Un primo traguardo il weblog, o blog, come ormai universalmente si usa dire, l’ha tagliato… E Wired ha festeggiato l’evento con un, anzi, con l’n-simo, decalogo ;-) Eccolo qua (grassetti miei):
- A true weblog is a log of all the URLs you want to save or share. (So del.icio.us is actually better for blogging than blogger.com.)
- You can certainly include links to your original thoughts, posted elsewhere … but if you have more original posts than links, you probably need to learn some humility.
- If you spend a little time searching before you post, you can probably find your idea well articulated elsewhere already.
- Being truly yourself is always hipper than suppressing a link just because it’s not trendy enough. Your readers need to get to know you.
- You can always improve on the author’s own page title, when describing a link. (At least make sure your description is full enough that readers will recognize any pages they’ve already visited, without having to visit them again.)
- Always include some adjective describing your own reaction to the linked page (great, useful, imaginative, clever, etc.)
- Credit the source that led you to it, so your readers have the option of “moving upstream.”
- Warn about “gotchas” — weird formatting, multipage stories, extra-long files, etc. Don’t camouflage the main link among unneeded (or poorly labeled) auxiliary links.
- Pick some favorite authors or celebrities and create a Google News feed that tracks new mentions of them, so other fans can follow them via your weblog.
- Re-post your favorite links from time to time, for people who missed them the first time.
A dispetto della rivista su cui il decalogo è stato pubblicato, mi sembra un po’ retro e fin troppo minimal. Il blog si è evoluto ma non per questo ha smesso di essere blog (e non credo che avrebbe avuto tutto questo successo se si fosse limitato ad essere (quasi) solo un elenco di link…). Che ne dite?
[questo post è dedicato a tutti i blogger-bibliotecari o bibliotecari-blogger che sempre più sono presenti nella blogosfera e che scrivono delle cose interessantissime!]
P.S. saldo il mio debito (con un ritardo inconcepibile per la blogosfera, di cui mi scuso tremendamente) con Federico per il suo questionario proustiano riveduto e aggiornato ai tempi che corrono e vi dico
Cosa mi ha spinto a creare un blog
Il mio primo blog, che era dedicato ad un personaggio femminile degli anni ‘80 della cerchia delle muse della Factory, è nato per pura devozione (era il 2003 ed è sopravvissuto un paio di mesi al massimo).
Il mio primo post
Su questo blog (quell’altro me l’hanno polverizzato dopo qualche mese che non lo aggiornavo), a parte Let’s start, è IA Summit, sul primo meeting italiano di architettura dell’informazione ed è terribilmente privo di grassetti!
Il post di cui mi vergogno di più
Sarà che questo è un blog professionale ma non mi pare di aver scritto cose talmente sciocche o inutili da dovermene vergognare (sono pronta a ricredermi, naturalmente ;-) ).
Il post di cui sono più fiera
Direi proprio Library 2.0 – do libraries matter?, il primo (mi pare) luogo in cui si sia parlato di Library 2.0 in Italia.
Tag: blog, blogger, blogosfera, decalogo, john barger, wired
18 Dicembre 2007 alle 10:21 am
Siamo ancora noi che stabiliamo gestiamo il tempo ed i ritmi, non la Rete. E poi hai inserito le risposte al questionario in un contesto appropriato. :)
19 Dicembre 2007 alle 11:27 am
Best Wishes!!! A te, ma anche a Library 2.0!
