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	<title>Commenti a: Reti sociali e strumenti collaborativi: mediare l&#8217;informazione nell&#8217;era di Googlezon</title>
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	<description>(information technology + semantic web + folksonomy + open access) * LIS</description>
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		<title>Di: paolo</title>
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		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Oct 2007 11:53:53 +0000</pubDate>
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		<description>Ok, faccio io da interfaccia. Ti scrivo email cosi&#039; mi racconti la tua idea, poi io provo a venderla, k?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ok, faccio io da interfaccia. Ti scrivo email cosi&#8217; mi racconti la tua idea, poi io provo a venderla, k?</p>
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		<title>Di: bonaria</title>
		<link>http://bonariabiancu.wordpress.com/2007/10/13/reti-sociali-e-strumenti-collaborativi-mediare-linformazione-nellera-di-googlezon/#comment-39504</link>
		<dc:creator>bonaria</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Oct 2007 17:57:32 +0000</pubDate>
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		<description>@Pierre (1e2): Intanto bentornato :)
&quot;...BUTTIAMO VIA GLI OPAC&quot; Non si può certi dire che ti difetti la radicalità :D
Sono assolutamente d&#039;accordo con quello che dici e mi interessa moltissimo conoscere le vostre esperienze - come quella sui Mag, per esempio - che immagino siano fatte proprio nell&#039;intento di rendervi autnomi dai monoliti, per cui ti ringrazio di averci messo a parte di ciò che fate.

Certo, come tu stesso ricordi, dei monoliti difficilmente ci si può liberare se pensiamo alle funzioni di catalogazione o circolazione dei documenti, che richiedono sw molto articolati e strutturati (giusto, SERE). E però anche qui bisogna distinguere tra monoliti o insomma piattaforme di spessore ma aperte, scalabili e interoperabili e piattaforme di spessore ma chiuse, proprietarie che non colloquiano con nessuno se non con altri moduli dello stesso fornitore...

E così arriviamo al discorso del layer da piazzare sopra i database, che, come giustamente rivendichi tu, può e deve essere configurabile dalle biblioteche, quanto a layout, struttura, contenuto e logica di navigazione. Sembra banale e scontato se pensiamo a quello che accade con altre applicazioni web, e diventa utopia nel nostro ambito...

Io, che vedo nel futuro le biblioteche acquistare direttamente i record XML dagli editori, riversarli nel catalogo magari con qualche piccolo aggiustamento da apportare in batch, indicizzarli come con il motore che meglio si presta, interrogarli con l&#039;interfaccia che si desidera (magari anche un&#039;interfaccia esterna, chessò, una piattaforma di elearning), credo che la stagione dei pachidermi stia finendo, così come credo stia finendo la stagione, anzi, l&#039;era, delle applicazioni verticali.

Il futuro è dell&#039;orizzontalità: ricombinare, aggregare, prendere pezzi diversi e mischiarli in maniera originale. E poi far esplodere tutto ciò in mille badge di informazioni che gli utenti possono scaricarsi sul blog o gli studenti aggiungere nella piattaforma di elearning.

Il caso di &quot;Urbanistica&quot; è davvero interessante e mi piacerebbe approfondire. In ogni caso, se ho capito bene, vi ritrovate una base di dati da utilizzare e ricombinare e interrogare come vi pare e questo mi sembra fondamentale. I dati dovrebbero sempre poter essere interrogati secondo varie angolature e, perché no, anche direttamente dal web. Questa è un&#039;altra vexata quaestio: come rendere il patrimonio di informazioni strutturate disponibile per i motori di ricerca?

Se cerco la rivista in Google, al quarto posto trovo appunto il record di Worldcat. Con una base di record in XML e la libertà al livello intermedio (=interfaccia di interrogazione) è possibile anche esporre i dati al crawling dei motori di ricerca... In questo caso ci sono credo problemi di proprietà e accesso alle informazioni, però la fattibilità &lt;i&gt;tecnica&lt;/i&gt; non mi sembra in discussione.

