Archive for the ‘General Topics’ Category

Fabio Metitieri

21 aprile 2009

Per tutte le volte che ti sei preso la briga di visitare questo blog, leggerne i contenuti ed esprimere il tuo punto di vista. Per tutte le volte che lo hai fatto in maniera intelligente e per tutte le volte che mi hai criticata aspramente. Per tutte le tue idiosincrasie, per la tua lotta contro il nemico 2.0 e la superficialità che a volte si trascina dietro. Per tutte le volte in cui abbiamo litigato. Per tutti i commenti che hanno suscitato dibattiti e opposizioni. Per tutte le volte in cui hai chiesto agli altri lettori di approfondire, esplicitare e prendere posizione – invece di buttare giù solo un link distratto e un “vedi questo”. Per tutte le volte che ho riscritto i miei post pensando che mi avresti bacchettata per sciatteria o incoerenza. E quindi per tutte le volte che mi hai costretta ad essere migliore, a ragionare di più, a non ripetere slogan, a superare certi tic culturali. Ma anche per tutte le volte che hai scritto cose offensive – e trovo assurdo che spesso in Rete (nella Rete 2.0, almeno), in tutti i luoghi in cui sei passato o hai sostato per anni, il tuo caratteraccio abbia finito per offuscare i tuoi contenuti. Ma era una tua precisa scelta e in qualche modo una tua cifra distintiva. Per il libro che ho trovato oggi rientrando al lavoro – Il grande inganno del Web 2.0, che si preannuncia denso, pungente, informato, controcorrente. Per le mail garbate e per gli insulti gratuiti. Per tutto questo e molto altro ancora, Fabio, ti dico che questo blogh – e questa bloggher – senza i tuoi commenti non saranno più gli stessi.

Ringrazio Serena Sangiorgi che ha voluto condividere il suo ricordo di Fabio Metitieri con me e con tutti coloro che passeranno di qui:

“E’ mancato improvvisamente, pare per infarto, uno dei padri storici di Internet in Italia. E’ stato una figura chiave dell’intellighenzia online negli anni ’90, ha scritto molti libri che sono diventati classici, ed è stato anche un vigoroso rompiballe polemico e rissoso. Ci siamo scritti per quasi vent’anni senza incontraci mai. Questo era normale ai tempi della stilografica; lo è anche di più oggi? Forse sì, e lui che ci teneva tanto alle radici storiche della cultura di rete sarebbe stato d’accordo…”.

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Addendum [25/04/2009] Biblioteche Oggi, mensile di biblioteconomia e scienza dell’informazione su cui Fabio Metitieri ha pubblicato, anche recentemente, diversi articoli sulle evoluzioni del Web, la valutazione e selezione delle informazioni, Second Life, e le biblioteche come conversazioni, ha avuto la gran bella idea di rendere accessibili gratuitamente gli ultimi tre articoli di Fabio: li trovate in un pdf dedicato. Riccardo Ridi ha invece pubblicato sulle sue pagine un elenco di persone che hanno ricordato Fabio.

Un corso AIB per imparare a fare Library 2.0

28 novembre 2008

Come forse alcuni lettori sanno, a breve terrò un corso sulla library 2.0 per AIB Lombardia. Dal momento che sulla pagina online del del corso non è possibile dettagliare il programma più di tanto, e dal momento che alcuni di voi mi chiedono notizie più specifiche, proverò a dare qualche informazione aggiuntiva – che spero utile e che mi rendo disponibile a sviluppare ulteriormente se ve ne fosse la necessità :-)

Il corso – che è indirizzato a bibliotecari di ogni ordine e grado, cioè universitari, pubblici, scolastici etc. – inizia con una panoramica sul mondo dell’informazione, sui trend principali della produzione e della fruizione dell’informazione/conoscenza online e sui principi del Web 2.0; si passa poi a individuare i capisaldi della library 2.0 così come si è venuta configurando negli ultimi tre anni e infine ci si immerge in una lunga carrellata che porta ad esplorare tutti i tool più significativi dell’evoluzione tecnologica in corso e che mira a mostrare in concreto quali benefici possa portare l’adozione di strumenti innovativi.

