12 Risposte to “Library Mashups 2 – Mashing Up Open Data with biblios.net Web Sevices”

  1. L’evoluzione del web nel 2009: spunti di ricerca « 4lib Blog Says:

    [...] alcune applicazioni in rete hanno portato nella cloud la catalogazione (Biblios.net su cui si veda qui e SkyRiver) Anche il maggior consorzio bibliotecario mondiale OCLC mira a fornire un servizio a [...]

  2. Enrico F Says:

    A proposito del paragrafo finale, mi vengono in mente due riflessioni, anche a seguito di quanto si è discusso al seminario ITALE:

    1) parlare di cooperazione, interoperabilità e riusabilità dei metadati è ormai imprescindibile, e lo sappiamo. Ma nel mondo dei documenti digitali è più che imprescindibile: è davvero l’unica strada. Non solo per questioni di economia (si risparmia) e di agilità (si fa prima), ma soprattutto per omogeneità: perché fare diecimila volte lo stesso lavoro, rischiando di farlo in maniera differente, quando alla fine il documento che viene catalogato è lo stesso?

    2) in questo contesto, nel quale i documenti nascono già digitali, il metadato *deve* essere fornito insieme al documento. Quanto a lungo potremo ancora pensare all’attività di catalogazione tradizionale? Quanto ancora prevarrà la necessità di assegnare a posteriori a un documento una “descrizione” esterna ad esso, soprattutto quando la vastità del “docuverso” digitale comporta il trattamento di migliaia di record alla volta? Si è ancora lontani sicuramente dal giorno in cui gli editori forniranno dei metadati standard, omogenei, coerenti e usabili direttamente, ma allo stato attuale credo che il ruolo del bibliotecario-catalogatore sia ormai vicinissimo a una trasfigurazione. Finirà il mondo dei catalogatori, e inizierà l’epoca dei gestori di metadati.

  3. bonaria Says:

    Caro Enrico, grazie di nuovo per le cose interessanti che riporti. Sono completamente d’accordo con te: intanto, con l’esigenza di interoperabilità per i contenuti digitali. Come scrivevo qualche commento fa, i contenuti nei nostri database dovrebbero essere unici, descritti in formati codificati e contenuti in database accessibili con interfacce standard, in modo che si possano riutilizzare a piacimento, senza che ogni volta si debbano ricreare. Può bastare un’API o una mappatura coerente per rendere interoperabile il dato digitale e ormai non possiamo più pensare di essere al riparo al chiuso dei nostri chiusi sistemi (ILS e simili). Siamo ormai in un universo – talvolta caotico, comunque in continua espansione – che chiede il rispetto di certe regole, per poter aspirare a sistemi economici e agili.

    Poi, l’acquisizione dei metadati: su questo c’è dibattito in corso – sulla qualità e la tipologia dei record descrittivi, intendo. Mi pare comunque che i principali editori – in particolare quelli che pubblicano digitale – si siano orientati tutti sulla vendita di dato e metadato. Ne parlavo qualche sera fa con Angiolini, del Mulino, a proposito della loro nuova piattaforma di e-book, Darwin Books, e della utilità di offrire alle biblioteche sia il contenuto che il record MARC associato. Per non dire, poi, che sperabilmente con l’evoluzione delle tecniche di intelligenza artificiale, linguistica computazionale e web semantico, il record MARC o perfino quello Dublin Core potrebbero diventare un lontano ricordo :-)

  4. Stefano B. Says:

    E’ la prima volta che sento dire quello che sostengo da tempo: il MARC è vecchio. Tutta la logica associata al MARC (compresa la monoliticità degli ILS) sta per cadere, sotto i colpi dell’interoperabilità, del web semantico, ecc. Ci vorrà tempo, ma la catalogazione dovrà orientarsi a collegare informazione, non a scriverla e riscriverla sempre uguale, derivata o meno che sia.