@SERE: la vedova di Dobis è troppo forte! :D
Ho già accennato nella risposta a Pierre che sw strutturati sono essenziali e ci vuole sostanza dietro l&#039;immagine frizzante delle interfacce 2.0 Però credo che il punto sia come sono costruiti questi programmi: spesso infatti sono chiusi (cioè aperti solo ad applicazioni della stessa società) e credo tutti noi abbiamo sperimentato le difficoltà anche solo di avere un&#039;uscita in XML dei dati contenuti nei cataloghi oppure API (interfacce di programmazione) pubbliche e stabili, da non dover ricostruire con qualche reverse engineering rattoppato alla bell&#039;e meglio...

Il 2.0, nel senso migliore, dovrebbe servire proprio a stimolare, provocare se vuoi, una maggiore apertura delle piattaforme e dunque maggiori possibilità di riusare i dati, di mapparli senza costruire crosswalk da mal di testa, indcizzarli e interrogarli, come già si diceva, liberamente.

Devo infine inchinarmi alla sapiente esperienza di te&amp;Pierre che quando scendete in campo ci offrite sempre spunti di riflessione e racconti di grande interesse...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Pierre (1e2): Intanto bentornato :)<br />
&#8220;&#8230;BUTTIAMO VIA GLI OPAC&#8221; Non si può certi dire che ti difetti la radicalità :D<br />
Sono assolutamente d&#8217;accordo con quello che dici e mi interessa moltissimo conoscere le vostre esperienze &#8211; come quella sui Mag, per esempio &#8211; che immagino siano fatte proprio nell&#8217;intento di rendervi autnomi dai monoliti, per cui ti ringrazio di averci messo a parte di ciò che fate.</p>
<p>Certo, come tu stesso ricordi, dei monoliti difficilmente ci si può liberare se pensiamo alle funzioni di catalogazione o circolazione dei documenti, che richiedono sw molto articolati e strutturati (giusto, SERE). E però anche qui bisogna distinguere tra monoliti o insomma piattaforme di spessore ma aperte, scalabili e interoperabili e piattaforme di spessore ma chiuse, proprietarie che non colloquiano con nessuno se non con altri moduli dello stesso fornitore&#8230;</p>
<p>E così arriviamo al discorso del layer da piazzare sopra i database, che, come giustamente rivendichi tu, può e deve essere configurabile dalle biblioteche, quanto a layout, struttura, contenuto e logica di navigazione. Sembra banale e scontato se pensiamo a quello che accade con altre applicazioni web, e diventa utopia nel nostro ambito&#8230;</p>
<p>Io, che vedo nel futuro le biblioteche acquistare direttamente i record XML dagli editori, riversarli nel catalogo magari con qualche piccolo aggiustamento da apportare in batch, indicizzarli come con il motore che meglio si presta, interrogarli con l&#8217;interfaccia che si desidera (magari anche un&#8217;interfaccia esterna, chessò, una piattaforma di elearning), credo che la stagione dei pachidermi stia finendo, così come credo stia finendo la stagione, anzi, l&#8217;era, delle applicazioni verticali.</p>
<p>Il futuro è dell&#8217;orizzontalità: ricombinare, aggregare, prendere pezzi diversi e mischiarli in maniera originale. E poi far esplodere tutto ciò in mille badge di informazioni che gli utenti possono scaricarsi sul blog o gli studenti aggiungere nella piattaforma di elearning.</p>
<p>Il caso di &#8220;Urbanistica&#8221; è davvero interessante e mi piacerebbe approfondire. In ogni caso, se ho capito bene, vi ritrovate una base di dati da utilizzare e ricombinare e interrogare come vi pare e questo mi sembra fondamentale. I dati dovrebbero sempre poter essere interrogati secondo varie angolature e, perché no, anche direttamente dal web. Questa è un&#8217;altra vexata quaestio: come rendere il patrimonio di informazioni strutturate disponibile per i motori di ricerca?</p>
<p>Se cerco la rivista in Google, al quarto posto trovo appunto il record di Worldcat. Con una base di record in XML e la libertà al livello intermedio (=interfaccia di interrogazione) è possibile anche esporre i dati al crawling dei motori di ricerca&#8230; In questo caso ci sono credo problemi di proprietà e accesso alle informazioni, però la fattibilità <i>tecnica</i> non mi sembra in discussione.</p>
<p>@SERE: la vedova di Dobis è troppo forte! :D<br />
Ho già accennato nella risposta a Pierre che sw strutturati sono essenziali e ci vuole sostanza dietro l&#8217;immagine frizzante delle interfacce 2.0 Però credo che il punto sia come sono costruiti questi programmi: spesso infatti sono chiusi (cioè aperti solo ad applicazioni della stessa società) e credo tutti noi abbiamo sperimentato le difficoltà anche solo di avere un&#8217;uscita in XML dei dati contenuti nei cataloghi oppure API (interfacce di programmazione) pubbliche e stabili, da non dover ricostruire con qualche reverse engineering rattoppato alla bell&#8217;e meglio&#8230;</p>
<p>Il 2.0, nel senso migliore, dovrebbe servire proprio a stimolare, provocare se vuoi, una maggiore apertura delle piattaforme e dunque maggiori possibilità di riusare i dati, di mapparli senza costruire crosswalk da mal di testa, indcizzarli e interrogarli, come già si diceva, liberamente.</p>
<p>Devo infine inchinarmi alla sapiente esperienza di te&amp;Pierre che quando scendete in campo ci offrite sempre spunti di riflessione e racconti di grande interesse&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: Pierre</title>
		<link>http://bonariabiancu.wordpress.com/2007/10/13/reti-sociali-e-strumenti-collaborativi-mediare-linformazione-nellera-di-googlezon/#comment-39491</link>
		<dc:creator>Pierre</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Oct 2007 12:46:51 +0000</pubDate>
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		<description>Voglio ancora parlar male degli Opac.
E una volta tanto bene dell&#039;ICCU.
Lo schema MAG dell&#039;ICCU per gli oggetti digitali puo&#039; rilavarsi utile.
Io ho utilizzato MetaMAG per gestire gli oggetti digitali. Oramai circa 2 Tera.