Vengono affrontate tematiche come gli UCG (User Generated Content) e la loro utilità/efficacia/criticità, il ruolo dei servizi di produzione dei contenuti multimediali e delle piattaforme di condivisione e socializzazione – e il tutto inquadrato nell’ambito delle sperimentazioni che le biblioteche in Italia e nel mondo hanno attuato. Per inciso, sia per quanto riguarda la parte più teorica che quella esemplificativa, non mancheranno spunti critici che chi segue il corso potrà poi sviluppare in autonomia.

Come tipologia di strumenti 2.0 si cerca di dare una “vista” quanto più completa possibile: per esempio sui feed RSS si spiega brevemente cosa sono e sono mostrate alcune possibilità di utilizzo per le biblioteche e/o per i bibliotecari tra quelle più fantasiose, interessanti, sostenibili etc. Si ripete ciò per tutti i tool (blog, wiki, social network, instant massaging, foto/videosharing, realtà virtuali, OPAC next-gen etc.). Infine si conclude la parte teorica con una breve analisi delle motivazioni che dovrebbero portare all’adozione degli strumenti 2.0 in biblioteca e ad una riflessione sugli obiettivi, i target, le modalità di valutazione, i costi-benefici e così via. Questa parte dura circa 4 ore.

Nel pomeriggio del primo giorno si avvia poi la parte pratica, che consiste nella presentazione di uno strumento o di una piattaforma, e nell’esercitazione conseguente da parte dei partecipanti. Al termine di ogni esercitazione c’è anche un breve momento di confronto pubblico su quello che si è appena realizzato. Questo avviene per tutti i tool su cui si decide di lavorare. Nel caso del prossimo corso AIB saranno: blog, feed, wiki, motori di ricerca personalizzati, social tagging. Naturalmente scopo del corso è fornire contenuti supplementari rispetto a quelli che un bibliotecario medio può/vuole attingere autonomamente – e così per quanto riguarda l’expertise. Dunque per ogni strumento, vengono da un lato fornite indicazioni su come usare lo strumento a livello basico, e dall’altro illustrate particolari modalità di utilizzo e feature meno conosciute, e suggeriti i programmi “di complemento” che consentono di sfruttare meglio le varie funzionalità. Naturalmente il profilo di questi “giochi” dipende dal livello medio dei partecipanti. Se nessuno per esempio ha mai aperto un blog, allora si comincia dai fondamentali; se la maggior parte lo ha già fatto, si va oltre, cercando di fare qualcosa di più particolare. In ogni caso, se c’è un pubblico eterogeneo, ognuno può lavorare in base al proprio livello di competenze e imparare a fare.

Il corso si conclude infine nel pomeriggio del secondo giorno, con una carrellata di esempi di social software non trattati in precedenza ma che possono essere adoperati in una biblioteca 2.0. A seconda del tempo che resta alla fine delle due giornate, dei social software vengono mostrate applicazioni già realizzate oppure vengono elencati insieme alle loro possibilità di utilizzo. Ai partecipanti vengono dati riferimenti, guide e sitografia su un wiki creato appositamente per il corso che potranno arricchire nel tempo come knowledge base collaborativo.

Dai feedback che ho avuto in passato, mi sentirei di dire che si tratta di un corso alla fine del quale si è imparato qualcosa e si sa fare qualcosa: si hanno le competenze per utilizzare le tecnologie e anche una consapevolezza più generale in merito a come farne un uso appropriato ed efficace. Molto di ciò che i partecipanti potranno o vorranno fare dopo dipende in larga misura anche dalla realtà in cui si troveranno ad operare, ma un buon bagaglio tecnico, tanta voglia di fare e un una media dose di creatività possono fare miracoli ;-)

Open data, Web semantico e Science 2.0

2 maggio 2008

Studio il Web semantico (grazie a certi certi blogger fucine di idee e fornitori di account), organizzo il filo per Sci(bzaar)Net e butto giù due appunti, giusto per riordinare le idee, ma ci ritornerò. Quello che segue continua idealmente il discorso sui dati aperti e il Web semantico (strettamente intrecciati) avviato qualche post fa – in attesa di scrivere qualcosa di decente in particolare su Web semantico e biblioteche.

