Su internet si pone spesso il problema di identificazione dei contenuti tramite informazioni strutturate, ovvero tramite i cosiddetti metadati. Ad oggi non esiste uno standard universalmente accettato ed adottato per i contenuti web (i Dublin Core non sono poi così diffusi al di fuori della cerchia dei cybrarian…) e ciò crea non pochi problemi non solo ai singoli utenti ma a tutte quelle applicazioni che fanno della indicizzazione automatica delle informazioni relative a siti web, oggetti digitali, file audio/video etc, il proprio core.
Arriva adesso un progetto chiamato Self Description, per la promozione di una tipologia di metadati da associare ai contenuti pubblicati online: … self-descriptions make finding collections easier for everyone, by being writable by everyone in their own language. Notevole è la possibilità che possano coesistere differenti descrizioni di una stessa informazione: Different groups of users will describe the same collection with different emphasis which will speak to other users within that ‘market segment’.
L’interrogazione qui è svolta grazie all’esistenza di API aperte che consentono il recupero dei metadati ospitati su repository appartenenti a sistemi o piattaforme diversi. E’ possibile avere una prima dimostrazione di come editare la descrizione di un pezzo di informazione attraverso Egodesc; vi è inoltre un sistema di recupero on the fly di una descrizione e l’inserimento di questa all’interno di una collezione di descrizioni, similmente a quanto avviene con i tag, grazie a siti quali Connotea.
Non mi è molto chiaro quest’ultimo punto: come, cioè, le varie descrizioni provviste in merito ad una collezione di informazioni (per collezione qui va inteso l’insieme di item contenuti in un OPAC ma anche, come suggerisce lo stesso Tim Hodson, una rivista con tutti i suoi fascicoli), possano integrarsi e come l’utente possa servirsi (annotare, archiviare) di quella che più ritiene appropriata.
Certo è un progetto da tenere d’occhio: essendo peraltro basato su piattaforma WordPress (la stessa che adopero per questo blog), è interessante anche da un punto di vista informatico, oltre che biblioteconomico…
26 dicembre 2006 alle 6:13 pm
Hi Bonaria,
I’m afraid my Italian is not so good. And while Google has done an interesting job, I’m sure something may have been lost in translation. Do I gather from your post that you are interested in the concept of creating self-descriptions that can be ‘harvested’ from library websites around the globe?
I would be interested to know what you mean by ‘bibliotechonomico’.
Tim
12 gennaio 2007 alle 8:01 am
[...] digitali). Guardo con crescente interesse a progetti come selfdescription recensito recentemente su The Geek Librarian. In generale i microformati hanno ricevuto un notevole impulso (a tal proposito, ho scovato su un [...]
18 marzo 2007 alle 6:57 pm
[...] microformati abbiamo già detto qualche post fa: in breve si tratta di metadati codificati all’interno dell’(X)HTML di una pagina web [...]