L&#039;esempio e&#039; la rivista Urbanistica.
Per quanto riguarda il quadro complessivo ricordo i punti principali
- le immagini sono state a suo tempo realizzate dalla BNCF in basae ad una convenzione fra BNCF, INU e CNBA
- gli spogli sono stati realizzati a suo tempo dall&#039;Università di Firenze (p.ssa Ragghianti) e ceduti al CNBA
- il prof. Gosen dello Iuav ha elaborato i dati per incrociare immagini e spogli e realizzare dei file CSV poi elaborati da me in Excel per ottenere i file guida (fascicoli e spogli)
- tutti i file guida sono stati caricati su MetaMAG, recuperando la descrizione via Z39.50 dal database degli spogli
- i relativi file XML sono stati indicizzati da un motore di ricerca semantico e strutturato (Swish-e)
- in fase di indicizzazione EasyWeb verifica da una apposita lista se esiste una corrispondenza BID e file XML e ne segnala la presenza in un apposito campo che permettera&#039; quindi al PFT (print format) di generare il link
- sono state realizzate due &quot;query&quot; via PHP su Swish-e, lanciate dal link di EasyWeb, la prima per ottenere dall&#039;analitico (struttura per pagine di spoglio) il nome del file del BID madre, la seconda per recuperare dal BID madre (struttura per fascicoli) i nomi di file immagini.
- con le informazioni relative alla struttura e ai nomi dei file PHP richiama i file immagini dei singoli articoli e crea &quot;al volo&quot; un file PDF mandato in visualizzazione.

E&#039; L.2.0 utilizzare dati provenienti da fonti diverse e farli interagire fra di loro.
Oggi ho EW, ho gli strumenti per modificare sia l&#039;indicizzazione sia la visualizzione ed elaborare i link.
Ma quale Opac mi permette di fare cio&#039; (neanche ovviamente la nuova release di EW....).

Altro caso.
Ho una piattaforma di streaming video, in cui sto caricando una selezione di video in vari formati (a partire da http://opac.iuav.it/sbda/main.php?section=208 ).
Se come sopra ho potuto collegare EW ai video, tuttavia, per gestire i diritti di accesso ai video, soggetti a molteplici variabili, dipendo da un software ad hoc, MediaTOO, che ovviamente non si integra in modo trasparente perche&#039; vuole mantenere la sua immagine...
Ma comunque, potro&#039; in futuro continuare a mantenere questi collegamenti? Attenzione, non mi si parli di inserire il link in un campo del database in fase catalografica. Di 2.0 parliamo.