Qualche tempo fa Richard Poynder ha intervistato lo scienziato Peter Murray-Rust sugli Open Data, e sulle differenze, le convergenze e le sovrapposizioni tra questi e l’open access. Open Data incrocia però soprattutto Linked Data, e così Web semantico, licenze, rappresentazione delle informazioni con Rdf, dati leggibili dalle macchine più che dagli esseri umani e Science 2.0:

… an online interactive environment where a great deal of the information used is more likely to have been discovered, aggregated and distributed by software and machines than it is by humans

Interessante e tangente il progetto di Open Notebook Science dell’apertura ed esposizione dei dati scientifici (chimici in questo caso) e dei risultati (anche fallimentari) di laboratorio. La cosa significativa è che la questione si riallaccia da un lato all’apertura ai dati e dall’altro alla questione del Web semantico, che gli scienziati promotori del progetto Open Data, vedono possibile (giustamente) solo grazie alla apertura, gratuità e possibilità di riutilizzo dei dati (ciò che può essere garantito appunto non dalla sola gratuità ma da particolari condizioni poste sulla proprietà dei dati). Circolarità, loop virtuoso.

Dai dati chimici ai mashup creati sulla base di dati prodotti ai feed aggregati, la parola chiave è Mine the data.

L’Open Access implica letteratura accademica digitale, online, gratuita, e libera dalle restrizioni del copyright e delle licenze. E questo, dice Murray-Rust, è esattamente ciò che è necessario per costruire il semantic Web. [dall'intervista, pag. 1]

Altro elemento che aggiungo a quelli elencati finora è la politica opaca che spesso ha accompagnato i tentativi subdoli da parte di alcuni editori di applicare limitazioni di copyright sui dati, che dovrebbero invece essere sprotetti. Dunque Murray-Rust, già paladino dell’OA si è convertito alla difesa dell’OD con una motivazione molto chiara:

For where the Open Access movement is concerned only with ensuring that scholarly papers are human readable, the Open Data movement requires that they are also machine readable. And since Open Data implies reuse, it is vital that licences are provided that specifically permit this. [sempre dal post di Poynder-Murray Rust]

E concludo guardando alla questione open data (perfino) dal punto di vista dei peer reviewers, che, in uno studio recente affermano che nel loro processo di revisione degli articoli da pubblicare sulle riviste, avrebbero bisogno di accedere ai dati, ai risultati e alle procedure degli esperimenti, anche ai raw data.

A majority of reviewers and editors also said would be desirable to be able to review authors’ data as part of peer rereview.

Una recensione d’autrice per il secondo anno di TGL

24 febbraio 2008

352 post; 600 commenti; 32 categorie; 159 tag; 48,884 visitatori (non ho al momento un dato certo sui lettori che mi seguono attraverso i feed). Qualche numero per festeggiare il secondo compleanno di The Geek Librarian. La cosa che più mi dà soddisfazione sono i commenti: quasi doppi rispetto ai post. Questa credo sia la gioia più grande per un blogger. Certo, stare al passo con le considerazioni, le domande, le critiche e le proposte dei lettori non è sempre facile.

Soprattutto non è facile con i gentili commentatori di questo blog, che spesso sono più bravi ed esperti della sottoscritta (rileggete i commenti al post Il semantic web e la promessa dei microformati, e capirete che grande fortuna è avere un pubblico di lettori così qualificato). Infatti vorrei dedicare questo compleanno a tutte le persone che si prendono la briga di leggere e commentare i post di TGL: a loro va il mio sonoro e riconoscente G R A Z I E! :-)