Silvana
20 Dicembre 2007 alle 4:19 pm
“If you spend a little time searching before you post, you can probably find your idea well articulated elsewhere already”
Mettendo insieme questo post con quello successivo di Bonaria, direi che sì, in effetti questo decalogo è un po’ restrittivo… Non si pretende di essere originali a tutti i costi, piuttosto si cerca di esporre idee (o almeno mettere in relazione concetti e ipotesi) rispetto ad un contesto specifico, ad es. quello della nostra professione. In questo eventualmente sta l’originalità, anche se personalmente spero di più nell’utilità. Lavorare per una comunità specifica è quello che fa la differenza, soprattutto se si cerca di alimentare il ruscello della biblioteconomia con qualche piccolo affluente “a sorpresa”… :-)
20 Dicembre 2007 alle 8:25 pm
Sono d’accordo con te, Virginia: cercare l’originalità a tutti i costi è un esercizio un po’ sterile e d’altronde chi l’ha detto che i blogger siano tutti così geniali da scodellare un uovo fresco al giorno? ;) Piuttosto mi sembra importante servire ai propri gentili lettori una frittata quanto più gustosa possibile (ma anche ben cotta!). Insomma, fuor di metafora, il blog dovrebbe essere lo specchio dei pensieri e della sensibilità del suo autore/autrice, perciò soprattutto oggi che le notizie fanno il giro del mondo in un nanosecondo mi sembra importante e (si spera) utile saperle commentare, metterne in luce aspetti che possono rivelarsi di interesse per la comunità cui ci si rivolge, proporre interpretazioni che seguono la propria esperienza e le proprie ipotesi (tutte da verificare, ovviamente).
E, last but not least, condividere idee e raccogliere i commenti altrui: se penso a tutti gli stimoli che mi hanno dato i lettori di questo blog…
Finisco approfittando del messaggio di Silvana per porgere un mare di auguri di buonissime feste a voi e a tutti i lettori!
21 Dicembre 2007 alle 12:00 pm
Mai nessuno che dica che dopo 10 anni la rivoluzione blog non c’e’ stata e che i blog, nel panorama informativo, sono nel 99% dei casi solo inutile rumore.
Ciao, Fabio.
22 Dicembre 2007 alle 9:36 pm
Beh proprio nessuno non direi… C’è un certo Metitieri, per esempio ;-)
Come sai non sono d’accordo con te: diciamo che una buona percentuale di blog è fuffa e rumore che confonde i sensi, però rivoluzione c’è stata (sempre che attribuiamo al termine un significato relativo) e lo dimostra il fatto che anche nella biblioteconomia c’è un fiorire di blog che io personalmente leggo molto spesso e molto volentieri perché mi aiutano a stare aggiornata, a riflettere, a tessere legami e condivisioni con altri colleghi… Insomma, il microfono in cui parlare il blog l’ha attivato – ed è stata una bella esplosione di voci e controvoci -, poi come usarlo dipende dalla sensibilità di ognuno…
30 Dicembre 2007 alle 3:43 pm
Per la mia tesi su Library 2.0 – quando la letteratura specifica latita o per tenermi aggiornata ‘in tempo reale’ – si sono rivelati preziosi blog come LibraryCrunch, come questo di Bonaria, e altri. Certamente nelle mie ricerche incontro spesso blog che non hanno niente da dire, o ripetitivi, oppure poco originali (dipende dalle competenze degli ‘autori’, un po’ come per i libri, d’altra parte), ma in se stesso lo strumento mi sembra efficace. E se la biblioteca è conversazione, il blog mi sembra un valido medium, e per certi versi ‘rivoluzionario’.
Silvana
8 Gennaio 2008 alle 8:49 pm
Tesi sulla biblioteca 2.0??? Wow! :-) Però adesso voglio sapere tutto: con chi la fai, dove, come perché etc.! Scherzo, però se hai voglia di dirci qualcosa in proposito mi farebbe molto piacere: credo proprio che sarai la prima laureata italiana in L2!
Sui blog si è versato tanto di quell’inchiostro (elettronico e no) che mi sa che è una di quelle matasse che non si riuscirà mai a sbrogliare (ma forse è meglio così e, certo, è nella natura dello strumento). Come hai detto semplicemente tu, la questione è: sei bravo, hai qualcosa da dire, lo sai dire bene o sai semplicemente incantare – ok, leggo il tuo blog e ci scrivo pure sopra.
Viceversa spengo il computer e mi guardo una puntata di Futurama ;-)
Buon lavoro!