Sono esempi. Forse locali, ma credo pertineti. L&#039;Opac non ha speranze se vuole essere omnicomprensivo, monolitico a autorefernziale. Aspetto datbase aperti ad integrazioni e postelaborazioni Web 2.0.

Pierre</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Voglio ancora parlar male degli Opac.<br />
E una volta tanto bene dell&#8217;ICCU.<br />
Lo schema MAG dell&#8217;ICCU per gli oggetti digitali puo&#8217; rilavarsi utile.<br />
Io ho utilizzato MetaMAG per gestire gli oggetti digitali. Oramai circa 2 Tera.</p>
<p>L&#8217;esempio e&#8217; la rivista Urbanistica.<br />
Per quanto riguarda il quadro complessivo ricordo i punti principali<br />
- le immagini sono state a suo tempo realizzate dalla BNCF in basae ad una convenzione fra BNCF, INU e CNBA<br />
- gli spogli sono stati realizzati a suo tempo dall&#8217;Università di Firenze (p.ssa Ragghianti) e ceduti al CNBA<br />
- il prof. Gosen dello Iuav ha elaborato i dati per incrociare immagini e spogli e realizzare dei file CSV poi elaborati da me in Excel per ottenere i file guida (fascicoli e spogli)<br />
- tutti i file guida sono stati caricati su MetaMAG, recuperando la descrizione via Z39.50 dal database degli spogli<br />
- i relativi file XML sono stati indicizzati da un motore di ricerca semantico e strutturato (Swish-e)<br />
- in fase di indicizzazione EasyWeb verifica da una apposita lista se esiste una corrispondenza BID e file XML e ne segnala la presenza in un apposito campo che permettera&#8217; quindi al PFT (print format) di generare il link<br />
- sono state realizzate due &#8220;query&#8221; via PHP su Swish-e, lanciate dal link di EasyWeb, la prima per ottenere dall&#8217;analitico (struttura per pagine di spoglio) il nome del file del BID madre, la seconda per recuperare dal BID madre (struttura per fascicoli) i nomi di file immagini.<br />
- con le informazioni relative alla struttura e ai nomi dei file PHP richiama i file immagini dei singoli articoli e crea &#8220;al volo&#8221; un file PDF mandato in visualizzazione.</p>
<p>E&#8217; L.2.0 utilizzare dati provenienti da fonti diverse e farli interagire fra di loro.<br />
Oggi ho EW, ho gli strumenti per modificare sia l&#8217;indicizzazione sia la visualizzione ed elaborare i link.<br />
Ma quale Opac mi permette di fare cio&#8217; (neanche ovviamente la nuova release di EW&#8230;.).</p>
<p>Altro caso.<br />
Ho una piattaforma di streaming video, in cui sto caricando una selezione di video in vari formati (a partire da <a href="http://opac.iuav.it/sbda/main.php?section=208" rel="nofollow">http://opac.iuav.it/sbda/main.php?section=208</a> ).<br />
Se come sopra ho potuto collegare EW ai video, tuttavia, per gestire i diritti di accesso ai video, soggetti a molteplici variabili, dipendo da un software ad hoc, MediaTOO, che ovviamente non si integra in modo trasparente perche&#8217; vuole mantenere la sua immagine&#8230;<br />
Ma comunque, potro&#8217; in futuro continuare a mantenere questi collegamenti? Attenzione, non mi si parli di inserire il link in un campo del database in fase catalografica. Di 2.0 parliamo.</p>
<p>Sono esempi. Forse locali, ma credo pertineti. L&#8217;Opac non ha speranze se vuole essere omnicomprensivo, monolitico a autorefernziale. Aspetto datbase aperti ad integrazioni e postelaborazioni Web 2.0.</p>
<p>Pierre</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: serena sangiorgi</title>
		<link>http://bonariabiancu.wordpress.com/2007/10/13/reti-sociali-e-strumenti-collaborativi-mediare-linformazione-nellera-di-googlezon/#comment-39488</link>
		<dc:creator>serena sangiorgi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Oct 2007 12:03:46 +0000</pubDate>
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		<description>Per quel che riguarda le biblioteche trentine, posso anche capire che abbiano qualche problemino con il software. Erano tra i Dobis-Libis più avanzati, peccato che IBM abbia abbandonato PROPRIO questo settore nella crisi di assestamento seguita al successo Microsoft, ciascuno degli utenti ha reagito come ha potuto. Noi siamo passati a Sebina, e per me fu un lutto (per anni mi hanno chiamato &quot;la vedova di Dobis&quot;) ma dieci anni dopo posso dire che non mi lamento più. Onestamente fa il suo dovere e potrebbe fare molto di più se si fosse della gente un po&#039; più geek in due o tre (non di più) scrivanie. 
Mi parlano malino di Aleph, meglio di Millennium. Ma non sono convinta per niente che si possa fare a meno di una organizzazione rigida per il trattamento dei dati bibliografici (chiamala come ti pare) che alla fine verra&#039; a costare comunque e sara&#039; sempre meno 2.0 del voluto.
Gege&#039;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per quel che riguarda le biblioteche trentine, posso anche capire che abbiano qualche problemino con il software. Erano tra i Dobis-Libis più avanzati, peccato che IBM abbia abbandonato PROPRIO questo settore nella crisi di assestamento seguita al successo Microsoft, ciascuno degli utenti ha reagito come ha potuto. Noi siamo passati a Sebina, e per me fu un lutto (per anni mi hanno chiamato &#8220;la vedova di Dobis&#8221;) ma dieci anni dopo posso dire che non mi lamento più. Onestamente fa il suo dovere e potrebbe fare molto di più se si fosse della gente un po&#8217; più geek in due o tre (non di più) scrivanie.<br />
Mi parlano malino di Aleph, meglio di Millennium. Ma non sono convinta per niente che si possa fare a meno di una organizzazione rigida per il trattamento dei dati bibliografici (chiamala come ti pare) che alla fine verra&#8217; a costare comunque e sara&#8217; sempre meno 2.0 del voluto.<br />
Gege&#8217;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Pierre</title>
		<link>http://bonariabiancu.wordpress.com/2007/10/13/reti-sociali-e-strumenti-collaborativi-mediare-linformazione-nellera-di-googlezon/#comment-39481</link>
		<dc:creator>Pierre</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Oct 2007 08:02:28 +0000</pubDate>
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		<description>Mi ci hai tirato con la forza.
Ho cercato di starmene buono ma poi....
&quot;...un mio grande chiodo fisso è come sfruttare il 2.0 per migliorare le grandi, monolitiche applicazioni che nelle biblioteche non riusciamo a sfruttare come dovremmo. Una su tutte: l’OPAC&quot;