In genere, in occasione degli anniversari, oltre a tirare un bilancio delle cose fatte, si fanno buoni propositi. Allora, vediamo di andare con ordine: in primis mi piacerebbe rifare la grafica del banner e dare una sistematina ai CSS. Si tratta in realtà di due cose cui ogni tanto lavoricchio (la sera, dopo la mia (super)dose quotidiana di cereali, in preda allo sconforto da ascolto di trasmissioni politiche) e spero di riuscire a concretizzare quanto prima. Poi ci sarebbe il podcast, progetto che ho cercato di coltivare ma che al momento rimane al di là delle mie possibilità. E qui mi sa che l’unica soluzione è trovare uno sponsor che mi permetta di sprigionare tutta la mia creatività (e imprenditorialità) realizzando interviste e resocontando eventi ;-)

Scrivere post in inglese permetterebbe ai miei amici che si aggrappano a Google Translate di fare un po’ meno fatica. E anche questa sarebbe cosa buona e giusta (anche se temo potrebbe alienarmi la lettura di più di un fan italico ;-) ). Diciamo che realizzare anche solo il primo di questi tre propositi, rappresenterebbe un gran bel risultato, considerando che negli ultimi tempi sono stata abbastanza sopraffatta dal lavoro in Biblioteca e dal lavoro extra.

Permettetemi però di festeggiare con una sonora auto-pacca sulle spalle, riproducendo la recensione che la cara mitica Serena Sangiorgi (bibliotecaria parmense, vice-presidente AIDA, presidente CNBA e grande amica di questo blog sin dai suoi esordi) mi ha dedicato sul numero di dicembre di Biblioteche Oggi, la rivista di riferimento dei bibliotecari italiani. Prima di lasciarvi alla lettura due considerazioni. Anzi, una considerazione e due ringraziamenti.

La lettura dell’articolo, oltre a riempirmi di gioia, mi ha fatto riflettere su alcune caratteristiche dei blog: in primis il loro rapporto con le mailing list. E’ un tema che Serena richiama e che trovo sempre più spesso espresso qua e là nella biblio-blogosfera (l’ultima volta su Amibiblioblog). Nell’ambiente dei bibliotecari italiani, quando si parla di mailing list, è d’obbligo riferirsi ad Aib-Cur, la principale lista di categoria.

Ecco, mi viene da pensare: in che rapporto stanno i blog bibliotecari (per semplicità restringo solo a questi) con le mailing list? Perché molta gente si stufa di leggere le maling list e preferisce seguire i più personalizzati ma anche più frammentari blog? E’ un senso di minore protagonismo che rende un lettore più propenso a lasciare un commento su un blog, piuttosto che in lista? O è la paura di essere ridicolizzato/avversato/aggredito – o anche solo di essere contraddetto – davanti a 5.000 iscritti? Cosa sono diventate le mailing list? Sono ancora necessarie? Raggiungono un segmento dei bibliotecari cui i blog non potranno mai arrivare? Aiutatemi, se volete, a chiarirmi le idee…

Ringraziamenti: beh, ça va sans dire, il mio grazie va a Serena, che mi ha fatto questa sorpresa in silenzio e dedizione, e che mi ha lasciato di stucco! E poi, un grazie ad Andrea Marchitelli, che è stato così gentile da acconsentire a congedare i lettori della sua rubrica proprio con una recensione sul mio blog!, e a Massimo Belotti, direttore di Biblioteche Oggi, che mi ha concesso il permesso di pubblicare integralmente il testo dell’articolo su questo blog. Ed ecco a voi… Brani da The Geek Librarian, by Serena Sangiorgi [seguendo il link potete leggere l'articolo integrale in formato pdf]
(grassetti miei)

The Geek Librarian compare sulla scena il 23 febbraio 2006, con un saluto e una bandiera: la segnalazione di un seminario italiano sulla Information Architecture i cui materiali, si sottolinea, saranno messi a disposizione in tempo reale. La caratteristica del blog creato da Bonaria Biancu infatti è l’attenzione all’aspetto tecnologico del lavoro del bibliotecario di oggi, e come tale si è guadagnato un posto di spicco nel panorama italiano. [...]

The Geek Librarian riempie la nicchia dell’informazione tecnologica nel mondo dei bibliotecari italiani, senza però dimenticarne il contesto: ci troviamo infatti notizie dei più importanti o comunque notevoli eventi del settore in Italia e all’estero, discussioni di spunti teorici che provengono da altri angoli della rete, di articoli comparsi in riviste di settori collaterali, di temi che affiorano in altri blog affini. [...]

