Il gioco dell’OCA

Tra i tentatori di biblioteche come Google e Microsoft si insinua l’OCA, l’Open Content Alliance, che è all’origine di progetti web aperti come Internet Archive e Open Library. Oltre che aderire a progetti di natura squisitamente commerciale mirati alla digitalizzazione e alla presentazione di circoscritte categorie di libri, le biblioteche possono dunque avvalersi dei servizi di OCA, operando così una sorta di scelta di campo, per quanto in teoria non incompatibile con le altre.

Qui si apre un punto importante della questione. OCA promette (o meglio, lo fa già) di mettere a disposizione dell’umanità i libri digitalizzati, ma la cosa ancora più interessante è: quali libri verranno digitalizzati. L’oggetto di OCA, in genere, sono infatti gli out-of-copyright book, cioè i libri non più soggetti al vincolo del copyright. In realtà

On Wednesday the Internet Archive announced, together with the Boston Public Library and the library of the Marine Biological Laboratory and Woods Hole Oceanographic Institution, that it would start scanning out-of-print but in-copyright works to be distributed through a digital interlibrary loan system. (fonte: New York Times)

E sarebbe ulteriormente interessante capire quanti di questi out-of-print o sono anche orphan book – cioè libri di cui non si riesce a rintracciare un’appartenenza editoriale ma che per l’età dichiarata risultano ancora sotto chiave, e anche quali saranno le modalità del prestito interbibliotecario, oltre alle modalità pratiche di gestione di volumi ancora sotto diritti.

Interessante notare anche come la questione riguardi piuttosto l’accesso che la digitalizzazione in sé: a differenza di Google, OCA chiede che le biblioteche paghino per i servizi prestati (digitalizzazione), ma poi garantisce accesso aperto ai dati. Ed è questo che molte biblioteche hanno apprezzato (certo, stante l’abbondanza di fondazioni ed enti finanziatori di cui possono usufruire i nostri colleghi d’oltreoceano ;) ) e che ha colpito NYT.

(via mailing list Web4Lib)

2 Risposte to “Il gioco dell’OCA”

  1. Marina Says:

    Mi pare molto interessante questo post, avevo sentito parlare da pochi giorni di The Open Library ma non de la Open Content Alliance, si leggerò più perché rappresenta una alternativa a Google e la sua digitalizzazione un po leonina. Grazie tante per la informazione, Bonaria.

  2. bonaria Says:

    Grazie a te per i tuoi commenti, che mi sono sempre cari :)
    Non sono pregiudizialmente contro Google – la situazione è complessa e non è il caso di fare crociate a favore o contro nessuno. Però sono contenta quando, soprattutto nel nostro ambito, si materializzano protagonisti (anche della scena commerciale) che interpretano il loro ruolo con originalità e rispetto dell’essere pubblico delle istituzioni della cultura e della ricerca.

    Se libero mercato dev’essere, che libero mercato sia, ma almeno la competizione si svolga sulla qualità e sui modelli editoriali e commerciali… Staremo a vedere – intanto tifo con tutto il cuore per Open Library che sembra essere un progetto davvero esaltante!

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