Appunto.
Monolitiche....

Il mio punto di vista, assolutamente personale (specificato e ribadito), e&#039;: BUTTIAMO VIA GLI OPAC.
Io vedo un futuro ove i dati bibliografici siano accessibili similmente all&#039;Open Archive.
O anche semplicemente come (per gli oggetti digitali) i MAG dell&#039;ICCU (semplici file XML).
Saranno poi i motori delle singole istituzioni che indicizzeranno localmente con il motore che preferiranno i diversi cataloghi di proprio interesse.
Alle ditte che costruiscono i monoliti, lasciamo il compito di realizzare i database, legati agli strumenti di backoffice e prestito. Ma che forniscano delle chiavi di accesso ai database o ai file dei singoli record, in modo che possiamo gestirci localmente i cataloghi che vogliamo, propri o pubblici che siano, in modo che possiamo fornire l&#039;interfaccia con l&#039;ergonomia che preferiamo e il look che ci rappresenta (noi, non le ditte), in modo che possiamo integrare agilmente i cataloghi con le infinite possibili che ci offre il Web 2.0.

Non credo che nuove release rilasciata dalla ditta tale o tal&#039;altra permettano di realizzare un unovo Opac 2.0. La loro intrinseca necessia&#039; di affermazione sulla concorrenza le sping sempre piu&#039; a rafforzare la propria immagine, la necessità di ridurre i costi di gestione a fornire prodotti sempre piu&#039; standardizzati.

Insomma, non sara&#039; Web 2.0 l&#039;Opac che sara&#039; uguale per una rete di biblioteche civiche o una rete di biblioteche di supporto alla ricerca fisica avanzata.