Poiché il medium è messaggio, e la forma significa qualcosa anche della sostanza, non sorprende che la piattaforma scelta da Bonaria Biancu per costruire il blog sia WordPress, che si presenta più tecnologica che non ad esempio la popolare Splinder: in effetti WordPress è considerata la più stabile e sicura delle piattaforme gratuite in circolazione nella rete, ed è continuamente aggiornata e migliorata, altrettanto gratuitamente, aspetti che fanno entrambi notevole differenza rispetto ad altre [...]

The Geek Librarian [...] nonostante sia così chiaramente un blog tecnico, è frequentatissimo e molto conosciuto: e soprattutto, è un blog partecipato. La maggior parte dei post hanno commenti, anche parecchi, e davvero molti sono serviti a suscitare dibattiti e vere e proprie polemiche sui temi trattati: scrivono su The Geek Librarian persone della comunità bibliotecaria italiana che non si trovano da altre parti. Il confronto viene a questo punto spontaneo con quella che ne è stata per anni la fonte primaria di novità e dibattito: la lista di posta elettronica AIB-CUR, storica palestra di fronde, di sperimentalismi e anche di liti della comunità LIS italiana. Che i tempi siano cambiati nel web è sotto gli occhi di tutti e non si può negare, ma questo aspetto del cambiamento è particolarmente sensibile in chi ha seguito sin dall’inizio la diffusione dell’informazione in rete, veicolata allora esclusivamente dalla posta elettronica, attraverso il tam-tam dell’address book, e quindi dalle liste email, che davvero molto a lungo sono state la forma principale dell’aggiornamento. Oggi la stessa funzione si è trasferita nei blog, in comunità più piccole (AIB-CUR ha diverse migliaia di iscritti) e più “ritagliate” sugli interessi personali affini a pochi, ma certamente comunità più amalgamate tra loro. Anche il termine “iscritto” ad una lista “fa scuola” vecchio tipo… invece “seguo un blog” è più rilassato, tranquillo, fa intuire che si può avere ritmi blandi: non è qualcosa che ti ritrovi volente o nolente nella mailbox, ma è qualcosa che decidi tu di voler leggere.

Personalmente, ha funzionato proprio la curiosità innescata da un incontro con l’autrice alle Stelline, pochi giorni dopo la nascita di The Geek Librarian: sono andata a cercare questa novità, influenzata, lo ammetto, dai commenti negativi sulla blogosfera, e ho proprio dovuto ricredermi su questa forma di comunicazione. Ma, soprattutto, ho trovato una bella finestra sul mondo LIS a cui affacciarmi appena ho un attimo di tempo…

Serena Sangiorgi — (Courtesy of Biblioteche Oggi, Vol. XXV, n. 10, Dicembre 2007)”

Ciao ZoneX

24 gennaio 2008

C’era un geek di nome Francesco, appassionato dei computer e soprattutto del Web, che ha passato i suoi giorni a validare pagine Html, scovare bachi, proporre suggerimenti, combattere l’indifferenza alla disabilità online (e non solo). Adesso ZoneX non c’è più ma la sua battaglia resta. Da innamorato dell’informatica conosceva il mondo delle biblioteche e tra i banner del suo blog aveva inserito anche quello del CABI. Ha lasciato dei commenti su questo blog; qualche volta abbiamo conversato, chiacchierato, dibattuto – soprattutto di web semantico. Era una persona gentile. Miche Diodati gli dedica il suo ultimo libro, Accessibilità, guida completa, la cui versione elettronica è gratuitamente accessibile online.

(I’m back e) la Biblioteca di Baghdad è sotto attacco

27 agosto 2007

Vengo con il capo cosparso di cenere a farmi perdonare la prolungata assenza dovuta ad impegni di lavoro alquanto pressanti e a due settimane di ferie che mi sono concessa a ridosso di Ferragosto. La riapertura di quella fabbrica milanese che è The Geek Librarian segnerà la (ri)proposizione di alcune tematiche che mi paiono in particolare fermento.