  5. shaitan Says:

    @Stefano,

    se è la prima volta che lo senti dire si vede che non conosci Tennant…

    non riesco a immaginare niente di più esplicito di “MARC must die”, datato 2002 ;-)

  6. Enrico Francese Says:

    Ho sentito spesso parlare della “morte del MARC” ma non ho mai capito bene le argomentazioni “concrete” (anche se posso immaginarle e, preventivamente, persino condividerle). Stavo per chiedere a Stefano di argomentare, poi Shaitan ha citato Tennant, ho fatto una rapida ricerca e ho trovato quello che cercavo. Condivido il link all’articolo di Tennant (Library Journal 10/15/2002):

    http://www.libraryjournal.com/article/CA250046.html

  7. bonaria Says:

    Ciao, grazie dei commenti e dei riferimenti sitografici :-)
    La mia domanda a questo punto è: con cosa sostituiremo il MARC? Già qualche post fa io e Shaitan avevamo avuto una discussione in merito al Dublin Core e alla necessità di integrarlo. La mia perplessità era (ed è) che a forza di integrare il DC (cosa peraltro necessaria), si potrebbe arrivare a re-inventare la ruota del MARC ;-)

  8. shaitan Says:

    Generalmente chi sostiene un abbandono del MARC lo fa verso soluzioni più agili come MODS (se non, rilanciando la ricerca di Martha Yee, direttamente in RDF [1])…

    queste risultano più agili sia per l’uomo (beh title subtitle e nonsort sono un po’ più leggibili e memorizzabili di 245 $a $b e secondo indicatore…)

    ma soprattutto per la macchina, basti pensare a un’espressione xpath per creare indici per titoli su records mods e sui i corrispettivi records marcxml…

    voglio dire /mods/titleInfo/title è un po’ più semplice e leggibile di qualcosa tipo (l’ho scritta al volo quindi sarà sbagliata) substring(/record/datafield[@tag='245']/subfield[@code='a'], /record/datafield[@tag='245']/@ind2)

    Ma il solito Alexander Johannensen forse lo esemplifica meglio [2]

    Giustamente il problema è che la maggior semplicità coincide con una minore granularità semantica (il caso estremo è appunto il set base di dublin core dove i campi quelli sono e, volenti o nolenti, un soggetto produttore ti diventa creator o, peggio, un soggetto conservatore publisher con conseguente mal di pancia pe noi archivisti :-D )

    Il problema, tornando ai record bibliografici, è appunto cosa può esprimere mods (che ha sicuramente dei limiti, soprattutto per determinate tipologie documentarie, e su questo si sta ragionando per un’ipotetica versione 4 dello schema) [3] e se la complessità del marc è davvero vantaggiosa in termini di ricchezza di informazioni [4] e quanto i vari campi siano usati nella pratica [5]

    Certamente bisognerà trovare un punto di equilibrio.
    Ritengo però estremamente interessanti i tentativi di Yee (anche perché la mia tesi propone alcune cose simili per i dati archivistici, quindi sto tirando acqua al mio mulino)

    Metto i riferimenti in un altro post perché sicuro verrà bloccato da askimet vista la quantità di link.

  9. shaitan Says:

    [1] Martha M. Yee, Can Bibliographic Data Be Put Directly Onto the Semantic Web? http://www.escholarship.org/uc/item/91b1830k
    [2] Alexander Johannesen MARCXML: Beast of burden http://shelter.nu/blog/2008/09/marcxml-beast-of-burden.html

  10. shaitan Says:

    [3] Goldsmith – Knudson Repository Librarian and the Next Crusade: The Search for a Common Standard for Digital Repository Metadata http://www.dlib.org/dlib/september06/goldsmith/09goldsmith.html
    [4] Roy Tennant The Unused Complexity of MARC http://www.libraryjournal.com/blog/1090000309/post/1730049773.html?nid=3565
    [5] MARC Content Designation Utilization – Results of Frequency Counts Analysis http://www.mcdu.unt.edu/?p=43

  11. Mind Matters » Sulla catalogazione (eulogy) Says:

    [...] anche le discussioni fatte su The Geek Librarian, mi viene in mente come la prassi quotidiana della catalogazione sia qualcosa che fra non molto [...]

  12. Marco Lazzarotti Says:

    Ciao, mi chiamo Marco e vivo in Sierra Leone. Nella Universita` in cui insegno (University of Makeny http://www.unimak.edu.sl) abbiamo bisogno di un programma semplice per la biblioteca, fai conto che non abbiamo fino a questo momento una connessione internet in biblioteca.
    Quello che ci servirebbe sarebbe un programma che tenesse d’occhio i prestiti, qui nessuno riporta libri, e tutto dalla lista dei libri al prestito e` segnato su grandi quadernoni che poi nessuno va piu` a consultare.
    Sto usando Ubuntu 12.04 pensi che open biblio vada bene per il mio caso o e` meglio usare un altro programma? Nel caso potresti indicarmene uno adatto al nostro caso?
    Grazie dell’aiuto.
    Marco

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