Mi si obiettera&#039; che difficilemtne le istituzione possono permettersi di realizzare in proprio gli strumenti sopra indicati. Vero, ma perche&#039; mai dovrebbero realizzarli loro? Si rivolgeranno ad altr ditte che lavorano nel mondo 2.0, non necessariamente con le biblioteche, ma che saranno in grado di fornire strumenti finali per l&#039;utente probabilmente molto piu&#039; efficaci.

Ma questo e&#039; un punto di vista mooolto personale.

Pierre Piccotti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ci hai tirato con la forza.<br />
Ho cercato di starmene buono ma poi&#8230;.<br />
&#8220;&#8230;un mio grande chiodo fisso è come sfruttare il 2.0 per migliorare le grandi, monolitiche applicazioni che nelle biblioteche non riusciamo a sfruttare come dovremmo. Una su tutte: l’OPAC&#8221;</p>
<p>Appunto.<br />
Monolitiche&#8230;.</p>
<p>Il mio punto di vista, assolutamente personale (specificato e ribadito), e&#8217;: BUTTIAMO VIA GLI OPAC.<br />
Io vedo un futuro ove i dati bibliografici siano accessibili similmente all&#8217;Open Archive.<br />
O anche semplicemente come (per gli oggetti digitali) i MAG dell&#8217;ICCU (semplici file XML).<br />
Saranno poi i motori delle singole istituzioni che indicizzeranno localmente con il motore che preferiranno i diversi cataloghi di proprio interesse.<br />
Alle ditte che costruiscono i monoliti, lasciamo il compito di realizzare i database, legati agli strumenti di backoffice e prestito. Ma che forniscano delle chiavi di accesso ai database o ai file dei singoli record, in modo che possiamo gestirci localmente i cataloghi che vogliamo, propri o pubblici che siano, in modo che possiamo fornire l&#8217;interfaccia con l&#8217;ergonomia che preferiamo e il look che ci rappresenta (noi, non le ditte), in modo che possiamo integrare agilmente i cataloghi con le infinite possibili che ci offre il Web 2.0.</p>
<p>Non credo che nuove release rilasciata dalla ditta tale o tal&#8217;altra permettano di realizzare un unovo Opac 2.0. La loro intrinseca necessia&#8217; di affermazione sulla concorrenza le sping sempre piu&#8217; a rafforzare la propria immagine, la necessità di ridurre i costi di gestione a fornire prodotti sempre piu&#8217; standardizzati.</p>
<p>Insomma, non sara&#8217; Web 2.0 l&#8217;Opac che sara&#8217; uguale per una rete di biblioteche civiche o una rete di biblioteche di supporto alla ricerca fisica avanzata.</p>
<p>Mi si obiettera&#8217; che difficilemtne le istituzione possono permettersi di realizzare in proprio gli strumenti sopra indicati. Vero, ma perche&#8217; mai dovrebbero realizzarli loro? Si rivolgeranno ad altr ditte che lavorano nel mondo 2.0, non necessariamente con le biblioteche, ma che saranno in grado di fornire strumenti finali per l&#8217;utente probabilmente molto piu&#8217; efficaci.</p>
<p>Ma questo e&#8217; un punto di vista mooolto personale.</p>
<p>Pierre Piccotti</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: bonaria</title>
		<link>http://bonariabiancu.wordpress.com/2007/10/13/reti-sociali-e-strumenti-collaborativi-mediare-linformazione-nellera-di-googlezon/#comment-39464</link>
		<dc:creator>bonaria</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Oct 2007 11:10:10 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Phauly, che bello risentirti! Ricordo di aver parlato già qualche tempo fa con te del sistema di automazione delle biblioteche trentine e dei problemi con la ditta fornitrice... Davvero questo dei software in uso nelle biblioteche sta diventando un &lt;i&gt;problema&lt;/i&gt; piuttosto che una &lt;i&gt;soluzione&lt;/i&gt;...