Ho passato le due settimane di riposo a riflettere (un po’ rileggendo vecchi testi di filosofia – da Hegel a Negroponte – e un po’ propriamente ruminando) concentrandomi sulla relatività della visione: da quella storica a quella matematica (Negroponte e i suoi bit!). E mi sembra (probabilmente sotto l’influsso di tanto ponderare ;-) ) che tutte le migliori scoperte o invenzioni (anche questo potrebbe dipendere dalla visione o interpretazione della cosa) della storia umana non siano che cambiamenti di prospettiva – sintesi e al contempo astrazioni di ciò che è stato prodotto prima di esse, di meta-livello in meta-livello… Come tutto ciò si coniughi con l’argomento di questo blog che è sostanzialmente la biblioteconomia, ve lo dirò prossimamente, sul blog e magari anche in un articolo…

La ripartenza segna purtroppo un triste momento non dico per le scienze dell’informazione ma per la cultura e in definitiva per l’umanità nel suo insieme. Grazie ad alcuni messaggi passati in Aib-Cur e a informazioni fornitemi da Serena Sangiorgi, ho avuto contezza di ciò che sta avvenendo in questi giorni a Bagdad. Dal comunicato di Un ponte per del 10 agosto u.s.:

L’esercito iracheno e americano, contravvenendo a tutte le convenzioni internazionali, è entrato con la forza nella biblioteca nazionale di Baghdad facendone, di fatto, una base militare e mettendo a serissimo rischio il patrimonio librario scampato all’incendio dell’aprile 2003.

Di fronte alla resistenza del direttore e dei dipendenti della biblioteca hanno usato violenza fino a sparare alle gambe ad un bibliotecario. Al momento in cui scriviamo i soldati hanno lasciato l’edificio, ma si teme che l’occupazione possa ripetersi presto ed in qualsiasi momento.

La barbarie della violenza (al di là delle prese di posizione su ciò che era o su ciò che è diventata la guerra in Iraq) non può non far indignare e disperare tutti gli esseri umani dotati di quel minimo di ragionevolezza che serve per vivere in una società libera e civile. Per evitare di sprofondare nella retorica, riporto il sobrio e vibrante appello dell’Associazione di Documentazione AIDA:

Dichiarazione in favore della Biblioteca nazionale Irachena

Recenti notizie descrivono un quadro allarmante della situazione della Biblioteca Nazionale Irachena a Bagdad, teatro e oggetto di scontri e azioni cruente sia contro la struttura, sia contro il patrimonio librario e documentario, sia contro il personale stesso, al lavoro nonostante il perdurare degli eventi di guerra.

Il direttore, apprezzato storico curdo che si è guadagnato la stima internazionale per la sua azione continua di difesa del patrimonio nazionale in momenti così difficili, ne ha dato notizia in diretta attraverso un suo blog ospitato dalla British Library (intensamente coinvolta nel tentativo diplomatico di salvaguardia della biblioteca nazionale irachena) fino alla fine di luglio, quando le difficoltà gli sono divenute insormontabili: la lettura di quelle pagine è profondamente toccante e induce a riflettere sulla necessità di preservare, proprio in situazioni di tale emergenza, la storia di una nazione.

A partire dal rogo della biblioteca di Alessandria non si è mai smesso di insidiare le fonti della storia e della cultura durante le guerre, e il più recente esempio riguarda appena quindici anni fa la biblioteca di Sarajevo: AIDA condivide il principio etico fondamentale che sia sempre necessario salvare i libri e i documenti come memoria e radice della storia di un popolo, considerandoli un valore non soggetto a interpretazioni di parte.

In questo senso AIDA si schiera con quanti già si stanno adoperando in favore della Biblioteca Nazionale Irachena e del suo personale e sollecita una presa di posizione di tutte le istituzioni e le associazioni italiane, straniere ed internazionali, per la salvaguardia di una struttura fondamentale nella storia di quel paese, già pesantemente e irreparabilmente danneggiata dalla guerra.


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