sempre più funzionale e utile. Le ultime righe sono quindi un invito alla comunità dei bibliotecari e degli sviluppatori perché aiutino SOPAC a cresce e prosperare, e noi speriamo vivamente che studenti e colleghi interessati all’argomento raccolgano l’invito!

Potete leggere tutti i contenuti relativi al libro attraverso il tag library mashups.

Italian Library 2.0? One question, many answers

8 Marzo 2009

Questo è il titolo dell’intervento che ho tenuto venerdì scorso a Roma, per il convegno Web 2.0 and libraries. Posto di seguito le slide. Come promesso, pubblico anche il link ai risultati del questionario di cui al post dedicato: ho pensato di riassumerli in un file xls con diversi tab dedicati a esplorare le risposte ai quesiti. Come vedrete, le risposte offrono uno spaccato interessante delle biblioteche italiane.

Benché il questionario fosse del tutto a-scientifico, intendeva tracciare a grandi linee lo stato delle applicazioni 2.0 o comunque più avanzate e innovative in uso nelle nostre strutture. E credo che un’idea di ciò sia riuscito a darla. Inoltre sono di estremo interesse i commenti di voi tutti: spesso accorati, sempre interessati e coinvolti.

Devo dire che ho ricevuto diverse mail in aggiunta alle risposte al sondaggio, in cui molti bibliotecari mi sollecitavano a rendere pubblici i risultati soprattutto per individuare sulla scorta di essi buone pratiche utili per tutti. Insomma, ho percepito non solo curiosità ma vera e propria fame di informazioni concretamente applicabili sul lavoro da parte di tanti colleghi – e questo non può essere che un bene. Grazie ancora a tutti per la collaborazione e il sostegno.

Dimenticavo: come forse saprete, il seminario è stato registrato e tra poco sarà distribuito in video. Vi terrò informati: Non potete certo perdere gli interventi di Mary Joan, Gerry e Andrea!

Aggiornamento: I link ai video dei relatori si possono trovare sempre sulla pagina del convegno, mentre Cettina Cosenza ha meritoriamente pubblicato un resoconto molto completo della manifestazione.