Costi altissimi (sia in sé sia considerando i tagli ai finanziamenti che si abbattono ogni anno sui bilanci pubblici) e piattaforme non proprio oliate e flessibili. Oltre al fatto che, essendo chiuse, tutti i problemi e le difficoltà ricadono sull&#039;ultimo anello della catena, cioè appunto sulle biblioteche utilizzatrici. Sarà che più lavoro in biblioteca e più ne vedo ma veramente alcuni software paiono uno spot vivente all&#039;open source ;)

Io una proposta ragionevole e sensata - leggi: economica ma non troppo sperimentale - (anzi, un paio) per il Sistema Trentino ce l&#039;avrei ma ti fai tu (collaboratore-)intermediario? Let me know... :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Phauly, che bello risentirti! Ricordo di aver parlato già qualche tempo fa con te del sistema di automazione delle biblioteche trentine e dei problemi con la ditta fornitrice&#8230; Davvero questo dei software in uso nelle biblioteche sta diventando un <i>problema</i> piuttosto che una <i>soluzione</i>&#8230;</p>
<p>Costi altissimi (sia in sé sia considerando i tagli ai finanziamenti che si abbattono ogni anno sui bilanci pubblici) e piattaforme non proprio oliate e flessibili. Oltre al fatto che, essendo chiuse, tutti i problemi e le difficoltà ricadono sull&#8217;ultimo anello della catena, cioè appunto sulle biblioteche utilizzatrici. Sarà che più lavoro in biblioteca e più ne vedo ma veramente alcuni software paiono uno spot vivente all&#8217;open source ;)</p>
<p>Io una proposta ragionevole e sensata &#8211; leggi: economica ma non troppo sperimentale &#8211; (anzi, un paio) per il Sistema Trentino ce l&#8217;avrei ma ti fai tu (collaboratore-)intermediario? Let me know&#8230; :)</p>
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	<item>
		<title>Di: paolo</title>
		<link>http://bonariabiancu.wordpress.com/2007/10/13/reti-sociali-e-strumenti-collaborativi-mediare-linformazione-nellera-di-googlezon/#comment-39460</link>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Oct 2007 09:05:38 +0000</pubDate>
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		<description>E&#039; un po&#039; che penso di proporre alla rete delle biblioteche trentine di cambiare software.
E&#039; da anni che usano LibriVision. L&#039;hanno adottato (pagandolo molto credo) e subito dopo la societa&#039; (belga mi pare) e&#039; fallita. Ovviamente non era open source o software libero e quindi sono anni che sono rimasti con una cosa che fa schifo e non e&#039; modificabile, ne&#039; migliorabile.
Vedi tu
http://www.trentinocultura.net/catalogo/cat_biblio/cat_biblio_h.asp
http://www.trentinocultura.net/frame_ext.asp?IDLink=19

Secondo me di fronte ad una proposta ragionevole e sensata, sarebbero disposti a finanziare un progetto per passare ad un&#039;altra piattaforma.
Ti va di pensarci? Con la tua esperienza non dovrebbe essere difficili individuare cosa proporre (in pieno spirito KISS (keep it simple stupid)!).
Che ne dici?
[Forte fare queste proposte nel pubblico di un commento sul blog e non nel privato di una email ...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un po&#8217; che penso di proporre alla rete delle biblioteche trentine di cambiare software.<br />
E&#8217; da anni che usano LibriVision. L&#8217;hanno adottato (pagandolo molto credo) e subito dopo la societa&#8217; (belga mi pare) e&#8217; fallita. Ovviamente non era open source o software libero e quindi sono anni che sono rimasti con una cosa che fa schifo e non e&#8217; modificabile, ne&#8217; migliorabile.<br />
Vedi tu<br />
<a href="http://www.trentinocultura.net/catalogo/cat_biblio/cat_biblio_h.asp" rel="nofollow">http://www.trentinocultura.net/catalogo/cat_biblio/cat_biblio_h.asp</a><br />
<a href="http://www.trentinocultura.net/frame_ext.asp?IDLink=19" rel="nofollow">http://www.trentinocultura.net/frame_ext.asp?IDLink=19</a></p>
<p>Secondo me di fronte ad una proposta ragionevole e sensata, sarebbero disposti a finanziare un progetto per passare ad un&#8217;altra piattaforma.<br />
Ti va di pensarci? Con la tua esperienza non dovrebbe essere difficili individuare cosa proporre (in pieno spirito KISS (keep it simple stupid)!).<br />
Che ne dici?<br />
[Forte fare queste proposte nel pubblico di un commento sul blog e non nel privato di una email ...]</p>
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